Questa è un’altra di quelle cose con cui ormai c’hanno marchiato a vita. Napoli è una giunga automobilistica selvaggia. Non voglio certo dire che è tutto falso e che a Napoli si segue il codice della strada alla lettera. Di certo, le regole sono state un tantino piegate.1 Ma dire che a Napoli non si sa guidare,2 o che è la città a più alto rischio incidenti, non solo è esagerato, ma addirittura falso. Dati alla mano.
Classifica ISTAT incidenti stradali
Visto che i dati ISTAT sugli incidenti sono pubblici, così come i dati ISTAT demografici e altri rapporti, mi son preso la briga di fare quello che l’informazione massonica Italiana non fa: andarli a recuperare per voi. I più recenti dati ISTAT sugli incidenti sono stati pubblicati il 2009 e sono relativi all’anno precedente. Allo stesso modo, i dati sulla densità di autovetture e motocicli nel 2008 possono essere trovati nel VI rapporto annuale ISPRA sulla qualità dell’ambiente urbano, pubblicato nel 2009. Infine i dati demografici aggiornati al 1 Gennaio 2009 (e quindi riferenti a tutto il 2008) possono essere ricavati dal sito demo.istat.it.
Per ragioni di brevità e semplicità, tratterò soltanto quelli che l’ISTAT chiama i grandi comuni: Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino, Trieste, Venezia, Verona.
Osservando i dati e tenendo conto esclusivamente del numero di incidenti, è già possibile vedere come Napoli non sia affatto la città con più incidenti. Se consideriamo i comuni di queste città senza le loro province annesse, Napoli (con 2793 incidenti) si classifica “soltanto” sesta, mentre la classifica è guidata da Roma (18181), Milano (13584) e Genova (4635). Assimilando anche le relative province, la classifica muta, con Napoli al quarto posto (con 6064 incidenti) e le prime tre posizioni occupate da Milano (23894), Roma (22636) e Torino (6732).
Tassi di incidenti stradali
Tuttavia, considerare esclusivamente il numero dei sinistri non fornisce alcuna informazione sul tasso di incidenti in rapporto ad altri parametri, e quindi sull’effettiva gravità della situazione. Infatti, la probabilità di fare incidenti non può essere assolutamente indipendente dal numero di abitanti, o ancora dal numero di veicoli presenti in una città o in una provincia. Come dire che se Ogliastra facesse un numero di incidenti pari a quello di Milano, mi verrebbe il dubbio che i residenti abbiano iniziato a giocare all’autoscontro.

Napoli, con annessa provincia, ultima nella classifica incidenti 2008 (ordinata per numero di incidenti ogni 1000 veicoli)
Ergo, un’informazione sicuramente utile ci può essere data dal numero di incidenti per persona e per veicolo. A questo scopo, come già detto, ho recuperato i dati demografici ISTAT, la densità di veicoli dal rapporto ISPRA, e ho combinato il tutto3 con i summenzionati dati ISTAT sugli incidenti, sia per i comuni che per le province. Quel che vien fuori è l’apoteosi del fallimento nel tentare di affibbiare a Napoli il titolo di città a maggior rischio incidenti. Difatti, sia per comune che per provincia, il numero di incidenti per persona, così come il numero di incidenti per veicolo, vede Napoli piazzarsi ultima in classifica. Appena 2.9 incidenti ogni 1000 persone e 4.3 incidenti ogni 1000 veicoli nel comune di Napoli. Per avere un’idea dell’entità ridotta di questi numeri, basti pensare che la capolista per quanto riguarda i comuni è Milano con 10.5 incidenti ogni 1000 persone e 14.9 incidenti ogni 1000 veicoli. Se volete, potete continuare a leggere i dati.
Qualche commento
I numeri sono fondamentali quando si tratta di argomentare certe cose, ma per quanto mi riguarda non era poi necessario ricorrervi, quando persino guardando i pessimi telegiornali italiani ci si accorge che il maggior numero di incidenti avviene a nord del quarantunesimo parallelo. Specie quelli dove i protagonisti sono i “pirati” che non si fermano alle strisce e spazzano via bambini, vecchi o intere famiglie. Difatti, anche nel rapporto ISPRA si legge di Roma con 2196 pedoni coinvolti negli incidenti stradali del 2007, seguita da Milano con 1929. Napoli al sesto posto, con “soli” 508.
Ciononostante, però, quelli che non si fermano alle strisce siamo noi napoletani, vero?
