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Napoli e Parigi, le vere capitali

Veduta del Palazzo Reale di Napoli

Veduta del Palazzo Reale di Napoli

«Napoli e Parigi: le sole due capitali»1 è la massima pronunciata da Stendhal nel 1817 con la quale Jean-Noël Schifano, scrittore ed ex direttore dell’Istituto Francese di Napoli, ha riassunto il suo ultimo lavoro ‘Dictionnaire amoureux de Naples’. Pubblicato in Francia e recentemente presentato a La Feltrinelli di Napoli, ‘Dictionnaire amoureux de Naples’ è un omaggio appassionato alla città della quale egli è cittadino onorario, un testo che presenta, sotto forma di brevi descrizioni storico-poetiche, una galleria di personaggi e luoghi collegati alla città: Dumas, Flaubert, Gemito, Pulcinella, San Gennaro, Maradona.

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L’indole dei napoletani

Via Costantinopoli, '700

Via Costantinopoli, '700

L’indole1 dei napoletani sembrerebbe essere stata giudicata erroneamente dai viaggiatori, i quali sembrano essere inclini a pensare che le classi più basse siano scaltre, rapaci, depravate e crudeli; mentre le più elevate ignoranti, scostumate e vendicative. Ciò, tuttavia, non è, in generale, vero. Le persone comuni sono di cuore, industriose, caritatevoli, e tuttavia passionali, così amanti delle facezie, che un uomo preso dalla più grande rabbia tollererà di venire placato con uno scherzo; e nonostante un napoletano a volte commetta un torto, un male, da un primo impulso di rabbia, egli non è maligno. Coloro tra le persone del popolo comune che si son mescolate molto agli stranieri sono esperte nel fare buoni affari e avide nell’estorcere denaro; ma coloro che hanno vissuto principalmente tra la propria gente non mostrano alcuna propensione del genere. E ciò che sembra indicare una buona indole è il fatto che sia possibile influenzare costoro con parole gentili, mentre un linguaggio scontroso mai fallisce nel vanificare il suo stesso scopo. Gli uomini di chiesa, di legge e dell’esercito sono ben istruiti: e in questa classe media è possibile trovare tante vere amicizie, tante persone eccellenti, tanti caratteri amabili, quanti in qualsiasi altra nazione: né vi sono esempi, tra la nobiltà, di mancanza di talenti, di erudizione, di virtù morale, nonostante tale sia stata, per un numero di anni, la natura del governo napoletano,2 tanto che persone con in dono il potere di distinguersi, raramente hanno osato esercitarlo.3

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1973: epidemia di colera a Napoli. Perché sporca? FALSO.

Un’infamia terribile, un “simbolo” che ogni napoletano ancora si porta addosso, come marchiato a fuoco, come una  lettera  scarlatta. Un’ignominia che, ancora oggi, fa eco negli stadi di tutta Italia: «Napoli colera». A quasi quarant’anni dall’epidemia che mise in ginocchio i partenopei, scopriamo che, anche in quell’occasione, non ci fu detta tutta la verità. Naturalmente, a discapito dei cittadini di Napoli. 

Si fece persino riferimento  alle epidemie passate,1 volendo rafforzare l’idea dell’atavica sporcizia dei partenopei. Anche in questo caso, mentendo spudoratamente sulla storia e omettendo che, nel passato, in altre città italiane si moriva di peste, pellagra2 …e colera!3 Credo che tutti ricordiamo gli untori di manzoniana memoria. Ma non continueremo, in questa sede, a lamentarci per il consueto trattamento riservatoci dagli organi di disinformazione italiani, rischiando inutilmente di essere tacciati della tanto abusata «piagnoneria». Preferiamo passare alla narrazione dell’evento in sé, in modo da dare a chiunque la possibilità di farsi un’idea precisa sui fatti.

Napoli, foto d'epoca

Napoli, foto d'epoca

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Ecco a voi Margherita, la pizza colonizzata!

Più volte, di recente, ho pensato: «e se facessi un appello alla Associazione Verace Pizza Napoletana affinché cambino il nome della pizza Margherita?». Oppure: «quasi quasi scrivo una finta dichiarazione pubblica a nome dell’AVPN che dichiari di cambiare il nome alla pizza Margherita, così da farla diventare un viral».

Poi ho scoperto che non c’è alcun bisogno di cambiare il nome alla pizza Margherita: bisogna soltanto recuperare la sua vera storia.

Classica pizza Margherita napoletana, qui preparata a «I Decumani» a Via dei Tribunali.

Classica pizza Margherita napoletana, qui preparata a «I Decumani» a Via dei Tribunali.

