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Hello, this is Vincenzo, I was born in Naples. I am a Computer scientist, a Web engineer, a passionate and enthusiastic developer, an HCI passionate, and, sometimes, a Machine learning researcher. Read more about me.
Author Archive | Vincenzo Russo

La ragione? La colonizzazione.

Vi sarà sicuramente capitato nel corso della vostra vita a Napoli e provincia, di chiedervi come fosse possibile che determinate persone o determinate zone dell’area urbana (che ricordiamo, idealmente, forma un continuum che va dalla provincia di Caserta fino a quella di Salerno, include tutta Napoli e provincia) fossero in condizioni sociali terribili. Non vi riuscite a spiegare il comportamento di certa gente. Il degrado di certi posti. E in generale le difficoltà che noi tutti abbiamo sotto gli occhi da tempo.

Non starò qui a fare un discorso lungo. Non stavolta. Voglio solo che la prossima volta che vi farete queste domande teniate a mente le seguenti citazioni:

La colonizzazione disumanizza l’uomo persino il più civilizzato; l’azione coloniale, l’impresa coloniale, la conquista coloniale, fondata sul disprezzo dell’uomo indigeno e giustificata da questo disprezzo, tende inevitabilmente a modificare colui che la intraprende; il colonizzatore che, per mettersi in pace la coscienza, si abitua a vedere nell’altro la bestia, si riduce a trattarlo come un’animale, tende oggettivamente a trasformarsi lui stesso in bestia.1

E io tante volte ho pensato che un uomo va trattato come uomo e non come una bestia e trattare un uomo come un uomo vuol dire farlo star pulito, in una casa pulita, mostrare simpatia e considerazione per lui e soprattutto dargli delle speranze per l’avvenire. Se questo non si fa, l’uomo, che è capace di tutto, non ci mette niente a diventare una bestia e allora si comporta come una bestia ed è inutile chiedergli di comportarsi come un uomo dal momento che si è voluto che fosse bestia e non uomo.2

Ricordatelo sempre: il colonialismo interno è alla base di molti degli apparentemente inspiegabili fenomeni sociali che caratterizzano la nostra terra. Troppo facile, per il regime, relegare tutto a «questioni ataviche». Non c’è nulla di inspiegabile. È che non vi vogliono dire la ragione.

  • 1  «La colonisation, je le répète, déshumaniste l’homme même le plus civilisé ; (…) l’action coloniale, l’entreprise coloniale, la conquête coloniale, fondée sur le mépris de l’homme indigène et justifiée par ce mépris, tend inévitablement à modifier celui qui l’entreprend ; (…) le colonisateur, qui, pour se donner bonne conscience, s’habitue à voir dans l’autre la bête, s’entraîne à le traiter en bête, tend objectivement à se transformer lui-même en bête.» – Discours sur le Colonialisme (1950), Aimé Césaire, éd. Présence africaine, 1989 (ISBN 2-7087-0531-8), p. 21
  • 2  La ciociara, Alberto Moravia, Bompiani, 2001.
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Esimio Dottor Tosel, il mio nome è Vesuvio

Questa è una lettera scritta dal comico Simone Schettino un po’ di tempo fa, ma purtroppo sempre attuale.