Per carità, non che ci si fermi sempre. A dirla tutta, le strisce, soprattutto in provincia, spesso nemmeno ci sono, probabilmente anche quelle considerate spesa straordinaria al Sud, così come le scuole e le fogne. È però doveroso dire che a Napoli è spesso possibile attraversare in qualunque punto della strada, strisce o meno, proprio sulla base di quelle regole “piegate” alle quali accennavo all’inizio.4
Conclusioni
Be’, la più ovvia è che, dato il basso tasso di incidenti in un contesto dove il codice della strada non è, come dire, applicato alla lettera, i Napoletani sono i migliori automobilisti d’Italia
Tornando seri, la prima conclusione è che per l’ennesima volta Napoli, come spesso il resto del Sud, è vittima di un’informazione massonica devota a trasmettere un’immagine del meridione completamente sfalsata, col decisamente ben raggiunto obiettivo di convincere il settentrione tutto che, in fondo in fondo, noi un tantino “selvaggi” lo siamo.
L’altra conclusione, che posso trarre direttamente dalla mia esperienza personale, è che nonostante il basso tasso di incidenti, i Napoletani devono certamente cercare di modificare il loro stile di guida, fosse solo per rendere la vita meno stressante a tutti gli automobilisti.
Ultima, ma più importante, è che, per parafrasare Zulu in Nell’era della confusione semiotica, le persone non dovrebbero parlare di fatti di cui non sono a conoscenza. Luoghi comuni, stereotipi, e quant’altro non vi abilitano a sputare sentenze. Siccome molti di voi a Napoli manco ci mettono piede, state zitti.
- 1 Il che rende in diverse occasioni il traffico più scorrevole, ma non certo quando si esagera. Andrebbe ad ogni modo sfatata una seria abbastanza lunga di luoghi comuni, a partire da «A Napoli si passa col rosso, e ci si ferma col verde», che è una cavolata folcloristica. La maggior parte dei semafori viene rispettata regolarmente, fatta eccezione, è vero, per pochi semafori catalogati come “minori”, il cui criterio di identificazione non è però oggetto di questo articolo, così come il resto dei luoghi comuni.
- 2 Nota bene: tra il digitare questa virgola e lo scrivere tutto ciò che c’è dopo sono passati almeno un paio di minuti, durante i quali il sottoscritto è stato impegnato in una risata convulsa dovuta all’assurdità apocalittica dell’affermazione appena precedente la stessa virgola e che sono stato costretto a ripetere per dovere di cronaca.
- 3 Suggerisco di passare alla visualizzazione “Lista” che permette di ordinare per colonna i dati.
- 4 Ora che vivo a Londra, rischio di finire sotto un auto più spesso di prima, visto che la precedenza al pedone che esiste in tutta Europa, qui non c’è. Solo ed esclusivamente sulle strisce. E mi raccomando che i lampioncini gialli lampeggino, altrimenti nemmeno lì siete al sicuro.



Applaudo!!!
tu sai bene quanto odi attraversare le strade di Londra: a parte il problema del dove guardare c’è soprattutto quello di non seguire l’istinto, perché non avendo la precedenza non bisogna aspettarsi che le auto rallentino e ti lasciano passare!
bravo!!!
Grazie!
Grandissimo! Un altro stupido luogo comune sfatato
Per quanto riguarda il dato sul rischio incidenti, citando testualmente l’articolo da te linkato si legge: “dati e cifre riportati dall’Ania, l’associazione delle imprese assicuratrici italiane”. Ora non so da chi sia stato effettivamente svolto questo studio statistico, ma sono portato a credere che sia un tantino forzato: volendo essere malizioso, sono portato a credere che sia un modo per giustificare i prezzi delle assicurazioni stipulate a napoli, significativamente più alti che altrove a causa delle truffe assicurative. Purtroppo non ho i mezzi per dire se a Napoli/Campania/Meridione ci sia effettivamente un numero di truffe assicurative più alto rispetto alle altre regioni/città. Ad ogni modo sto cominciando a trovare insopportabile questo genere di politica commerciale aprioristica e discriminatoria, soprattutto per chi, come me e come la maggioranza dei napoletani, vive onestamente. La cosa più grave è che questo “modus operandi” non è esclusivo del campo assicurativo: non so se tutti sanno che molte compagnie di servizi (telefonia e tv in particolare) non permettono ai residenti della campania di poter utilizzare il classico bollettino postale come metodo di pagamento per un abbonamento. Perchè? Perchè la campania è una delle regioni in cui si riscontra la percentuale più alta di insolvenze. Non ne sono sicuro, ma ammettendo che le statistiche territoriali su truffe assicurative e insolvenze siano giusti, sono portato a credere che ci sia comunque un altro modo meno razzista (perchè, sostanzialmente, di razzismo si tratta) per permettere alle alle varie compagnie di tutelarsi.
