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	<title>Napul&#039;è &#187; Storia</title>
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	<description>Napule è tutto nu suonno e &#039;a sape tutt&#039;&#039;o munno. Ma nun sanne &#039;a verità. [Pino Daniele, Napul&#039;è, 1977]</description>
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		<title>Napoli e Parigi, le vere capitali</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Dec 2011 19:38:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Russo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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		<description><![CDATA[«Napoli e Parigi: le sole due capitali»1 è la massima pronunciata da Stendhal nel 1817 con la quale Jean-Noël Schifano, scrittore ed ex direttore dell&#8217;Istituto Francese di Napoli, ha riassunto il suo ultimo lavoro &#8216;Dictionnaire amoureux de Naples&#8217;. Pubblicato in Francia e recentemente presentato a La Feltrinelli di Napoli, &#8216;Dictionnaire amoureux de Naples&#8217; è un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<fb:like href='http://napule.org/napoli-e-parigi-le-vere-capitali/2011/' send='true' layout='standard' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida+grande'></fb:like><div id="attachment_1357" class="wp-caption aligncenter" style="width: 610px"><a href="http://www.flickr.com/photos/unanapolialdi/5506741871/"><img src="http://napule.org/files/2011/12/5506741871_5f66ed7d95_z-600x399.jpg" alt="Veduta del Palazzo Reale di Napoli" title="Veduta del Palazzo Reale di Napoli" width="600" height="399" class="size-large wp-image-1357" /></a><p class="wp-caption-text">Veduta del Palazzo Reale di Napoli</p></div>
<p>«Napoli e Parigi: le sole due capitali»<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/napoli-e-parigi-le-vere-capitali/2011/#fn-1352-1' id='fnref-1352-1' onclick='return fdfootnote_show(1352)'>1</a></sup> è la massima pronunciata da Stendhal nel 1817 con la quale Jean-Noël Schifano, scrittore ed ex direttore dell&#8217;<a href="http://www.france-italia.it/NAPOLI/napoli.php?m=25&#038;l=it">Istituto Francese di Napoli</a>, ha riassunto il suo ultimo lavoro &#8216;Dictionnaire amoureux de Naples&#8217;. Pubblicato in Francia e recentemente presentato a La Feltrinelli di Napoli, &#8216;Dictionnaire amoureux de Naples&#8217; è un omaggio appassionato alla città della quale egli è cittadino onorario, un testo che presenta, sotto forma di brevi descrizioni storico-poetiche, una galleria di personaggi e luoghi collegati alla città: Dumas, Flaubert, Gemito, Pulcinella, San Gennaro, Maradona. </p>
<p><span id="more-1352"></span></p>
<p>«Stendhal osservò che alla metà del XIX secolo, Napoli era una delle più grandi metropoli insieme con Parigi e Londra», ha raccontato Schifano ad ANSAMed. «Pensate solamente che, al tempo, Roma aveva solamente 100.000 residenti, mentre Napoli ne aveva 600.000. Napoli era dunque la capitale naturale di un regno che durò sei secoli;<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/napoli-e-parigi-le-vere-capitali/2011/#fn-1352-2' id='fnref-1352-2' onclick='return fdfootnote_show(1352)'>2</a></sup> Roma divenne capitale (d&#8217;Italia, ndr) solo per una decisione imposta dall&#8217;alto».<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/napoli-e-parigi-le-vere-capitali/2011/#fn-1352-3' id='fnref-1352-3' onclick='return fdfootnote_show(1352)'>3</a></sup> Schifano parla liberamente con la sua solita energia vulcanica. Delle glorie di Napoli, «perla d&#8217;Italia», dove si costruì la prima ferrovia (Napoli-Portici),<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/napoli-e-parigi-le-vere-capitali/2011/#fn-1352-4' id='fnref-1352-4' onclick='return fdfootnote_show(1352)'>4</a></sup> dove sorge il più vecchio teatro (d&#8217;opera, ndr) d&#8217;Europa (<a href="http://www.youtube.com/watch?v=new-usUBiCU">San Carlo</a>), dove le residenze reali potrebbero competere per magnificenza solo con quelle di Francia (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Palazzo_Reale_di_Napoli">Palazzo Reale</a>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Museo_di_Capodimonte">Capodimonte</a>). </p>
<div id="attachment_1358" class="wp-caption aligncenter" style="width: 610px"><a href="http://www.flickr.com/photos/ysorca/4549421050/"><img src="http://napule.org/files/2011/12/4549421050_ae27c65d6d_z-600x400.jpg" alt="Veduta del Palazzo Reale di Parigi" title="Veduta del Palazzo Reale di Parigi" width="600" height="400" class="size-large wp-image-1358" /></a><p class="wp-caption-text">Veduta del Palazzo Reale di Parigi</p></div>
<p>Una città della quale Madame Flaubert disse: «Una Parigi mediterranea. Questo è Napoli». All&#8217;entrata da Porta Capuana, suo marito Gustavo fu sgomento: «Come se entrassi a Parigi», egli scrisse nei suoi «Appunti di Viaggio». La città lasciò un segno anche sul Marchese de Sade: «Il tumulto e l&#8217;andirivieni quotidiano rendono Napoli una città popolata e piena di vita come Parigi», disse nel 1776. Dumas descrisse Napoli come «il fiore del paradiso» e restò a vivervi «l&#8217;ultima avventura della mia vita». Tutto ciò è descritto dall&#8217;autore nel suo libro, che termina con l&#8217;unificazione d&#8217;Italia. «Con l&#8217;unificazione, i reali Savoia vollero trasformare Napoli in una città provinciale, senza successo, saccheggiandone gli immensi tesori. Non riuscendola a governare perché refrattaria, persino usando la collaborazione della Camorra e dei capi di quartieri. Napoli si vide privata, negli anni, di spazio e creatività. Il genio partenopeo si rifugiò nell&#8217;illegalità» ha detto Schifano. Per Schifano il brigantaggio non è stato realmente classico brigantaggio, ma piuttosto una resistenza contro la forzata colonizzazione del Regno delle Due Sicilie da parte del Piemonte Sabaudo. La penna di Schifano si fa più affilata e pungente riguardo la xenofobia. Il razzismo &#8220;storico&#8221; dell&#8217;Italia nei confronti di Napoli è per il suo «potenziale culturale» e la sua «natura vulcanica» ed è «riflesso negli editoriali dei giornalisti come Giorgio Bocca o Giuseppe D&#8217;Avanzo, dietro i quali c&#8217;è una volontà politica di cancellare l&#8217;antica storia di Napoli per renderla il capro espiatorio dei problemi dell&#8217;Italia». C&#8217;è anche spazio per delle critiche a Roberto Saviano (autore del bestseller &#8216;Gomorra&#8217;), colpevole di non aver inquadrato il discorso «in una prospettiva storica, cioè quella di una città che venne degradata dal suo ruolo di capitale da un governo centrale che fece di tutto per alienarla» dimenticando che «Stendhal considerava Napoli la vera capitale d&#8217;Italia e l&#8217;unica città in Europa che potesse essere sullo stesso livello di Parigi per storia e cultura». Schifano conclude con un&#8217;osservazione tagliente: «Napoli ha sempre reso timido e timoroso il resto dell&#8217;Italia, dal punto di vista della creatività, della cultura. È un focolaio di artisti, geni, scrittori e politici brillanti. A differenza di Venezia e Roma, i cui centri storici sono diventati destinazione per il turismo di massa, il centro storico di Napoli è ancora popolare, un segno che questa città resta sempre viva, ma che più di tutto non ha mai perso la sua identità profonda.» </p>