Vesuvio, sullo sfondo del golfo di Napoli

Esimio Dottor Tosel, giudice sportivo della Lega Calcio, le scrivo questa lettera perché lei è uno di quelli che potrebbe aiutarmi, anche se il mio problema non si limita al mondo del calcio. Innanzitutto mi presento, il mio nome è Vesuvio, sono un vulcano che vive in Campania, ho 25000 anni, e come tutti ben sanno riposo da oltre mezzo secolo.
Da diversi decenni, non sempre ma molto spesso, durante una partita di calcio sento invocare il mio nome ad alta voce. Urla che mi implorano di risvegliarmi, di compiere stragi, frasi del tipo «Vesuvio pensaci tu» o peggio ancora «Vesuvio lavali col fuoco!».
Io ogni volta sono costretto a svegliarmi, col terrore che sia Madre Natura che in quel momento mi ordina di compiere una catastrofe, ed invece puntualmente cosa scopro?
Che sono gli ennesimi imbecilli che da anni invocano il mio nome.
Ma chi dovrei uccidere secondo questi deficienti? Chi dovrei massacrare?
La mia terra, il mio popolo, la mia gente ed i miei figli?
Premesso che essendo un vulcano mi interesso poco del mondo del calcio, non c’è bisogno di essere un esperto per sapere ciò che ora sto per dirle.
Nessuno, e sottolineo nessuno del mio popolo, in uno stadio o altrove, si è mai permesso di invocare una nuova frana in Valtellina, nessuno ha mai esposto uno striscione con su scritto «Forza Tanaro», il fiume che anni fa straripando uccise numerose persone in Piemonte, ne tantomeno ha invocato con dei cori un nuovo terremoto in Friuli, terra a lei molto cara anche perchè è nato ad Udine, o un’altra alluvione a Firenze o in Liguria.
Mi risulta al contrario che ogniqualvolta sia avvenuta una catastrofe del genere, il mio popolo è stato sempre pronto ad aiutare, sia fisicamente che moralmente, le persone colpite da queste tragedie.
Quindi, dando a Cesare quel che è di Cesare, almeno venga riconosciuto che questo pessimo gusto, questa crudeltà d’animo, questo gravissimo squallore che si manifesta puntualmente in numerosi stadi, seppur attribuito ad alcuni e non a tutti, non è mai stato tipico della mia gente.
Si tratta di sensibilità d’animo, e quella non la si può acquistare al mercato, o ce l’hai o non ce l’hai, e la puoi avere solo se hai provato realmente cos’è la sofferenza.
Tra l’altro, se come sostengono in molti, questo razzismo becero e questa crudeltà d’animo riguarda solo alcuni imbecilli, a maggior ragione ci vorrebbe poco a non dargli più fiato.
Basta semplicemente applicare il regolamento previsto!
Molto probabilmente queste mie parole non le arriveranno mai, Dottor Tosel, ma nutro ancora una flebile speranza che tutto ciò non accadrà più, altrimenti devo dedurre che lei non è idoneo a ricoprire il suo ruolo in merito alla giustizia sportiva.

Distinti saluti.

Firmato: il vulcano Vesuvio, che da anni riposa in pace sognando che al popolo Napoletano venga riconosciuta la propria dignità.

P.S. Un grazie particolare a tutti coloro che amano la nostra terra, di qualunque parte del mondo essi siano. Per tutto il resto…solo tanta indifferenza.

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Napoletano tenta di truffare italiano

Napoletano tenta di truffare italiano

Grazie a Maurizio, un nostro lettore, abbiamo trovato il giornale autore del «napoletano ha tentato di truffare un italiano». È un giornale del milanese, DNews del 19 novembre 2010.

Non sapevo avessero riconosciuto per legge la nostra vera e antica nazionalità. Al netto del truffatore, sarebbe una conquista, se non si trattasse, invece, della solita solfa dei media di regime, tanto avvezzi allo sputtanapoli.

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Grazie meravigliosa Napoli

Da Il Mattino:

Siamo un gruppo di Roma appassionati di musica lirica. Abbiamo prenotato circa due mesi fa i biglietti (20) al Teatro San Carlo per assistere alla Lucia di Lammermoor.

Saremmo dovuti venire per il teatro e trattenerci a Napoli per una visita il sabato 11 e il 12 febbraio. Le avverse condizioni meteo, come noto, non ci hanno consentito di muoverci da Roma.

Lo Staff del San Carlo, senza battere ciglio, con assoluta cortesia e totale disponibilità, ci ha spostato tutte le prenotazione ad una rappresentazione successiva, così ha fatto anche l’albergo e il ristorante.

Un sentito elogio con un grande grazie al Teatro San Carlo e a Napoli tutta. Grazie, altrimenti avremmo perduto sia lo spettacolo che la gita, ovviamente pagato il tutto anticipatamente. In altri Teatri d’Italia non lo avrebbero fatto mai!!!!!

Lo dico per esperienza. Solo Napoli è capace di questi gesti e disponibilità ed è nostro vivo desiderio che si sappia.

Grazie meravigliosa Napoli.

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Lo Guarracino

A seguire un’introduzione, il testo in napoletano dell’epoca e per finire un’analisi con traduzione.