PS. chiedo scusa se sono andato un po’ OT con il post. Appena posso magari vedo di trattare in maniera più estesa l’argomento in un apposito post
Il punto è che pur se fosse, si tratterebbe di due dati, e altrettanti problemi, diversi. I dati che ho fornito io sono ISTAT (in collaborazione ACI). In un mondo ideale, sarebbe logico basarsi sui dati assicurativi per sapere il numero di incidenti, ma immagino che l’ISTAT abbia i suoi modi per scremare i dati e fornire uno specchio più veritiero della realtà.
Detto questo, se dai dati ISTAT si evince che il tasso di incidenti di Napoli è il più basso tra i grandi comuni, questo lascia inferire che il rischio stesso di incidenti è basso, perché altrimenti con un rischio alto e un tasso basso si avrebbe una situazione un po’ paradossale. Ergo, assumendo che i dati ANIA taccino Napoli di città a più alto rischio incidenti sulla base delle denunce assicurative (tutte, incluse le fasulle), sta fornendo un’informazione falsa (ma va?). L’unica informazione che può fornire l’ANIA è il tasso di frodi assicurative sul territorio, che poco c’entra col tasso di incidenti. Questo esclude automaticamente i dati ANIA dall’interferire con quanto ho riportato nell’articolo, ma questo, ovviamente, era già chiaro ai più.
Volendo, comunque, continuare a parlare del problema delle frodi, quello che non mi spiego (e sono ovviamente retorico) è come si faccia a far passare per giusto il concetto secondo il quale bisogna punire tutti a causa di chi perpetra le suddette frodi. L’altra cosa inspiegabile (ancora retorico) è come questo problema non venga affrontato in modo decisivo, dato che spesso e volentieri coinvolti nelle frodi sono diversi attori, tra cui anche l’ufficio locale dell’assicurazione, il perito, etc.
Ovviamente queste due cose inspiegabili sono in realtà spiegabilissime e rientrano perfettamente nella “politica oscura” che da sempre si conduce giù da noi, ovvero tutta quella serie di azioni ingiustificate che aiutano la politica ufficiale e altri personaggi ad assicurare una condizione disumana a Napoli, e nel meridione in genere.
chissà perchè ci sono così pochi incidenti a napoli … eppure da quello che ho visto spesso ( in quanto spesso vado a napoli) , le auto sono tutte ammaccate in qualche modo ……
forse perche si preferisce un accordo tra le parti senza coinvolgere le assicurazioni , ed è per questo motivo che i dati reali non vegono rilevati dall’ istat ….. oppure se ne infischiano che la macchina abbia un danno o no ….. e chi ve lo dice è un napolentano ..
Ciao Roberto – Visto che sei napoletano, apro con un’esclamazione nostrana: «’a chiammata è sempe a denare».
Intanto, i danni che vedi in giro, ammaccature, e cose così, sono derivanti da tante cose, non solo dai classici incidenti. Per l’inadeguatezza delle strade (e questo è vero, purtroppo, anche se è vero pure che Napoli non è una città con una conformazione adatta al traffico che c’è, e questo sì che un problema che può essere risolto solo con un potenziamento enorme del sistema trasporti pubblici), spesso i danni vengo arrecati per i più svariati motivi: perdita di controllo auto causa buche enormi e improvvise, spazi troppo stretti, corpi estranei non segnalati, etc. etc. fino ad arrivare a motivi assurdi, come pallonate, o caduta oggetti da balconi, e cose così.
Ciò detto, sono fin troppe le persone che, causa i denari di cui sopra, spesso soprassediono e lasciano il danno lì dov’è.
Ultima cosa, i dati ISTAT non sono costruiti solo in base ai dati assicurativi, ma sono dati più sofisticati derivanti dall’incrocio di quelli con osservazioni, rilevazioni delle forze dell’ordine, organi di controllo e proiezioni.
Io sinceramente mi sono stancato di pagare tantissimi soldi per assicurare macchine che molto spesso non valgono il premio assicurativo.
Fortunatamente ho con me il numero del presidente dell’associazione consumatori campania, domani lo contatto. Questi sono dati e non possono essere ignorati.
Bravo Vincenzo!! Bel articolo!!
Grazie Luigi!
sarebbe interessante comparare anche l’entità dei danni riportati negli incidenti a cose e persone
da quello che ho visto girovagando per il bel paese credo che di danni se ne facciano molti di più in grandi città come torino milano roma , dove incidenti ad alta velocità se ne vedono molti di più vista la grande presenza di strade a veloce scorrimento
Caro Luigi, hai ragione, sarebbe interessante. È un po’ che penso di scrivere un seguito di questo articolo, aggiornato e con nuovi dati. Ma sono molto più impegnato in questi tempi e il lavoro da fare non è poco per me che sono fissato con la meticolosità dei dati e il loro trattamento.