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		<title>L&#8217;indole dei napoletani</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Nov 2011 16:58:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Russo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;indole1 dei napoletani sembrerebbe essere stata giudicata erroneamente dai viaggiatori, i quali sembrano essere inclini a pensare che le classi più basse siano scaltre, rapaci, depravate e crudeli; mentre le più elevate ignoranti, scostumate e vendicative. Ciò, tuttavia, non è, in generale, vero. Le persone comuni sono di cuore, industriose, caritatevoli, e tuttavia passionali, così [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<fb:like href='http://napule.org/lindole-dei-napoletani/2011/' send='true' layout='standard' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida+grande'></fb:like><div id="attachment_1321" class="wp-caption aligncenter" style="width: 610px"><img src="http://napule.org/files/2011/11/via-costantinopoli-700-600x402.jpg" alt="Via Costantinopoli, &#039;700" title="Via Costantinopoli, &#039;700" width="600" height="402" class="size-large wp-image-1321" /><p class="wp-caption-text">Via Costantinopoli, &#039;700</p></div>
<p>L&#8217;indole<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/lindole-dei-napoletani/2011/#fn-1307-1' id='fnref-1307-1' onclick='return fdfootnote_show(1307)'>1</a></sup> dei napoletani sembrerebbe essere stata giudicata erroneamente dai viaggiatori, i quali sembrano essere inclini a pensare che le classi più basse siano scaltre, rapaci, depravate e crudeli; mentre le più elevate ignoranti, scostumate e vendicative. Ciò, tuttavia, non è, in generale, vero. Le persone comuni sono di cuore, industriose, caritatevoli, e tuttavia passionali, così amanti delle facezie, che un uomo preso dalla più grande rabbia tollererà di venire placato con uno scherzo; e nonostante un napoletano a volte commetta un torto, un male, da un primo impulso di rabbia, egli non è maligno.  Coloro tra le persone del popolo comune che si son mescolate molto agli stranieri sono esperte nel fare buoni affari e avide nell&#8217;estorcere denaro; ma coloro che hanno vissuto principalmente tra la propria gente non mostrano alcuna propensione del genere. E ciò che sembra indicare una buona indole è il fatto che sia possibile influenzare costoro con parole gentili, mentre un linguaggio scontroso mai fallisce nel vanificare il suo stesso scopo. Gli uomini di chiesa, di legge e dell&#8217;esercito sono ben istruiti: e in questa classe media è possibile trovare tante vere amicizie, tante persone eccellenti, tanti caratteri amabili, quanti in qualsiasi altra nazione: né vi sono esempi, tra la nobiltà, di mancanza di talenti, di erudizione, di virtù morale, nonostante tale sia stata, per un numero di anni, la natura del governo napoletano,<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/lindole-dei-napoletani/2011/#fn-1307-2' id='fnref-1307-2' onclick='return fdfootnote_show(1307)'>2</a></sup> tanto che persone con in dono il potere di distinguersi, raramente hanno osato esercitarlo.<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/lindole-dei-napoletani/2011/#fn-1307-3' id='fnref-1307-3' onclick='return fdfootnote_show(1307)'>3</a></sup></p>
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		<title>1973: epidemia di colera a Napoli. Perché sporca? FALSO.</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Jul 2011 07:09:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Drusiana Vetrano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
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		<description><![CDATA[Un&#8217;infamia terribile, un “simbolo” che ogni napoletano ancora si porta addosso, come marchiato a fuoco, come una  lettera  scarlatta. Un&#8217;ignominia che, ancora oggi, fa eco negli stadi di tutta Italia: «Napoli colera». A quasi quarant’anni dall’epidemia che mise in ginocchio i partenopei, scopriamo che, anche in quell’occasione, non ci fu detta tutta la verità. Naturalmente, a discapito dei cittadini [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<fb:like href='http://napule.org/1973-epidemia-di-colera-a-napoli-perche-sporca-falso/2011/' send='true' layout='standard' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida+grande'></fb:like><p>Un&#8217;infamia terribile, un “simbolo” che ogni napoletano ancora si porta addosso, come marchiato a fuoco, come una  lettera  scarlatta. Un&#8217;ignominia che, ancora oggi, fa eco negli stadi di tutta Italia: «Napoli colera». A quasi quarant’anni dall’epidemia che mise in ginocchio i partenopei, scopriamo che, anche in quell’occasione, <strong>non ci fu detta tutta la verità</strong>. Naturalmente, a discapito dei cittadini di Napoli. </p>
<p>Si fece persino riferimento  alle epidemie passate,<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/1973-epidemia-di-colera-a-napoli-perche-sporca-falso/2011/#fn-1230-1' id='fnref-1230-1' onclick='return fdfootnote_show(1230)'>1</a></sup> volendo rafforzare l’idea dell’atavica sporcizia dei partenopei. Anche in questo caso, mentendo spudoratamente sulla storia e omettendo che, nel passato, in altre città italiane si moriva di peste, pellagra<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/1973-epidemia-di-colera-a-napoli-perche-sporca-falso/2011/#fn-1230-2' id='fnref-1230-2' onclick='return fdfootnote_show(1230)'>2</a></sup> &#8230;e colera!<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/1973-epidemia-di-colera-a-napoli-perche-sporca-falso/2011/#fn-1230-3' id='fnref-1230-3' onclick='return fdfootnote_show(1230)'>3</a></sup>  Credo che tutti ricordiamo gli untori di manzoniana memoria. Ma non continueremo, in questa sede, a lamentarci per il consueto trattamento riservatoci dagli organi di <strong>disinformazione</strong> italiani, rischiando inutilmente di essere tacciati della tanto abusata «piagnoneria». Preferiamo passare alla narrazione dell’evento in sé, in modo da dare a chiunque la possibilità di farsi un’idea precisa sui fatti.</p>
<div id="attachment_1234" class="wp-caption aligncenter" style="width: 610px"><img src="http://napule.org/files/2011/06/1206-600x374.jpg" alt="Napoli, foto d&#039;epoca" title="Napoli, foto d&#039;epoca" width="600" height="374" class="size-large wp-image-1234" /><p class="wp-caption-text">Napoli, foto d&#039;epoca</p></div>
<p><span id="more-1230"></span></p>
<p>Come abbiamo già detto, correva l’anno 1973, quando a Napoli scoppiò un’epidemia di colera. Il dottor <em>Alfonso Zarone</em>, incaricato dal tribunale di Napoli di procedere con le analisi per scovare il focolaio della malattia, dichiara: </p>
<blockquote><p>«All’epoca si accettava una concentrazione di 4 colibatteri per grammo di cozza. Io dovetti constatare che nelle cozze napoletane i colibatteri per grammo di cozza erano 400mila. La cosa paradossale era che le cozze erano un tale concentrato di colibatteri, a causa dell’inquinamento del mare, da impedire di sopravvivere allo stesso vibrione del colera. Insomma, il colera c’era, ma il famigerato vibrione non fu mai trovato». </p></blockquote>
<p>Non fu mai trovato? Ma come! </p>
<p>Eppure i misteri non finiscono qui: quanti furono realmente i morti?  Si spararono cifre che variavano da fonte a fonte. A tutt’oggi, il numero preciso di morti è ignoto. Tuttavia, l’epidemia ci fu, ed ebbe ripercussioni gravissime soprattutto a livello sociale. Qualche tempo fa, però, è stato prodotto un documentario, a firma di Sergio Lambiase e Aldo Zappalà, dal titolo evocativo: <a href="http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntata.aspx?id=408"><em>Napoli al tempo del colera &#8211; Agosto 1973</em></a>, mandato in onda da Rai Tre per «La storia siamo noi», e che mette in luce tutte le <strong>speculazioni</strong>, le <strong>falsità</strong>, i <strong>pregiudizi</strong> centenari e le <strong>mistificazioni</strong> dell’ennesima «storiaccia italiana».  </p>
