
Via Costantinopoli, '700
L’indole dei napoletani sembrerebbe essere stata giudicata erroneamente dai viaggiatori, i quali sembrano essere inclini a pensare che le classi più basse siano scaltre, rapaci, depravate e crudeli; mentre le più elevate ignoranti, scostumate e vendicative. Ciò, tuttavia, non è, in generale, vero. Le persone comuni sono di cuore, industriose, caritatevoli, e tuttavia passionali, così amanti delle facezie, che un uomo preso dalla più grande rabbia tollererà di venire placato con uno scherzo; e nonostante un napoletano a volte commetta un torto, un male, da un primo impulso di rabbia, egli non è maligno. Coloro tra le persone del popolo comune che si son mescolate molto agli stranieri sono esperte nel fare buoni affari e avide nell’estorcere denaro; ma coloro che hanno vissuto principalmente tra la propria gente non mostrano alcuna propensione del genere. E ciò che sembra indicare una buona indole è il fatto che sia possibile influenzare costoro con parole gentili, mentre un linguaggio scontroso mai fallisce nel vanificare il suo stesso scopo. Gli uomini di chiesa, di legge e dell’esercito sono ben istruiti: e in questa classe media è possibile trovare tante vere amicizie, tante persone eccellenti, tanti caratteri amabili, quanti in qualsiasi altra nazione: né vi sono esempi, tra la nobiltà, di mancanza di talenti, di erudizione, di virtù morale, nonostante tale sia stata, per un numero di anni, la natura del governo napoletano, tanto che persone con in dono il potere di distinguersi, raramente hanno osato esercitarlo.