Tuttavia, già all’epoca di quest’articolo, verso la fine di esso, trovi un accenno riguardo i pedoni coinvolti:
«Difatti, anche nel rapporto ISPRA si legge di Roma con 2196 pedoni coinvolti negli incidenti stradali del 2007, seguita da Milano con 1929. Napoli al sesto posto, con “soli” 508.»
il 99% dei sinistri sono trastole…….ecco il perche della nomea e della follia dei premi assicurativi
I dati riportati in tabella dicono anche un’altra cosa. Le province del sud pur avendo un reddito medio inferiore del 30% delle province del nord hanno nella maggior parte dei casi un numero di auto maggiore. Delle due l’una. O noi del sud non mangiamo pere camparci le auto o al sud l’evasione è il 30% superiore a quella del nord
A parte che ciò che dici, Antonio, non è del tutto vero, poiché in media il valore non si discosta di troppo, va detto una cosa soprattutto: il maggior numero di auto si spiega con la diversa presenza di servizi e infrastrutture di mobilità. Dove ce ne so meno, ci sono più auto.
Inoltre, il rapporto Svimez di quest’anno ha confermato la maggiore evasione del Nord, rispetto al Sud. Inoltre, ha confermato la diversa natura dell’evasione: il Nord evade per arricchirsi (alle spalle del Sud), il Sud evade per non morire di stenti (evasione tollerata dallo stato che, in quanto servo della classe dirigente [non politica] toscopadana, deve garantire che il mercato di riferimento del Nord, cioè il Sud, abbia i soldi in tasca per comprare i prodotti che il Nord commercia al Sud [l'88.8% di quello che il Sud compra]; siccome lo sviluppo è bloccato volontariamente dallo stato, l’unico modo per garantire soldi in tasca ai consumatori meridionali è usare vie illegali – avallate dallo stato stesso).
Come dice Jean Noël Schifano: smettetela di ingiuriarvi da soli.
PS: non sarebbe la prima volta che vedo gente non mangiare per comprarsi auto e gadget vari…
Presidenti del Consigljio Prima Repubblica:
DeGasperi:Trentino
Fanfani: Toscana
Scelba: Sicilia
Segni: Sardegna
Zoli:Emilia
Armaroli:Toscana
Tambroni: Marche
Leone:Campania
Moro:Puglia
Rumor:Veneto
Colombo:Basilicata
Andreotti:Sicilia
Cossiga:Sardegna
Forlani:Marche
Spadolini: Toscana
Craxi:Sardegna
Berlusconi:Lombardia
Prodi: Emilia
Quindi solo Berlusconi e De Gasperi sono sopra il pò ( che brutto accostare De Gasperi a Berlusconi).
L’anti-meridionalismo nato sull’onda leghista tende ad aggrapparsi su troppi preconcetti. Se è vero che c’è stata una volontà fino al fascismo di essere una colonia del nord, questo inizia a non essere vero con la nascita della repubblica. I presidenti del consiglio di tutto il periodo repubblicano ( meno il periodo Berlusconi) sono espressione quasi integrale della dirigenza del sud o quanto meno non “padana”. Dirigenza che facendo leva su un popolo asservito per fame di lavoro, (perchè dovevamo pur campare per “sopravvivere”), ha scritto l’agenda politica ed economica dell’Italia. Nel mio comune, nel barese, la maggior parte di chi lavora è nella PA grazie ai vari DC e PSI. Una valanga di gente, spesso per nulla preparata scalda le sedie di poste ed enti previdenziali pubblici. Il popolo del sud in un do ut des ha accettato il suo sottosviluppo in cambio di posti pubblici e gli occhi chiusi nel privato sul tanto lavoro nero. La scusa sempre la stessa. Dovevamo campare pure noi Nessuno o quasi nessuno ha mai detto nulla o si è lamentato fino ad adesso Ora che l’albero della cuccagna non c’è più ti vedi i tanti frustrati che incolpano il cielo perchè la politica che un tempo gli aveva messi nella PA non c’è più e tiene i loro figli allo spasso. Come la vuoi girare il problema è nostro. Perchè delle due l’una. O la classe dirigente che per 60 anni pur essendo meridionale, non ha fatto i nostri interessi ( colpa nostra allora che li votavamo) o evidentemente il rapporto cittadini-politica al sud era più una forma di accordo mafioso che un rapporto di natura elettorale (e quindi sempre colpa nostra, con l’aggravante mafiosa)
Hai dimostrato di non sapere cosa sia una classe dirigente. Questo basta e avanza per terminare la mia risposta qui.