<p>La cosa che ci preme sottolineare, ancora una volta, è il “papocchio” di bugie di cui si resero protagonisti i giornalisti di tutta la stampa nazionale, di qualunque colore politico e appartenenza territoriale. La consueta gara a sbattere il “mostro Napoli” in prima pagina. Ma chissà come mai, tutto ciò non ci stupisce affatto. Furono addirittura inventate di sana pianta, senza nessun riscontro oggettivo (alla faccia del giornalismo d&#8217;inchiesta!) storie di contrabbando di mitili, di medici che facevano entrare negli ospedali napoletani partite di cozze che i pazienti consumavano rigorosamente crude e contro ogni divieto da parte delle autorità, quintali di limone consumati per “liberarsi” dal vibrione. Nemmeno la peggiore iconografia <em>wertmulleriana</em> avrebbe saputo partorire un tale impasto di assurdità, luoghi comuni e idiozie, tutto in una volta. </p>
<p>Paolo Mieli,<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/1973-epidemia-di-colera-a-napoli-perche-sporca-falso/2011/#fn-1230-4' id='fnref-1230-4' onclick='return fdfootnote_show(1230)'>4</a></sup> che allora si interessò al caso come tutti gli altri, nel documentario <a href="http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/arte_e_cultura/2009/10-giugno-2009/gli-anni-vibrione-pregiudizi-1601449815106.shtml">mette a nudo</a> la devastazione e le ingiuste speculazioni giornalistiche, a danno di un popolo e della sua città, che comunque non viveva un periodo dei migliori. Una ricercatrice inglese, incaricata dal Times di fare un dossier sul caso, racconta di storie di isolamento, emarginazione, criminalizzazione. La stessa città fu colta dal panico. Si era testimoni di una <strong>caccia alle streghe</strong>, alimentata da stampa e TV, a cui non pareva vero poter pugnalare, ancora una volta, una città in ginocchio, sventrata, distrutta. All’allora Presidente della Repubblica italiana, Giovanni Leone, <a href="http://www.scudit.net/mdjellapolitica.htm">fu augurato</a> di fare la stessa fine dei suoi colerosi concittadini, nel corso di una contestazione in Toscana. </p>
<p>Le stigmate di quella crociata le portiamo ancora addosso, incancellabili. Anche in questi giorni di emergenza rifiuti, l’eco del colera terrorizza tutti.<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/1973-epidemia-di-colera-a-napoli-perche-sporca-falso/2011/#fn-1230-5' id='fnref-1230-5' onclick='return fdfootnote_show(1230)'>5</a></sup> Beffardo pensare che quell’epidemia di napoletano aveva solo le vittime, ma veniva da lontano, da <strong>una partita di cozze proveniente dalla Tunisia</strong>. Ebbene sì: <strong>cozze non allevate nel Golfo di Napoli, ma che a Napoli, al posto di fare ammalati, creò l’ennesimo caso di stigmatizzazione di un popolo che, da 150 anni, non trova più pace all’ombra del Vesuvio</strong>.</p>
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		<title>Ecco a voi Margherita, la pizza colonizzata!</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Feb 2011 01:22:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Russo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[Più volte, di recente, ho pensato: «e se facessi un appello alla Associazione Verace Pizza Napoletana affinché cambino il nome della pizza Margherita?». Oppure: «quasi quasi scrivo una finta dichiarazione pubblica a nome dell&#8217;AVPN che dichiari di cambiare il nome alla pizza Margherita, così da farla diventare un viral». Poi ho scoperto che non c&#8217;è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<fb:like href='http://napule.org/ecco-a-voi-margherita-la-pizza-colonizzata/2011/' send='true' layout='standard' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida+grande'></fb:like><p>Più volte, di recente, ho pensato: «<em>e se facessi un appello alla <a href="http://www.pizzanapoletana.org/">Associazione Verace Pizza Napoletana</a> affinché cambino il nome della pizza Margherita?</em>». Oppure: «<em>quasi quasi scrivo una finta dichiarazione pubblica a nome dell&#8217;AVPN che dichiari di cambiare il nome alla pizza Margherita, così da farla diventare un</em> <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Marketing_virale">viral</a>». </p>
<p>Poi ho scoperto che non c&#8217;è alcun bisogno di cambiare il nome alla pizza Margherita: <strong>bisogna soltanto recuperare la sua vera storia</strong>.</p>
<div id="attachment_1134" class="wp-caption aligncenter" style="width: 610px"><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/File:Eq_it-na_pizza-margherita_sep2005_sml.jpg"><img src="http://napule.org/files/2011/01/Eq-it-na-pizza-margherita-sep2005-sml-600x450.jpg" alt="Classica pizza Margherita napoletana, qui preparata a «I Decumani» a Via dei Tribunali." title="Classica pizza Margherita napoletana, qui preparata a «I Decumani» a Via dei Tribunali." width="600" height="450" class="size-large wp-image-1134" /></a><p class="wp-caption-text">Classica pizza Margherita napoletana, qui preparata a «I Decumani» a Via dei Tribunali.</p></div>
<p><span id="more-1075"></span></p>
<h3>Sì ma perché?</h3>
<p>Diciamocela tutta, mangiare la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pizza_Margherita">Margherita</a>, che è un capolavoro, con la convinzione che il nome venga dalla regina <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Margherita_di_Savoia">Margherita di Savoia</a>, fa venire i <em>brividi</em>. E se non ve li fa venire, è forse perché <a href="http://napule.org/olocausto-napoletano/2011/">vi siete persi qualcosa</a>.<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/ecco-a-voi-margherita-la-pizza-colonizzata/2011/#fn-1075-1' id='fnref-1075-1' onclick='return fdfootnote_show(1075)'>1</a></sup></p>
<h3>Margherita: regina delle pizze, ma non la regina sabauda!</h3>
<p>Signori e signori, siamo di fronte a un episodio di <strong>colonizzazione culinaria</strong>: la Margherita esisteva già molto prima del fantomatico 1889, data oggi conosciuta come nascita ufficiale della mitica pizza, che, secondo la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pizza_Margherita">storiografia ufficiale</a>, sarebbe stata creata appositamente per esser dedicata alla regina Margherita di Savoia.</p>
<p>Personalmente mi son sempre chiesto: possibile che i partenopei, gente così fantasiosa e con un amore esagerato per il buon cibo che sia anche ben presentato,<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/ecco-a-voi-margherita-la-pizza-colonizzata/2011/#fn-1075-2' id='fnref-1075-2' onclick='return fdfootnote_show(1075)'>2</a></sup> abbiano aspettato il 1889 per mettere la mozzarella<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/ecco-a-voi-margherita-la-pizza-colonizzata/2011/#fn-1075-3' id='fnref-1075-3' onclick='return fdfootnote_show(1075)'>3</a></sup> sulla pizza, piatto nato agli inizi del &#8217;700 e <a href="http://napule.org/files/2011/01/la_pizza_Orlando_Giacomo.pdf">presente esclusivamente a Napoli fino alla metà del &#8217;900</a>? <strong>Inverosimile</strong>.</p>