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Olocausto Napoletano

È il 27 gennaio e tutti i wanna-be democratici d’Italia si apprestano, puntuali come sempre nel dimostrare la loro presunta grandezza morale, a commemorare il Giorno della Memoria, una ricorrenza istituita con tanto di legge dal Parlamento italiano «che ha in tal modo aderito alla proposta internazionale di dichiarare il 27 gennaio come giornata in commemorazione delle vittime del nazifascismo». Giustissimo, per carità.1

Tuttavia voglio andare a toccare un argomento che purtroppo la maggioranza dei cittadini di questo paese ancora ignora. Infatti, le istituzioni di questo paese, prima ancora della pur doverosa commemorazione delle vittime del nazifascismo, dovrebbe occuparsi di ristabilire dignità e rispetto, e perché no, anche un po’ di verità: ricordare allo Stato tutto che se esso esiste è grazie anche all’Olocausto Napoletano.2

Lapide commemorativa in onore delle vittime napolitane posta all'interno del Forte

Lapide commemorativa in onore delle vittime napolitane posta all'interno del Forte di Fenestrelle (Torino)

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Da Napoli verso il futuro: Mercadante e Cherubini chiudono il Salzburg Whitsun Festival

Mentre Napoli viene trascurata da ogni forma istituzionale italiana e non fa altro che subire invettive e danni, la sua enorme eredità di grande capitale europea viene ancora portata all’estero con tutta la magnificenza che merita. Questa volta, grazie al maestro Riccardo Muti, napoletano.
L’articolo che leggerete è tradotto da From Naples into the Future – Finale with Mercadante and Cherubini di Walter Dobner.

Maestro Riccardo Muti al teatro di San Carlo

Maestro Riccardo Muti al teatro di San Carlo

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Uichilics

WikiLeaks. Vi starete già chiedendo: cosa c’entra ora parlare di WikiLeaks su questo blog dedicato a Napoli? No, non sono usciti file che riguardano Napoli in qualche modo. Non che io sappia, almeno.1 Ma il collegamento, seppur contorto e, a tratti, esoterico, c’è. Lasciatemi, dunque, divertire un po’.

Stemma della famiglia Rothschild

Stemma della famiglia Rothschild

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Il “neosud” più temuto della Lega Nord

Il “neosud” sta iniziando a esser delegittimato e screditato sempre di più, con un impegno tale che non ho mai visto profuso per fare lo stesso nei confronti della Lega Nord (che è difatti al governo). Eppure la delegittimazione del nuovo sud è oggi fatta in funzione del fenomeno leghista. Ma qual è la differenza tra i due fenomeni? Perché è inappropriato assimilarli? E soprattutto, cosa s’intende per neosud, termine che ho volutamente rubato a “La Repubblica”.

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«Questa è invasione, non unione, non annessione!»

Ancora una volta mi ritrovo sul tema dell’Unità. Ancora una volta, perché è importante che la gente sappia e l’abbia sempre bene in mente, poiché il medesimo atteggiamento descritto più avanti, adattato nel tempo, è stato perpetrato negli anni, fino ai giorni nostri.

Le parole nel titolo sono parte della mozione di inchiesta che il duca di Maddaloni, Marzio Francesco Proto Carafa Pallavicino, presentò al parlamento italiano il 20 Novembre 1861. Di seguito riporto un tratto saliente della mozione, così come citato da Antonio Ghirelli in Storia di Napoli.1

La guerra di invasione del Sud

La guerra di invasione del Sud


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I meridionali non devono intraprendere – La tragedia di Pietrarsa

Eccoci al secondo appuntamento di questa serie, dove presenteremo l’eccellenza di Pietrarsa, azienda di San Giovanni a Teduccio, un quartiere della periferia a Est di Napoli. Una grande realtà aziendale che, da più importante nucleo industriale della penisola quale era in epoca preunitaria, viene ridotta a un’azienda di infima lega per poi essere chiusa, dopo esser passata attraverso una vergognosa tragedia: l’uccisione di alcuni dei suoi operai per mano di Carabinieri, Bersaglieri e Guardia Nazionale.

Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa

Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa

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I meridionali non devono intraprendere – Introduzione

Questo è il primo di una serie di articoli che vuole fornire una panoramica su quelle che erano le eccellenze industriali meridionali nel periodo immediatamente precedente l’unificazione del paese, e sul perché e come queste tesero a scomparire nei circa venti o trent’anni successivi all’Unità.

Ebbene, nonostante la storia ufficiale (che potremmo definire storia del Piemonte piuttosto che storia d’Italia) dica il contrario, all’epoca dell’unificazione, anno 1816, il Regno delle Due Sicilie aveva diverse eccellenze industriali. Pensando a queste, viene naturale nominare le tre più famose per numero di citazioni in letteratura: Real Opificio di Pietrarsa; Cantiere navale di Castellammare di Stabia; Polo siderurgico di Mongiana. Le prime due nel napoletano, la terza in Calabria. Ed è su queste realtà che i successivi articoli di questa serie si concentreranno.

Prima, però, c’è da chiedersi: «Qual era il sentimento del nuovo stato nei confronti di queste realtà?». Purtroppo, come molte delle cose risalenti a quel difficile periodo, non ci fu un atteggiamento positivo da parte del nuovo governo piemontese.

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Dopo l’Unità sbagliata, la Capitale sbagliata?