Leggi questo: http://www.beppeniccolai.org/Questione%20meridionale.htm
Il Sud è una colonia. La gente che tu nomini come “politici del sud” ricoprono il ruolo del collaborazionista nel sistema coloniale.
Prima vi svegliate dal sonno, meglio è, perché con gente auto-flagellata come voi Napoli e Sicilia non vanno da nessuna parte.
Decolonizzatevi.
Ti spiego il significato delle sedie scaldate a vuoto. Nelle colonie non c’è lavoro, perché non c’è sviluppo, per volontà dello stato cosiddetto unitario, che risponde alla classe dirigente (che non c’entra niente coi politici che tu hai elencato, ma c’entra con quelli che smuovono i soldi, che sono tutte famiglie toscopadane, alcune legate allo stato dai tempi in cui il Regno di Sardegna era solo il Piemonte con l’annessa colonia sarda).
Ora, visto che il “mezzogiorno” è il mercato del nord (questo è stato detto anche pubblicamente dal quel fesso di Tremonti ed è dimostrato nella pubblicazioni di De Bonis, Rotondi, Savona del 2010), il mezzogiorno i soldi da qualche parte li deve prendere. Se non c’è lavoro “vero”, bisogna inventarne di fittizio. Ed ecco che è stata instillata la rete clientelare.
Tramite questa rete, serva dello stato, quindi dei toscopadani, per pure tornaconto personale, trattandosi di pura feccia della società, si creano posti di lavoro inutili nel settore pubblico e vengono gestiti con la regola del voto di scambio: “io ti do un posto, tu voti a questo”.
Così facendo si raggiunge un triplice obiettivo:
- innanzitutto quello dello stipendio minimo coloniale, componente essenziale dei sistemi coloniali
- secondo: il voto di scambio in sé, che, per citare lo stesso Niccolai, così non faccio sforzi inutili, consente «il riprodursi del partito del potere centrale, appunto per il carattere subalterno del Mezzogiorno, subordinato rispetto alla zona egemone del Paese.» [...] «”Ti tengo sotto, in modo che tu sia costretto a bussare all’uscio del potente, alla porta del Palazzo. Io ti do l’elemosina, e tu mi dai la tua coscienza, il tuo consenso, il tuo voto… Questo: il patto. Consentendo il tuo sviluppo autonomo, ciò non sarebbe più possibile. Devi restare servo”. È il discorso, in termini brutali, che la zona egemone del Paese fa alla zona subalterna, colonizzata.»
- terzo: creano le condizioni per additarci come sottosviluppati e fannulloni, il che funziona benissimo, visto le assurdità che la maggioranza della gente, inclusa te (senza offesa, non è colpa tua), dice quando parla.
Questo terzo punto è necessario per creare un sindrome di autoflagellazione che porta il popolo a essere perennemente arreso, sia perché vedo uno stato che non lo rappresenta affatto, sia perché introietta questo abbandona dando la colpa al suo stesso popolo.
Le parole di Niccolai, sia chiaro, risalgono al periodo Repubblicano. Il rapporto colonico non è mai terminato. È cambiata la forma di stato, ma non la sostanza. L’economia italiana non è mai cambiata: sempre basata principalmente su scambi interni, da regioni del nord a regioni del sud. E la politica di investimento nel sociale e nello sviluppo del Mezzogiorno è andata anche peggiorando, diventando estremamente ridicola da 30 anni a questa parte.
Chi crede che con la REpubblica sia finito il regime colonico, è un illuso malinformato.
Ma del resto, chiami classe dirigente la classe politica, non mi sorprende la confusione che ne deriva.
@Antonio Di Gilio, Scusa ma dove hai letto che Craxi era sardo??
Bettino Craxi nato a Milano, da padre siciliano e madre lombarda.
E cosi Andreotti romano di nascita e di genitori provenienti dalla provincia di Latina.
Ti consiglio di leggere questo ducumento e poi se vuoi ne riparliamo, sul perche’ Napolitania, Sicilia e Sardegna sono colonie interne:
https://docs.google.com/viewer?a=v&pid=explorer&chrome=true&srcid=0B0AW_X7kcDVQMGQzNjE0NDItN2QxOS00MWM4LWI5ZGUtOWZjNjFhMzUwMzAy&hl=en_US&authkey=CKm77KMN
Un paese dove massoneria e mafie dettano l’ordine del giorno non e’ un paese normale questo dovrebbe capirlo chiunque con un po’ di onesta’ intellettuale. La situazione di colonia si mantiene grazie ad un sistema particolare.