<p>Difatti, se iniziamo da <a href="http://www.napoli.com/viewarticolo.php?articolo=31859">una recente</a> ricerca, ci imbattiamo in delle prime tracce della Pizza Margherita già presenti nella Napoli borbonica del 1849. Infatti, nell&#8217;opera <a href="http://www.librerianeapolis.it/new/index.php/libri/48-feste-culti-tradizioni/1607-usi-e-costumi-di-napoli-e-contorni-descritti-e-dipinti-francesco-de-bourcard-"><em>Usi e costumi di Napoli e contorni</em></a>, diretta da Francesco de Boucard, Emmanuele Rocco scrive «<em>le pizze più ordinarie, dette coll&#8217;aglio e l&#8217;oglio, han per condimento l&#8217;olio, e sopra vi si sparge, oltre il sale, l&#8217;origano e spicchi d&#8217; aglio trinciati minutamente (e l’immancabile pomodoro). Altre sono coperte di formaggio grattugiato e condite collo strutto, e allora vi si pone disopra qualche foglia di basilico con delle sottili <strong>fette di muzzarella</strong>. Talora si fa uso di prosciutto affettato, di pomidoro, di arselle, eccetera. Talora ripiegando la pasta su se stessa se ne forma quel che chiamasi <strong>calzone</strong></em>». Le ricette del 1849 di cui si parla erano comunque già affermatesi da tempo.</p>
<p>Riconosciamo, nella descrizione dell&#8217;opera di de Boucard, la <em>Marinara</em> («pomodoro, olio, origano e spicchi d&#8217;aglio»), la <em>Margherita</em> («pomodoro, formaggio grattugiato, basilico, mozzarella») e il <em>Calzone</em>. Secondo <a href="http://www.neoborbonici.it/portal/index.php?option=com_content&#038;task=view&#038;id=3481&#038;Itemid=99">Alessandro Romano</a>, che ha condotto la ricerca per l&#8217;associazione culturale «Movimento Neoborbonico», che nasce per ricostruire la storia del Sud e con essa l&#8217;orgoglio di essere meridionali, il nome Margherita deriverebbe dalla «sua originale composizione: le strisce di mozzarella erano infatti disposte dal centro verso l’esterno e una volta fuse richiamavano la forma dei petali di una margherita».<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/ecco-a-voi-margherita-la-pizza-colonizzata/2011/#fn-1075-4' id='fnref-1075-4' onclick='return fdfootnote_show(1075)'>4</a></sup></p>
<p>Già questo ci documenta l&#8217;esistenza di una pizza «pomodoro, mozzarella e basilico» ben <strong>29 anni prima</strong> che Margherita di Savoia diventasse regina. </p>
<p>Tuttavia, perché fermarsi? In <a href='http://napule.org/files/2011/01/la_pizza_Orlando_Giacomo.pdf'>questa tesina di ricerca</a> in «Viticultura ed Etnologia», riusciamo a fare un ulteriore passo indietro al 1830, dove tale &#8220;Riccio&#8221;, nel libro «Napoli, contorni e dintorni», parla di una pizza con pomodoro, mozzarella e basilico.</p>
<p>Non è finita; nel «<a href="http://www.lospicchiodaglio.it/testi/utilita/disciplinare_pizza_napoletana.pdf">Disciplinare di produzione della specialità tradizionale garantita &#8220;Pizza Napoletana&#8221;</a>», allegato anche alla tesina di cui sopra, all&#8217;articolo 4 leggiamo: «Le pizze più popolari e famose a Napoli erano la &#8220;marinara&#8221; nata nel 1734 e la &#8220;margherita&#8221; del 1796 – 1810, che <strong>venne offerta</strong> alla Regina d’Italia in visita a Napoli nel 1889». </p>
<p>Fine della storia. <strong>La pizza margherita era nata quasi 100 anni prima e venne soltanto offerta alla (e non inventata per la) Regina Margherita</strong>. </p>
<h3>Maestri di colonizzazione</h3>
<p>I Savoia, e di più ancora, la borghesia piemontese che avevano alle spalle e che poi è diventata la disastrosa classe dirigente &#8220;italiana&#8221;, ancora in auge, sono stati e sono dei maestri di colonizzazione. Capirono che per sottomettere un popolo non è necessario usare l&#8217;occupazione militare,<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/ecco-a-voi-margherita-la-pizza-colonizzata/2011/#fn-1075-5' id='fnref-1075-5' onclick='return fdfootnote_show(1075)'>5</a></sup> ma è sufficiente colonizzare culturalmente:<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/ecco-a-voi-margherita-la-pizza-colonizzata/2011/#fn-1075-6' id='fnref-1075-6' onclick='return fdfootnote_show(1075)'>6</a></sup> rimuovere tutta la precedente classe dirigente e politica in toto, raccontare bugie sulla storia di quelle terre, <strong>far credere che la nascita di una dei più grandi capolavori della cucina napoletana <a href="http://angeloxg1.wordpress.com/2011/01/24/anche-la-pubblicita-comunica-la-schiavitu-di-napoli/">fu un atto di servilismo</a> nei confronti dei Savoia conquistatori</strong>.</p>
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		<title>Olocausto Napoletano</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Jan 2011 15:47:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Russo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[È il 27 gennaio e tutti i wanna-be democratici d&#8217;Italia si apprestano, puntuali come sempre nel dimostrare la loro presunta grandezza morale, a commemorare il Giorno della Memoria, una ricorrenza istituita con tanto di legge dal Parlamento italiano «che ha in tal modo aderito alla proposta internazionale di dichiarare il 27 gennaio come giornata in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<fb:like href='http://napule.org/olocausto-napoletano/2011/' send='true' layout='standard' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida+grande'></fb:like><p>È il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/27_Gennaio">27 gennaio</a> e tutti i <em>wanna-be</em> democratici d&#8217;Italia si apprestano, puntuali come sempre nel dimostrare la loro presunta grandezza morale, a commemorare il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giorno_della_Memoria">Giorno della Memoria</a>, una ricorrenza istituita con tanto di legge dal Parlamento italiano «che ha in tal modo aderito alla proposta internazionale di dichiarare il 27 gennaio come giornata in <strong>commemorazione delle vittime del nazifascismo</strong>». <strong>Giustissimo</strong>, per carità.<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/olocausto-napoletano/2011/#fn-1079-1' id='fnref-1079-1' onclick='return fdfootnote_show(1079)'>1</a></sup></p>
<p>Tuttavia voglio andare a toccare un argomento che purtroppo la maggioranza dei cittadini di questo paese ancora ignora. Infatti, le istituzioni di questo paese, prima ancora della pur doverosa commemorazione delle vittime del nazifascismo, dovrebbe occuparsi di ristabilire dignità e rispetto, e perché no, anche un po&#8217; di verità: ricordare allo Stato tutto che se esso esiste è grazie anche all&#8217;<strong>Olocausto Napoletano</strong>.<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/olocausto-napoletano/2011/#fn-1079-2' id='fnref-1079-2' onclick='return fdfootnote_show(1079)'>2</a></sup></p>
<div id="attachment_1081" class="wp-caption aligncenter" style="width: 610px"><img src="http://napule.org/files/2011/01/Lapide-Fenestrelle.jpeg" alt="Lapide commemorativa in onore delle vittime napolitane posta all&#039;interno del Forte" title="Lapide commemorativa." width="600" height="433" class="size-full wp-image-1081" /><p class="wp-caption-text">Lapide commemorativa in onore delle vittime napolitane posta all'interno del Forte di Fenestrelle (Torino)</p></div>
<p><span id="more-1079"></span></p>
<p>«Olocausto Napoletano» non è un&#8217;espressione riconosciuta ufficialmente, ma dati la definizione antonomastica di «olocausto» e i dati che sto per citarvi, l&#8217;accostamento spiega in due parole quello che invece io dovrò spiegarvi usandone qualcuna in più, ma che vi anticipo con una triade scioccante: <strong>un milione di morti</strong>, <strong>deportazioni</strong>, <strong>leggi razziali</strong>. Tutto a danno di quelli che oggi chiamiamo <strong>meridionali</strong>.</p>
<h3>Premessa</h3>
<p>Correva l&#8217;anno 1860 e a quei tempi con il termine <em>napolitano</em> si indicavano gli abitanti e il territorio della parte continentale del Regno delle Due Sicilie. A seguito di quella che molti di voi conoscono come «liberazione»,<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/olocausto-napoletano/2011/#fn-1079-3' id='fnref-1079-3' onclick='return fdfootnote_show(1079)'>3</a></sup> ma che in realtà fu <a href="http://comitatiduesicilie.org/index.php?option=com_content&#038;task=view&#038;id=53&#038;Itemid=73">invasione</a>, scoppiò il fenomeno oggi conosciuto come <em>brigantaggio</em>, che per lungo tempo interessò soprattutto la parte continentale delle Due Sicilie. </p>
