Sicuramente. Il centro storico di Napoli, oltre a essere il più vasto e storicamente ricco di tutta Europa, versa certamente nel degrado. Ma cerchiamo di fare un’analisi veloce della cosa.
La causa madre è l’incuria e l’assenza totale di tutte quelle istituzioni e associazioni che sono la normalità nelle grandi città d’Europa e del mondo. Ancora una volta l’abbandono coloniale si riflette duramente sulla nostra amata Napoli.
Questa incuria, per quanto ricada parzialmente sulle amministrazioni locali serve di un potere che da sempre è votato alla distruzione della nazione napoletana con la scusa dell’Italia una e indivisibile, è ancor più maggiormente imputabile a uno stato centrale che spende nel Mezzogiorno d’Italia le briciole di ciò che resta dalle spese pazze effettuate nel resto d’Italia.
Per quanto i media e le istituzioni dello stato c.d. italiano siano riuscite a inculcare nella testa delle persone che Napoli riceve troppi soldi, non è affatto così: ne riceve fin troppo pochi, considerato ciò che deve gestire e mantenere. Peggio che peggio, quello che arriva è filtrato dalla reti clientelari che gestiscono il voto non libero ma di scambio che vige da sempre nelle province coloniche d’Italia al fine di controllarne il sottosviluppo.
Il centro storico di Napoli necessiterebbe di decine di milioni di euro l’anno per essere mantenuto come si deve. E questo non viene fatto da una vita, men che meno è stato fatto nell’ultimo ventennio precedente la giunta De Magistris. Proprio appena prima che questa si insediasse, l’ennesimo scippo a danno del centro storico fu lo spostamento di 100 milioni, originariamente stanziati per esso, a favore degli alluvionati e i finti tali (e ce ne sono stati tantissimi) del Veneto.
E finora comunque poco o niente è stato fatto dalla nuova giunta in questo senso, che io sappia.
Eppure lo stato pur deplorevole in cui versa il centro storico, o comunque parte di esso, non giustifica titoloni commerciali e populistici come quelli usati dai servi del padrone, dove leggiamo «strade e piazze trasformate in discariche», facendo quasi intendere che ci sia un’altra di quelle emergenze che lo stato italiano stesso ha creato per occultare i reati della sua camorra.1 E dire che l’articolo è poi collegato a una galleria fotografica che non rende affatto giustizia alle parole del titolone, mostrando finanche l’immondizia nei cassonetti: che oltraggio!
Ed è proprio sfogliando questa galleria che trovo una – per me – piacevole sorpresa: la foto numero 4 di detta galleria mostra, infatti, la coppia di turisti olandese che ho incontrato due giorni fa nel centro storico, altezza Port’alba.
Per chi si sia perso il mio aggiornamento di stato sulla pagina Facebook, ripropongo ciò che mi dissero queste due squisite persone:
Napoli ci piace veramente. È veramente difficile da paragonare a ogni altra città italiana che abbiamo visto. E, forse, a ogni altra dove siamo stati.
Che nell’originale in inglese suonava pressappoco così:
We really like Napoli. It’s very difficult to compare to any other city we’ve seen in Italy. And possibly to anywhere else.
Il giudizio di queste due persone provenienti da un paese del nord Europa dove la cura della cosa pubblica è decisamente su un livello differente, nonostante le condizioni in cui versa oggi il centro storico di Napoli, ci trasmette schiettamente la grandezza e l’imponenza della bellezza architettonica e storica della grande capitale napolitana. E ci dice chiaramente cosa potrebbe essere Napoli e la sua nazione se le loro ali non fossero tappate da uno stato difatti straniero, in quanto estraneo e contrario a tutte le nostre vocazioni e ambizioni, che da sempre cerca di ficcarci giù per il baratro del dimenticatoio della storia e dell’esistenza.
- 1 Parola del veneto Loris Palmerini.