Colonia, in diritto internazionale, si intende un territorio la cui sovranità non appartiene alla popolazione autoctona (napolitani e siciliani) ma ad uno stato straniero che lo occupa militarmente (piemontesi), ne utilizza le risorse naturali (forza lavoro, cervelli, estrazione di petrolio e gas in Sicilia, Puglia, Lucania e Calabria) e lo amministra con un ordinamento giuridico particolare (mafia e clientelismo, una democrazia fasulla) in base al quale i diritti delle popolazioni autoctone non sono equiparati a quelli dei cittadini dello stato occupante (l’emigrata, la malasanita’, la sicurezza, il diritto alla salute ed alla vita, al “Sud Italia” i diritti sono privilegio di pochi, i diritti si barattano per massimare il profit degli industriali del centro-nord, mentre al centro-nord, sono cosa di fatto).
La cittadinanza italiana implica diritti e doveri, i cittadini italiani che popolano il “Sud Italia” (non siamo sud di nessuno ma Napolitania e Sicilia) vedono da 150 anni i loro diritti fondamentali elusi, oggi per tante zone del “Sud Italia” il diritto alla salute ed alla vita viene calpestato dalla simbiosi stato-capitalismo selvaggio-mafie per fini economici che arricchiscono esclusivamente una parte dell’Italia, quella del nord. Cosi come il diritto al lavoro che come nel caso piu’ eclatante della ILVA di Taranto, politica locale e nazionale baratta questo diritto con il diritto alla salute dei lavoratori e delle popolazioni che vivono nelle vicinanze dell’ILVA, per non parlare della catastrofe ecologica di proporzione bibliche che l’ecomafia ha prodotto in Campania.
C’è da ricordare che gli abitanti del “Sud Italia” in maggioranza adempiono ai loro doveri verso la comunità e lo stato allo stesso modo come gli abitanti del centro-nord, anche se costretti a pagare doppie tasse in forma di pizzo alle mafie o con “mazzette” o altre prestazioni di altra natura per vedersi i loro diritti rispettati.
Le elezioni sono una farsa, se prima esisteva un voto di scambio ora esiste una compravendita di voti. Gli aventi diritto al voto della Napolitania e della Sicilia sono costretti a scegliere sempre tra il minor dei mali e quasi sempre partiti nazionali con la loro base di potere a nord o partiti locali asserviti al potere politico-economico del nord. Una cifra impressionante è che solo il 30% degli eletti in Napolitania e Sicilia sono “meridionali” (cioe’ napolitani o siciliani).
l’80% dei beni di consumo venduti in Napolitania ed in Sicilia sono importati dal centro-nord. Spesso la filiera alimentare parte proprio dal “Sud Italia”, dove alimenti di alta qualità vengono prodotti e svenduti e no venduti dai piccoli e medi coltivatori alle grande imprese del centro-nord che con il ricatto danno una miseria ai coltivatori della Napolitania e la Sicilia, il ricatto consiste nel fatto che se i coltivatori napolitani e siciliani non vedono a quei prezzi che le grandi imprese del centro-nord impongono queste imprese, queste ultime comprano prodotti esteri di bassa qualità ed a bassissimo prezzo e quindi tagliano fuori i nostri coltivatori fuori dal grande mercato della distribuzione e del consumo. Questa si chiama globalizzazione per gli imprenditori tosco-padani, ma la verita’ è che questa è concorrenza sleale verso i coltivatori ed i consumatori, le industrie usano la globalizzazione per mettere in moto la guerra trai poveri e cosi massimizzare il loro profit, dall’altro lato i coltivatori nostrani svendono i loro prodotti per non essere chiusi fuori dal mercato, i consumatori pagana il prezzo per il prodotto pregiato anche se è stato pagato alla fonte come un prodotto a basso prezzo o addirittura alterato con prodotti simili ma di bassa qualita’ come nel caso dell’olio di oliva extra vergine.
Non esistendo più una solo banca napolitana o siciliana, i nostri risparmi vanno a finanziare le banche del centro-nord, che a loro volta finanziano l’apparato produttivo industriale del centro-nord, che a loro volta finanziano i loro partiti per mantenere anche il potere politico, un circolo vizioso o catch-22.
INFRASTRUtTURE – utilizziamo malfunzionanti o obsolete infrastrutture realizzate dal apparato produttivo industriale del centro-nord, i grandi appalti sono appannaggio delle multinazionali del centro-nord, spesso se utilizziamo infrastrutture a pagamento i ricavati vanno ad arricchire imprese del centro-nord o allo sviluppo di nuove infrastrutture sempre a centro-nord. Esiste un drenaggio di risorse economiche sui servizi dal “Sud Italia” verso il centro-nord. Incredibile ma vero ancora oggi certe zone della Sicilia soffrono di siccità anche se la Sicilia non è ne zona desertica ne terzo mondo.