<p>Questa non è la sede per i dettagli, quindi vi dirò seccamente: <strong>i briganti non erano</strong>, per la maggior parte, <strong>realmente tali</strong>. Per citare la famosissima frase di Gramsci: «<em>Lo stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono d’infamare col marchio di briganti</em>».<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/olocausto-napoletano/2011/#fn-1079-4' id='fnref-1079-4' onclick='return fdfootnote_show(1079)'>4</a></sup></p>
<p>Erano in pratica dei <em>partigiani</em> in difesa della indipendenza della propria terra. Tra le loro fila, oltre ai contadini, si unirono numerosi soldati dell&#8217;esercito borbonico ormai sciolto dopo <a href="http://www.amazon.it/Lassedio-condann%C3%B2-lItalia-allUnit%C3%A0-italiani/dp/8817043168">l&#8217;ultima resistenza a Gaeta</a>.</p>
<h3>Un milione di morti</h3>
<p>Sebbene le stime ufficiali non si siano volute spingere oltre i 250.000 morti, <a href="http://www.facebook.com/antonio.ciano">Antonio Ciano</a>, nel suo libro «<a href="http://www.eleaml.org/sud/essenziali/massacro_ciano.html">I Savoia e il massacro del Sud</a>», parla di <strong>un milione di morti uccisi</strong>,<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/olocausto-napoletano/2011/#fn-1079-5' id='fnref-1079-5' onclick='return fdfootnote_show(1079)'>5</a></sup> cifra <strong>non inverosimile</strong> dal momento che il corpo di occupazione piemontese, «che disponeva ormai di tutta la forza d&#8217;Italia» (cit. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_II_delle_Due_Sicilie">Francesco II</a>), compresa la guardia nazionale di trista memoria, assommava, nel 1865, anno del massimo sforzo contro la resistenza meridionale, a mezzo milione di uomini. «Se si traesse il novero dei fucilati, dei morti nelle zuffe, dè carcerati dal Piemonte, per soggiogare il Regno di Napoli, senza fallo si troverebbe assai maggiore di quello dei voti del plebiscito, strappati con la punta del pugnale e colle minacce del moschetto&#8230;» riferisce <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/La_Civilt%C3%A0_Cattolica">La Civiltà Cattolica</a> (Serie IV, Vol. XI, 1861, pag. 618). Come dire che i morti, nel mese di agosto del 1861, superavano già di gran lunga il milione trecentomila.<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/olocausto-napoletano/2011/#fn-1079-6' id='fnref-1079-6' onclick='return fdfootnote_show(1079)'>6</a></sup> </p>
<p>L&#8217;azione piemontese era talmente scandalosa e cruenta che persino <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Massimo_d'Azeglio">Massimo d&#8217;Azeglio</a>, il quale <a href="http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/Ministero/UfficioStampa/News/visualizza_asset.html_570068014.html">ebbe già a scrivere</a>, in una lettera privata, che «unirsi ai Napoletani è come giacere con un lebbroso», fu costretto a dichiarare pubblicamente «[...] so che al di qua del Tronto non ci vogliono sessanta battaglioni [per tenere il Regno] e di là si [...] si deve quindi o cambiar principi o cambiar atti [...] Agli italiani che, rimanendo italiani, non vogliono unirsi a noi, non abbiamo diritto di dare archibugiate».<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/olocausto-napoletano/2011/#fn-1079-7' id='fnref-1079-7' onclick='return fdfootnote_show(1079)'>7</a></sup></p>
<h3>Gli eccidi</h3>
<p>Un pensiero particolare a tutti quei paesi che l&#8217;occupazione piemontese ha spazzato via dalle carte geografiche o, quando non c&#8217;è riuscita, ha ridimensionato considerevolmente. Simbolo di questi avvenimenti è il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Massacro_di_Pontelandolfo_e_Casalduni">massacro di Pontelandolfo e Casalduni</a>.<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/olocausto-napoletano/2011/#fn-1079-8' id='fnref-1079-8' onclick='return fdfootnote_show(1079)'>8</a></sup> «Di Pontelandolfo e Casalduni non rimanga pietra su pietra» ordinò <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Enrico_Cialdini">Cialdini</a> a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pier_Eleonoro_Negri">Negri</a>.<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/olocausto-napoletano/2011/#fn-1079-9' id='fnref-1079-9' onclick='return fdfootnote_show(1079)'>9</a></sup> A operazione compiuta quest&#8217;ultimo rispose: «Ieri mattina all&#8217;alba giustizia fu fatta contro Pontelandolfo e Casalduni. Essi bruciano ancora».<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/olocausto-napoletano/2011/#fn-1079-10' id='fnref-1079-10' onclick='return fdfootnote_show(1079)'>10</a></sup> «Chi usciva di casa veniva colpito con le baionette, chi scappava veniva preso a fucilate. Furono tre ore di fuoco, dalle case venivano portate fuori le cose migliori, i bersaglieri ne riempivano gli zaini, il fuoco crepitava»<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/olocausto-napoletano/2011/#fn-1079-11' id='fnref-1079-11' onclick='return fdfootnote_show(1079)'>11</a></sup> [...] «Non si poteva stare intorno per il gran calore. E quale rumore facevano quei poveri diavoli che per sorte avevano da morire abbrustoliti sotto le rovine delle case. Noi, invece, durante l&#8217;incendio, avevamo di tutto: pollastri, vino, formaggio e pane».<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/olocausto-napoletano/2011/#fn-1079-12' id='fnref-1079-12' onclick='return fdfootnote_show(1079)'>12</a></sup></p>
<h3>Il Lager di Torino</h3>
<p>Il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Forte_di_Fenestrelle">Forte di Fenestrelle</a> fu usato dai Savoia per deportare soldati borbonici.<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/olocausto-napoletano/2011/#fn-1079-13' id='fnref-1079-13' onclick='return fdfootnote_show(1079)'>13</a></sup> Le stime ufficiali arrivano a 24.000 soldati deportati (per alcuni dei quali, pochi invero, oggi conosciamo <a href="http://www.duesicilie.org/spip.php?article266&#038;lang=it">i nomi e l&#8217;età</a>), <strong>lasciati morire di fame e di freddo</strong>, e i cui <strong>corpi furono sciolti nella calce viva</strong> collocata in una grande vasca, ancora oggi visibile, situata nel retro della chiesa all&#8217;ingresso del forte. All&#8217;interno del forte ancora oggi <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/File:Scritta_Forte_Fenestrelle.jpg">si legge</a> la frase: «Ognuno vale non in quanto è ma in quanto produce». La stessa frase si ritroverà anni dopo ad Auschwitz.<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/olocausto-napoletano/2011/#fn-1079-14' id='fnref-1079-14' onclick='return fdfootnote_show(1079)'>14</a></sup></p>
<h3>Altri tentativi di deportazione</h3>
<p>«Tutti i criminali meridionali dovrebbero essere deportati in un luogo disabitato e lontano migliaia di chilometri dal Belpaese. In Patagonia, per esempio». Intenzioni e progetto portano la firma di un presidente del consiglio italiano: <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Federico_Menabrea">Luigi Federico Menabrea</a>. Siamo nel 1868.<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/olocausto-napoletano/2011/#fn-1079-15' id='fnref-1079-15' onclick='return fdfootnote_show(1079)'>15</a></sup> Si provò ripetutamente a chiedere un&#8217;area di deportazione a diversi governi, come quello inglese e quello argentino. Tutti i tentativi fallirono, perché nessuno riuscì a trovare il modo di giustificare una aberrazione simile. </p>