Introduzione

Questo pezzo famosissimo in diverse zone del Napoletano è una vecchissima tarantella del ’700 a firma anonima.1 La canzone narra una vicenda di amori e liti tra pesci. Il Guarracino (Coracino, in italiano) si innamora della Sardella (piccola Sarda), ex fidanzata dell’Alletterato (un tonnetto) che viene a sapere del nuovo amore e scatena una rissa tra avverse fazioni di pesci. Tra le interpretazioni più celebri vi sono quella di Roberto Murolo, che trovate sopra, e quella della Nuova Compagnia di Canto Popolare, con voci polifoniche e virtuosismi di strumenti a plettro e percussioni.

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  • 1  La cosa interessante è che dato il periodo storico e il fatto che la Lingua Napoletana, come molti erroneamente credono, non è parlata solo a Napoli o in Campania, l’autore potrebbe non essere necessariamente partenopeo. Infatti, all’epoca c’era forse una maggiore compattezza della base linguistica di tutto il territorio napoletanofono, ma sicuramente c’era una minore diversità nella pronuncia. È interessante ricordare questo passaggio del linguista tedesco Gerhard Rohlfs: «(…) Il viaggiatore che, in uno scompartimento di III classe nel tragitto da Napoli a Taranto, presti attenzione alla conversazione dei contadini che salgono ad ogni stazione, si renderà subito conto che (…) – se si trascurano variazioni nell’intonazione e differenze locali minime – la base linguistica è sorprendentemente unitaria (…)».
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Viaggio a Scampìa

Una storia di cruda realtà, ma soprattutto di umanità. Di quella umanità che se non ci fosse, avrebbe fatto da tempo precipitare molto di più la situazione.

La storia di come Scampìa, così come l’area circostante di Secondigliano, da area rurale, fertile e di destinazione per i soggiorni primaverili della borghesia partenopea, è stata tramutata, progetti alla mano, in una periferia degradata oggi tristemente nota per i fatti poco piacevoli di criminalità.

Ma è in questa realtà, abbandonata da tutto e tutti, che le persone povere, disagiate, ma incorruttibilmente oneste, continuano ad aiutarsi le une con le altre, a impegnarsi in prima persona, per cercare di soppiantare una cronica mancanza istituzionale.

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Il casadduoglio

Il termine casadduoglio deriva da ciò che originariamente significava «formaggio e olio», ovvero da caseum-et-oleu(m) > casattuoglio > casadduoglio.

È il napoletano per salumiere, droghiere, pizzicagnolo

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Monte di procida

Monte di procida

Osserviamo: Miliscola, Lago Miseno, Punta Pennata, Nisida, Posillipo e il Vesuvio.

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Napoli e Parigi, le vere capitali

Veduta del Palazzo Reale di Napoli

Veduta del Palazzo Reale di Napoli

«Napoli e Parigi: le sole due capitali»1 è la massima pronunciata da Stendhal nel 1817 con la quale Jean-Noël Schifano, scrittore ed ex direttore dell’Istituto Francese di Napoli, ha riassunto il suo ultimo lavoro ‘Dictionnaire amoureux de Naples’. Pubblicato in Francia e recentemente presentato a La Feltrinelli di Napoli, ‘Dictionnaire amoureux de Naples’ è un omaggio appassionato alla città della quale egli è cittadino onorario, un testo che presenta, sotto forma di brevi descrizioni storico-poetiche, una galleria di personaggi e luoghi collegati alla città: Dumas, Flaubert, Gemito, Pulcinella, San Gennaro, Maradona.

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  • 1  Quest’articolo è la traduzione di un articolo apparso in lingua inglese su ANSAMed a firma di Marco Cesario, nel 2007. Nonostante quest’articolo sia citato in diversi testi in giro per il web, l’URL originale non è più attiva. Fortunatamente, mi è stato possibile ripescarlo grazie a questa copia.
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La vera palla al piede dell’economia italiana

Angelo Forgione ha assemblato un video con gli ormai noti dati delle ricerche di Paolo Savona, che dimostrano (e non è certo la prima volta) la vera natura dell’economia italiana, basata da sempre principalmente sugli scambi interni (da Nord a Sud).

Si ribadisce (parole dell’economista Savona), ancora una volta, che il “sud” viene tenuto fuori mercato di proposito (ecco il colonialismo) tramite tecniche di assistenzialismo che permettono al “nord” di non avere concorrenti e di poter continuare a vendere nel suo mercato di riferimento: noi.

Colonialismo a parte, solo una classe dirigente inetta poteva mettere su un modello tanto fallimentare.

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