RISORSE ENERGETICHE – La rete energetica nazionale è a senso unico il surplus energetico del “Sud Italia” alimenta la rete energetica del centro-nord, ma il surplus del centro-nord non viene immesso nella rete energetica del “Sud Italia”, ma venduto all’estero, questo provoca disagi nelle ore di peak alle nostre poche industrie ed agli abitanti di tante aree, ancora oggi 2011 c’è chi deve sopportare che l’energia elettrica viene a mancare. La Napolitania e la Sicilia contribuiscono con l’estrazione di petrolio al 7% del fabbisogno italiano.
Se Napolitania e Sicilia fossero nazioni indipendenti in questo caso federate, con il petrolio estratto in terra nostra il nostro fabbisogno sarebbe soddisfatto per piu’ del 40%, questa cifra deve essere messa a confronto con il fabbisogno che noi soddisfiamo nell’Italia unita del 7%. Poi ci sono le estrazioni di gas e da altre fonti, anche queste molto consistenti ma che il nord divora. I popoli napolitani e siciliani di queste estrazioni non vedono un euro, anzi subiscono i danni ambientali e quindi alla salute che spesso siccome il lavoro è una cosa preziosa che non si trova facilmente dalla nostri parti si baratta il diritto alla salute e di conseguenza alla vita con qualche posto di lavoro.
ASSICURATI – obbligati a sottostare al razzismo delle compagnie assicuratrici settentrionali.
TUTORI DELL’ORDINE E FORZE ARMATE – In nessun paese occidentale, gli abitanti di una determinata area geografica sono mai stati USATI come carne da macello cosi come i napolitani ed i siciliani. Guerre inutili, guerre utili come quella contro le mafie, missioni di pace ed altro; oltre il 70% del personale delle forze dell’ordine e delle forze armate sono napolitani e siciliani.
Una piccolissima chiosa, per chi ha ammiscato i dati pubblicati da Enzo con ilproblema assicurativo.
Parlo con un po’ di cognizione di causa: il problema a Napoli (e non in Campania, sia chiaro: a Benevento le polizze non costano uno sproposito, mentre, per dire, Milano è simile al capoluogo Partenopeo in costi) è che – numeri a spanne – il 40% dei mezzi che circolano non è assicurato. Ma i risarcimenti danni (qualcuno diceva le trastole, poco sopra) ricadono tutti su polizze vere.
Et voilà, spiegato l’arcano. Almeno in questo caso non c’è nessun disegno superiore.
Il dato interessante, l’unico, sarebbe premi incassati dalle compagnie su sinistri liquidati dalle stesse, per ogni città.
È illegale innalzare il premio assicurativo di chiunque se non sulla base dell’attestato di rischio. Giusto per.
Io vedo il problema dalla prospettiva inversa: se la mia auto mi viene 1000 euro ogni sei mesi pure se sto in prima classe, se non ce li ho i soldi, l’unica cosa che mi resta da fare è non assicurarmi (se senza macchina non posso andare avanti, altrimenti mi levo la macchina). Mio padre si dovrebbe togliere l’auto (o andare in giro senza assicurazione) se non gli pagassi io l’assicurazione. E sta in prima classe da prima che io nascessi.
PS: 40% mi pare esagerato, Fabrì
PPS: Il costo della vita di Napoli e Milano è diverso. Non vedo perché sulle assicurazioni dovrebbe essere diverso. E comunque, Napoli resta confermata quella con le tariffe RCA più alte in assoluto (d’Europa – Milano costo medio 867 euro, Napoli costo medio 1160 euro, 300 euro di differenza sul valore medio ufficiale, dato aggiornato a maggio 2011 ). Il tutto sulla base di parametri illegali, come ha detto anche Bruxelles. E sulle bugie dell’ANIA, che continua a dire che il fabbisogno assicurativo di Napoli è più alto, dovuto al maggior numero di incidenti (cosa falsa – inoltre la tipologia di incidenti che avviene noi costa di meno, perché sono incidenti con meno danni a cose o persone).
Creare il circolo vizioso, per loro che tengono i soldoni, è cosa da poco. E non dimentichiamoci che questa gente ci mangia addosso due volte. Una volta così, una volta perché sono presenti nei CDA di quella serie di banche e gruppi assicurativi che hanno magnato e ancora magna sull’emergenza rifiuti campana.