<h3>Leggi razziali</h3>
<p>La <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Legge_Pica">Legge Pica</a>, varata nel 1863 e prorogata più volte, autorizzava difatti lo stato d&#8217;assedio nelle regioni meridionali della penisola e successivamente anche nella Sicilia. Ciò, unito alle teorie di antropologia criminale di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cesare_Lombroso">Cesare Lombroso</a>, secondo le quali era, in pratica, possibile decretare che una persona fosse un brigante o un criminale in base alle sue fattezze, causò una <em>pulizia etnica</em> di fatto.</p>
<p>Oggi, in nome di Cesare Lombroso, troviamo un museo di antropologia criminale,<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/olocausto-napoletano/2011/#fn-1079-16' id='fnref-1079-16' onclick='return fdfootnote_show(1079)'>16</a></sup> guarda caso a Torino. Questo museo è in pratica una fossa comune legalizzata ed esposta al pubblico, in quanto raccoglie tutti i crani dei sedicenti briganti su cui Lombroso portava avanti i suoi studi. Ricordiamo a tal proposito che «in alcuni casi sono state tagliate le teste dei briganti uccisi per facilitarne il riconoscimento. Potendo i malevoli elevare dubbi calunniosi, si vieta questa pratica&#8230;» Successivamente si spiega che la pratica era diffusa per la comodità di trasportare le teste piuttosto che tutti i corpi dei briganti uccisi.<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/olocausto-napoletano/2011/#fn-1079-17' id='fnref-1079-17' onclick='return fdfootnote_show(1079)'>17</a></sup></p>
<h3>Esodo</h3>
<p>Intorno al 1871, dopo più di <strong>dieci anni di repressione</strong>, il fenomeno del &#8220;brigantaggio&#8221; iniziò a scemare e fu l&#8217;inizio di una nuova piaga, ancora oggi aperta: l&#8217;emigrazione. È bene sapere che, fino a quel tempo, mai le terre del fu Regno delle Due Sicilie avevano conosciuto il fenomeno dell&#8217;emigrazione di massa. Piuttosto, questo fenomeno era molto diffuso nel nord della penisola. Ma dopo dieci di anni di repressione, di <a href="http://napule.org/i-meridionali-non-devono-intraprendere-la-tragedia-di-pietrarsa/2010/">chiusura di fabbriche</a>, di distruzione di terre,<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/olocausto-napoletano/2011/#fn-1079-18' id='fnref-1079-18' onclick='return fdfootnote_show(1079)'>18</a></sup> di spoliazione di risorse e denari dalle banche,<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/olocausto-napoletano/2011/#fn-1079-19' id='fnref-1079-19' onclick='return fdfootnote_show(1079)'>19</a></sup> non era rimasto nient&#8217;altro alla gente che <a href="http://www.youtube.com/watch?v=CnzMEA7QeqI#">fuggire via</a>. </p>
<p>Come se non bastasse il danno fino allora arrecato, arrivò anche <strong>la beffa</strong>: la tassa sull&#8217;emigrazione oltreoceano, quasi esclusivamente meridionale. Con i soldi di questa tassa venne poi costituito un fondo per rimborsare il biglietto agli italiani che emigravano in Europa (e solo a loro), stavolta per quattro quinti settentrionali.</p>
<h3>Commemorazione</h3>
<p>In segno di commemorazione, mi piacerebbe lasciarvi con <a href="http://www.youtube.com/watch?v=RjYZtxMhMHs">le parole commoventi</a> dell&#8217;epilogo del film di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pasquale_Squitieri">Pasquale Squitieri</a> «<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Li_chiamarono..._briganti!">Li chiamarono&#8230;briganti!</a>» interpretato da una sublime <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lina_Sastri">Lina Sastri</a>.</p>
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		<title>Da Napoli verso il futuro: Mercadante e Cherubini chiudono il Salzburg Whitsun Festival</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Dec 2010 12:24:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Russo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[cherubini]]></category>
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		<category><![CDATA[opera]]></category>
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		<description><![CDATA[Mentre Napoli viene trascurata da ogni forma istituzionale italiana e non fa altro che subire invettive e danni, la sua enorme eredità di grande capitale europea viene ancora portata all&#8217;estero con tutta la magnificenza che merita. Questa volta, grazie al maestro Riccardo Muti, napoletano. L&#8217;articolo che leggerete è tradotto da From Naples into the Future [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<fb:like href='http://napule.org/da-napoli-verso-il-futuro-mercadante-e-cherubini-chiudono-il-salzburg-whitsun-festival/2010/' send='true' layout='standard' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida+grande'></fb:like><p><small><em>Mentre <strong>Napoli</strong> viene trascurata da ogni forma istituzionale italiana e non fa altro che subire invettive e danni, la sua enorme eredità di grande capitale europea viene ancora portata all&#8217;estero con tutta la magnificenza che merita. Questa volta, grazie al maestro <strong>Riccardo Muti</strong>, napoletano.<br />
L&#8217;articolo che leggerete è tradotto da <a href="http://www.salzburgerfestspiele.at/tabid/661/default.aspx">From Naples into the Future &#8211; Finale with Mercadante and Cherubini</a> di Walter Dobner.</em></small></p>
<div id="attachment_1010" class="wp-caption aligncenter" style="width: 550px"><img src="http://napule.org/files/2010/12/MaestroRiccardoMuti_photoFrancescoSqueglia_H.jpeg" alt="Maestro Riccardo Muti al teatro di San Carlo" title="Maestro Riccardo Muti al teatro di San Carlo" width="540" height="360" class="size-full wp-image-1010" /><p class="wp-caption-text">Maestro Riccardo Muti al teatro di San Carlo</p></div>
<p><span id="more-998"></span></p>
<p>Nel 2011, per la quinta e ultima volta, il programma del <a href="http://www.salzburg.info/en/art_culture/highlights/salzburg_whitsun_festival.htm"><em>Salzburg Whitsun Festival</em></a> verterà sulla <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Scuola_musicale_napoletana">Scuola Napoletana</a>. «Ciò che noi facciamo è ancora legato alla Scuola Napoletana e al rapporto con Vienna. Oggigiorno si dimentica spesso che Vienna e Napoli avevano rapporti molto stretti durante il XVIII secolo e oltre», spiega <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Riccardo_Muti">Riccardo Muti</a>, riferendosi di nuovo al bagaglio culturale storico per il suo progetto <em>Salisburgo Napoli &#8211; Metropoli dei Ricordi</em>, originariamente pianificato per soli tre anni e poi esteso a cinque.</p>
<p>Per l&#8217;ultimo atto del suo viaggio musicale, sia per l&#8217;opera sia per il lavoro sacro che tradizionalmente chiude il <em>Whitsun Festival</em>, il maestro Muti ha scelto lavori di compositori «che nonostante vengano dalla Scuola Napoletana, vanno nella direzione di Donizetti, Bellini, perfino del primo Verdi»: il melodramma buffo di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Saverio_Mercadante">Saverio Mercadante</a>, <em>I due Figaro</em>, e il <em>Requiem in Do minore</em> di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Cherubini">Luigi Cherubini</a>.</p>