Unità sbagliata. È così che la chiama Antonio Ghirelli in Storia di Napoli. Parliamo dell’Unità catastrofica e violenta che ha causato morte, povertà ed emigrazione nel Sud Italia. Quell’Unità voluta dalla massoneria e che ha messo l’Italia nelle mani della «parte peggiore della nazione» come disse lo stesso Garibaldi.1 Quell’Unità che venne con queste parole proclamata2

«Le Royaume d’Italie est aujourd’hui un fait [...] Le Roi notre auguste Souverain prend pour lui-même et pour ses successeurs le titre de Roi d’Italie.»

Ebbene sì, in francese, poiché i “fratelli del Nord”, in grandissima parte, l’Italiano non lo parlavano.

De «l’Unità Sbagliata» ho già parlato e sicuramente parlerò ancora, ma oggi mi vorrei soffermare sull’interessante parere dello storico Fernand Braudel riguardo la scelta della capitale Italiana.

Nel 1983 Braudel scrisse un articolo sul Corriere della Sera, che è riportato integralmente su questo sito.3 L’articolo, tra le altre cose, riporta il parere dello storico, secondo il quale Napoli, ai tempi dell’Unità, era l’unica città con le giuste referenze per divenire capitale.

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L’Italia è un paese fondato sul sangue dei meridionali

Il titolo e lo spunto di questo articolo nascono dalla dichiarazione di Salvatore Borsellino: «L’Italia è una Repubblica fondata sul sangue delle stragi».

D’accordissimo. Ma ciò mi ricorda anche che, prima ancora, l’Italia è un paese nato dal sangue dei meridionali:

Io non sapevo che i piemontesi fecero al Sud quello che i nazisti fecero a Marzabotto. Ma tante volte, per anni. E cancellarono per sempre molti paesi, in operazioni “anti-terrorismo”, come i marines in Iraq. Non sapevo che, nelle rappresaglie, si concessero libertà di stupro sulle donne meridionali, come nei Balcani, durante il conflitto etnico; o come i marocchini delle truppe francesi, in Ciociaria, nell’invasione, da Sud, per redimere l’Italia dal fascismo (ogni volta che viene liberato, il Mezzogiorno ci rimette qualcosa). Ignoravo che, in nome dell’Unità nazionale, i fratelli d’Italia ebbero pure diritto di saccheggio delle città meridionali, come i Lanzichenecchi a Roma.
E che praticarono la tortura, come i marines ad Abu Ghraib, i francesi in Algeria, Pinochet in Cile. Non sapevo che in Parlamento, a Torino, un deputato ex garibaldino paragonò la ferocia e le stragi piemontesi al Sud a quelle di «Tamerlano, Gengis Khan e Attila». Un altro preferì tacere «rivelazioni di cui l’Europa potrebbe inorridire». E Garibaldi parlò di «cose da cloaca».

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Spesa pubblica: eredità Savoiarda

Si legge oggi che a Palazzo Chigi spendono circa 350 milioni di euro l’anno. In perfetto stile con l’atteggiamento Savoia, che per mantenere alto lo standard di “capitale europea” di Torino, tartassavano i sudditi (specialmente la Sardegna, quando questa venne annessa).

Sarebbe decisamente convenuto ereditare l’atteggiamento di Ferdinando II, che tra le riforme varate in campo finanziario nel suo regno incluse una riduzione della pressione fiscale grazie anche alla diminuzione delle spese di corte.

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Origine del debito pubblico Italiano

Mentre Tremonti attacca il Sud per sprechi di denaro (e mentre il sottoscritto si ritaglia più tempo per scrivere un articolo su come negli ultimi 150 anni il 95% del denaro per scopi ordinari non è mai arrivato al Sud, e parte del resto è stato fatto rimbalzare da Sud a Nord, persino tramite la famosa CASMEZ), vi voglio giusto rammentare dove e quando nacque il buco enorme che poi ci siam portati dietro fino ad oggi.

Debito Pubblico Regno d'Italia

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L’ignoranza degli intellettuali e la “questione meridionale”

È con piacere che faccio girare questo video realizzato da Angelo Forgione, in risposta, seppur dopo diverso tempo, ma in un certo senso mai in ritardo, alle scandalose parole che Giorgio Bocca pronunciò a “Che tempo che fa”, nel 2008.

Clicca sull'immagine per visualizzare il video

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Storici primati di Napoli

Fin troppo spesso si parla di Napoli nei modi più denigratori possibili. E anche quando si ricorda il contributo artistico-culturale che questa città ha avuto nella storia italiana e nel mondo, si finisce col far passare l’immagine di una città che, agli atti pratici, non ha mai concluso un bel niente.

Sebbene Napoli non passi momenti facili nelle ultime decadi, ci sono stati momenti decisamente migliori e anche tutt’oggi, tra l’enorme quantità di problemi che purtroppo è impossibile negare, c’è ancora molto di cui parlar bene, nonostante “qualcuno” tenda sempre a porre l’accento su quanto di negativo si possa trovare in questa città.

Ponte Real Ferdinando sul Garigliano

Ponte Real Ferdinando sul Garigliano


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