Sono dei criminali di “alto borgo”, loro. Mica pizze e fichi.
Il 40% è a spanne, ma non esagerato. Se riesco a farmi dare riferimenti ufficiali da mio padre (cioè si tene tiempo), te li mando.
), ma è un modo per non arrifondere.
Per il resto, magari è illegale (ma Bruxelles aveva detto pure che la produzione di mozzarella è illegale
Di fatto, e purtroppo è così, con Napoli le compagnie escono circa a pari. Io sono l’ultimo che vuole difendere, ci mancherebbe, ma persino a me è stata proposta qualche trastola, quindi credo sia cosa piuttosto diffusa.
Con questo non voglio generalizzare ne giustificare, ci mancherebbe, né tanto meno difendere (all’epoca ero contrario alla liberalizzazione delle tariffe), ma resta il fatto che il rapporto del volume di sinistri pagati sui premi complessivi incassati, a Napoli, è tra i più alti (se non il più alto) d’Italia.
Semplificando al massimo: Milano 100 sinistri su 100 polizze, a Napoli 100 sinistri su 60 polizze (assumendo ogni sinistro uguale agli altri). Per inciso, è davvero impressionante la quantità di auto ammaccate a Napoli, rispetto a quella di molte altre città. E non è soltanto una questione di parco auto “più nuovo”, per quanto ho potuto vedere (ma non ho dati).
Il problema non è, davvero, Nord – Sud, qui. Eventualmente, è COME si calcola il premio. Tant’è che non è affatto vero che il Sud ne risulta in toto svantaggiato. alcune aree lo sono, e Napoli è una di queste. Ma Benevento, o anche Salerno o Avellino per restare in Campania, non soffrono di differenze col Nord.
Ovvio, il fenomeno non è uniforme. Ma la mitologia sputtanapoletana offre un terreno fertilissimo per commettere ingiustizie assurde, a mio avviso.
Due altre cose:
- non stai tenendo conto del numero enorme (e sto andando a spanne come te) di gente che non si rivolge proprio all’assicurazione quando fa un incidente e vi rifonde di tasca propria per non intaccare l’attestato di rischio. Tutti questi incidenti non incidono sulle compagnie.
- le auto ammaccate in giro, come ho già spiegato, e mi cito da solo (è nei commenti più sopra):
«I danni in giro, ammaccature, e cose così, sono derivanti da tante cose, non solo dai classici incidenti. Per l’inadeguatezza delle strade (e questo è vero, purtroppo, come è vero pure che Napoli non è una città con una conformazione adatta al traffico che c’è, e questo sì che un problema che può essere risolto solo con un potenziamento enorme del sistema trasporti pubblici), spesso i danni vengo arrecati per i più svariati motivi: perdita di controllo auto causa buche enormi e improvvise, spazi troppo stretti, corpi estranei non segnalati, etc. etc. fino ad arrivare a motivi assurdi, come pallonate, o caduta oggetti da balconi, e cose così.
Ciò detto, sono fin troppe le persone che, causa i denari di cui sopra, spesso soprassiedono e lasciano il danno lì dov’è.»
PS: ho detto *anche* Bruxelles. Togli Bruxelles, nei paesi del nord europa dove conosco il metodo, l’assicurazione non tiene conto manco del sesso del conducente, non chiede niente. Solo anni di guida e poco altro. Ed è il tuo curriculum da guidatore che determina la tua tariffa e gli eventuali aumenti, nient’altro. Questo perché usare determinati parametri come si fa in Italia viola pure i diritti fondamentali dell’uomo sull’uguaglianza, etc. etc. Fa ridere, forse, citare queste cose, perché in Italia non si rispettano nemmeno i diritti base come quello alla vita, ma, per quanto strano, le leggi del nord europa vengono fatte (e fatte rispettare) in funzione anche della dichiarazione dei diritti dell’uomo.
A riprova del discorso delle ammaccature, prendo di nuovo mio padre, che è sostanzialmente l’esempio del cittadino medio, pensionato, di classe operaia, etc.
La sua (nostra, pecché l’aggio pavata je pe bbona parte
) auto, comprata nuova 2 anni fa, tiene, contate ad Agosto, 4 ammaccature, due graffi sulla portiera, e altri danni minori.
Non provengono da incidenti e stanno ancora là.
Anticipo che sto per scrivere un nuovo articolo, stavolta focalizzato sulle assicurazioni, grazie anche ai dati che una persona impiegata nel campo da sempre mi fornisce. Intanto: http://goo.gl/Ce50v
«A parità di condizioni un milanese paga il 60% in meno»
Il che è ciò che risulta più o meno anche dai dati che ho ricevuto io.