<p>Mercadante nacque il 1795 in Puglia ed ebbe un gran successo nei più importanti teatri d&#8217;opera italiani, così come al <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Theater_am_K%C3%A4rntnertor">Kärntnertortheater</a> di Vienna, e anche in Spagna e Portogallo. Muti descrive la sua importanza nella storia della musica: «Mercadante è una parte di <strong>un ponte tra la tradizione napoletana e il futuro</strong>». </p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gioachino_Rossini">Rossini</a> commissionò un&#8217;opera a Mercadante per il suo <em>Théâtre Italien</em> a Parigi. Dal 1840 fino alla sua morte nel 1870 Mercadante fu direttore del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Conservatorio_di_San_Pietro_a_Majella">Conservatorio di Napoli</a>. </p>
<p>Manoscritti autografi de <em>I due Figaro</em> sono conservati a Madrid e a Napoli. Muti descrive il lavoro  come «non solamente una semplice opera comica», che ha lo stesso carattere de <em>Le nozze di Figaro</em> di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Wolfgang_Amadeus_Mozart">Mozart</a>. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Felice_Romani">Felice Romani</a> scrisse il libretto dell&#8217;opera che deve il suo titolo al fatto che Cherubino compare in esso sotto il nome di Figaro. Stilisticamente, Mercadante segue Rossini, ma nelle sue composizioni si trovano anche forme di danza spagnole come il bolero e il fandango, preannunciando così futuri sviluppi nella musica spagnola, come ad esempio <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Manuel_de_Falla">Manuel de Falla</a>.</p>
<p>La sua musica prende vita dalla sua anima. «Non c&#8217;è nota nella sua musica che sia stata scritta solo per impressionare qualcuno», dice Riccardo Muti a proposito del compositore Luigi Cherubini. «Per <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ludwig_van_Beethoven">Beethoven</a> fu il più grande compositore del tempo e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Robert_Schumann">Schumann</a> disse che se Beethoven avesse mai diretto un requiem, avrebbe scelto il Requiem in Do minore di Cherubini. Il suo collega <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Adolphe_Adam">Adolphe Adam</a> definì Cherubini il «<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Pierluigi_da_Palestrina">Palestrina</a> del XIX secolo», non ultimo per questa <em>Messe des morts</em>, che Cherubini compose per la commemorazione in chiesa dell&#8217;esecuzione di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_XVI_di_Francia">Luigi XVI</a> e che fu per la prima volta eseguito nel 1817 a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Saint-Denis_(Seine-Saint-Denis)">Saint-Denis</a>, vicino Parigi.</p>
<p>Ci sono diverse ragioni per cui il Requiem in Do minore forma un finale napoletano: Cherubini era di Firenze e morì a Parigi, ma i suoi sviluppi sarebbero stati impensabili senza l&#8217;influenza della Scuola Napoletana. Riccardo Muti è uno di quei direttori che ha un legame particolare con l&#8217;opera di questo compositore. E non a caso è l&#8217;Orchestra Giovanile «Luigi Cherubini» fondata da Muti che ha avuto un ruolo essenziale nell&#8217;esecuzione dell&#8217;opera e concerti da quando il Whitsun Festival iniziò per concentrarsi in particolare sulla musica di Napoli.</p>
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		<title>Uichilics</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Dec 2010 00:41:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Russo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[esoterismo]]></category>
		<category><![CDATA[massoneria]]></category>
		<category><![CDATA[unità]]></category>
		<category><![CDATA[wikileaks]]></category>

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		<description><![CDATA[WikiLeaks. Vi starete già chiedendo: cosa c&#8217;entra ora parlare di WikiLeaks su questo blog dedicato a Napoli? No, non sono usciti file che riguardano Napoli in qualche modo. Non che io sappia, almeno.1 Ma il collegamento, seppur contorto e, a tratti, esoterico, c&#8217;è. Lasciatemi, dunque, divertire un po&#8217;. Premessa Per introdurvi al collegamento, vi ricordo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<fb:like href='http://napule.org/uichilics/2010/' send='true' layout='standard' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida+grande'></fb:like><p><strong>WikiLeaks</strong>. Vi starete già chiedendo: cosa c&#8217;entra ora parlare di <em>WikiLeaks</em> su questo blog dedicato a <strong>Napoli</strong>? No, non sono usciti <em>file</em> che riguardano Napoli in qualche modo. Non che io sappia, almeno.<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/uichilics/2010/#fn-949-1' id='fnref-949-1' onclick='return fdfootnote_show(949)'>1</a></sup>  Ma il collegamento, seppur contorto e, a tratti, esoterico, c&#8217;è. Lasciatemi, dunque, divertire un po&#8217;.</p>
<div id="attachment_966" class="wp-caption aligncenter" style="width: 610px"><a href="http://napule.org/files/2010/12/rothschild-arms.jpeg"><img src="http://napule.org/files/2010/12/rothschild-arms-600x433.jpg" alt="Stemma della famiglia Rothschild" title="Stemma della famiglia Rothschild" width="600" height="433" class="size-large wp-image-966" /></a><p class="wp-caption-text">Stemma della famiglia Rothschild</p></div>
<p><span id="more-949"></span></p>
<h3>Premessa</h3>
<p>Per introdurvi al collegamento, vi ricordo che la nostra città è stata, fino a 150 anni fa, una delle più grandi capitali europee e sedeva nel triangolo delle «più grandi» insieme a Londra e Parigi. Lo diceva Stendhal quando affermava che è «Napoli, la gran città carica di storia, con Parigi, la sola possibile capitale europea.», <a href="http://napule.org/dopo-lunita-sbagliata-la-capitale-sbagliata/2010/">lo ha detto Fernand Braudel</a>, <a href="http://angeloxg1.wordpress.com/2010/11/05/schifano-un-francese-meridionalista/">lo dice ancora oggi Jean Noël Schifano</a>.<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/uichilics/2010/#fn-949-2' id='fnref-949-2' onclick='return fdfootnote_show(949)'>2</a></sup> </p>
<p>Oggi, la nostra pur sempre grande città è purtroppo in decadenza. Questo è accaduto, come ho avuto modo di ricordare in queste pagine, in seguito a un processo innescatosi con il cosiddetto «Risorgimento», quell&#8217;unità della penisola avvenuta in realtà <a href="http://napule.org/category/storia/">a danno del Sud</a>, una volta ricco e prospero, ma da allora <a href="http://books.google.it/books?id=z9IDV5NaxSMC&#038;printsec=frontcover&#038;dq=unit%C3%A0+d'italia+nascita+di+una+colonia&#038;hl=it&#038;ei=e0z9TJ2PCsSAhAf66oCYCw&#038;sa=X&#038;oi=book_result&#038;ct=result&#038;resnum=1&#038;ved=0CCoQ6AEwAA#v=onepage&#038;q&#038;f=false">ridotto a colonia</a> dello stato Italiano.</p>
<p>È importante ricordare che tra i motivi per i quali le Due Sicilie andavano &#8220;eliminate&#8221; c&#8217;era <strong>anche</strong> che il governo d&#8217;allora non era in linea con i piani della massoneria mondiale, la quale pianificava il nuovo assetto europeo come liberale, laico, capitalistico e costituito da pochi stati di dimensioni considerevoli. Il <em>Regno di Sardegna</em>, quello dei Savoia, quello che ci ha invaso e ridotto alla miseria, era invece molto vicino alla massoneria dell&#8217;epoca; eccome. E approfittò di questo piano su grande scala per ridurre le ex Due Sicilie allo <em>status</em> di colonia. </p>
<h3>Julian Assange</h3>
<p>Torniamo un attimo ai giorni nostri e alla questione WikiLeaks, e imbarchiamoci in una serie di <em>insinuazioni</em>. Tuttavia, si tratta di una serie di interessanti osservazioni che vale la pena fare. Del resto, i media di tutto il mondo danno a quest&#8217;evento uno spazio non indifferente per essere <em>solamente</em> il frutto di un gruppo che molti, incluso <a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/chi-ce-dietro-wikileaks/2139668">L&#8217;Espresso</a>, definiscono come: «Un gruppo di giovani hacker, idealisti e libertari». </p>
<p>Perdonatemi la malafede, ma l&#8217;ultima volta che ho incontrato quella definizione, hacker a parte, si parlava di <a href="http://books.google.co.uk/books?id=YtIIZqT4Z5kC&#038;lpg=PA279&#038;dq=mazzini%20autorizza&#038;pg=RA1-PA188#v=onepage&#038;q=young%20italy&#038;f=false">Giovine Italia</a>, società segreta filo-massonica coinvolta nel gioco di potere che portò all&#8217;unità d&#8217;Italia e alla distruzione del popolo meridionale.<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/uichilics/2010/#fn-949-3' id='fnref-949-3' onclick='return fdfootnote_show(949)'>3</a></sup></p>
<p>Ad ogni modo, l&#8217;«uomo WikiLeaks», lo sanno tutti ormai, è <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Julian_Assange">Julian Assange</a>. Costui <a href="http://www.thetruthseeker.co.uk/?p=15442">sembrerebbe avere contatti</a> con <em>The Economist</em>, difatti considerato leader mondiale tra le riviste di finanza, e che subisce un certo controllo dalla potente e antica famiglia ebraica di origine tedesche conosciuta come <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Rothschild_family"><em>The House of Rothschild</em></a>, la quale ne possiede parte. Debole insinuazione, quella di Assange in qualche modo collegato alla famiglia Rothschild, se non fosse che, su una strada completamente diversa, <a href="http://www.davidicke.com/forum/showthread.php?t=147282">si incappa di nuovo</a> in un legame tra Assange e i Rothschild: il legale di Julian Assange è il famoso <a href="http://www.fsilaw.com/Profiles/Mark%20Stephens.aspx">Mark Stephens</a>, della <a href="http://www.fsilaw.com/">Finers Stephens Innocent</a>, consulente legale per <a href="http://www.charityperformance.com/charity-details.php?id=17426">Waddesdon Trust</a>, nel cui consiglio di amministrazione siedono tre membri della famiglia Rothschild. La Waddesdon Trust &#8220;si prende cura&#8221; della <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Waddesdon_Manor">Waddesdon Manor</a>, proprietà già appartenuta alla famiglia Rothschild. </p>
<p>Se a tutto questo aggiungete che Julian Assange, nonostante un <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/01/assange-su-di-lui-mandato-di-cattura-internazionale-ricercato-in-188-paesi/79691/">mandato di cattura internazionale che pende sulla sua testa</a>, è libero di <a href="http://www.dailymail.co.uk/news/article-1334899/Scotland-Yard-arrest-wanted-WikiLeaks-boss-today.html">girare per le strade di Londra</a>, città che è un centro di rilievo della massoneria mondiale, i sospetti diventano più che forti. </p>
<h3>Il collegamento sono i Rothschild. Ma chi sono?</h3>
<p>La vera domanda, ora, è: perché questa famiglia ebraica è così importante? Be&#8217;, semplice, innanzitutto è parte della nostra storia: senza i loro soldi, i Savoia non sarebbero andati molto lontani e non avrebbero «fatto l&#8217;Italia». Infatti, senza dilungarmi, vorrei ricordare che tra i tanti debiti che il Regno sabaudo contrasse al fine di portare avanti le guerre fratricide per l&#8217;unità d&#8217;Italia, c&#8217;erano anche quelli<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/uichilics/2010/#fn-949-4' id='fnref-949-4' onclick='return fdfootnote_show(949)'>4</a></sup> con il <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Rothschild_banking_family_of_France">ramo francese</a> della banca Rothschild.</p>
<p>In seconda analisi, <a href="http://www.disinformazione.it/mafia_mazzini_pike.htm">perché</a> Rothschild era tra le famiglie che un secolo e mezzo fa controllava il traffico mondiale di droga, insieme ad altre grandi famiglie della finanza inglese e ai cosiddetti «poteri occulti», tra cui il misterioso <em>Ordine di Sion</em>. L&#8217;ex primo ministro inglese Benjamin Disraeli, ebreo, parrebbe esser stato uno dei massimi esponenti sionisti britannici, finanziato da famiglie di banchieri ebrei come i <em>Montefiore</em> e, ancora una volta, i Rothschild. </p>
<p>Ricordo anche che <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Rothschild_banking_family_of_Naples">la famiglia Rothschild ha avuto un ramo Napoletano</a>, fondato nella Napoli capitale, il 1821, quando <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Carl_Mayer_von_Rothschild">Calmann (Carl) Mayer von Rothschild</a> fu inviato da suo padre nel <strong>Regno delle Due Sicilie</strong> da Francoforte. Faccio notare la stranezza della data di fondazione di tale ramo: nello stesso periodo scoppiavano i moti carbonari del 1820-21, in seguito al precedente impianto delle <a href="http://www.carboneria.it/socsegrete.htm">prime società segrete filo-massoniche</a> che facevano parte del circuito di poteri che voleva l&#8217;Unità d&#8217;Italia. Va infine notato che il ramo Napoletano &#8220;chiude&#8221; in maniera controversa nel 1863, esattamente due anni dopo l&#8217;ufficiale annessione del Regno delle Due Sicilie al neonato Regno d&#8217;Italia sabaudo. Abbastanza intrigante è il fatto che Adolf von Rothschild decise di andare a Gaeta con Francesco II quando Garibaldi entrò a Napoli il 7 Settembre 1860. Tuttavia i rami inglesi, francesi e austriaci della famiglia si dissero, sembrerebbe, «non preparati» a supportare finanziariamente il Borbone deposto. </p>
<h3>Conclusioni</h3>
<p>Se c&#8217;è una cosa che ho capito da quando studio a fondo la storia di Napoli è che la politica, gli ideali, e tutto quello con cui noi <em>comuni mortali</em> abbiamo a che fare ogni giorno e che crediamo fermamente influenzi l&#8217;andare delle cose, c&#8217;entra invece poco con l&#8217;effettivo sviluppo degli avvenimenti. I «poteri forti», le massonerie,<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/uichilics/2010/#fn-949-5' id='fnref-949-5' onclick='return fdfootnote_show(949)'>5</a></sup> sotto forma di banche, economia, mass-media, governi, sono coloro che decidono tutto. E il loro potere è tale da poter condizionare la società globale. Il modo in cui fu fatta l&#8217;Italia, i 5 milioni di franchi-oro<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/uichilics/2010/#fn-949-6' id='fnref-949-6' onclick='return fdfootnote_show(949)'>6</a></sup> che furono raccolti anche grazie alle massonerie scozzesi, inglesi, francesi, canadesi, statunitensi, etc., ne sono sicuramente una prova.</p>
<p>Pertanto, quando qualcosa accade, bisognerebbe sempre chiedersi: perché? E nel caso degli eventi come quello di  WikiLeaks, che sono su scala mondiale, questo «perché?» dovrebbe essere bello grosso. Solo pensando ai Rothschild, alla loro supposta appartenenza all&#8217;Ordine di Sion da generazioni, alla loro potenza e influenza in molte aree dei mass-media mondiali, il minimo che si possa pensare è la «<a href="http://dissidentvoice.org/2010/11/wikileaks-the-tel-aviv-connection/">Tel Aviv Connection</a>».</p>
<p>Tuttavia, le conseguenze di tali eventi sembrano impossibili da prevedere per chi conduce una vita normale. Ci si limita ad avere un&#8217;opinione: «è giusto che i governi vengano messi a nudo» o «questi pazzi rischiano di scatenare un conflitto mondiale». Quello che non si sa, ma che potrebbe, nonostante tutto, corrispondere a verità, è che questi eventi potrebbero collocarsi in una serie di avvenimenti pianificati per provocare cambiamenti sostanziali nell&#8217;assetto dei poteri mondiali. </p>
<p>Del resto, è già successo quando si rimodellò l&#8217;Europa per l&#8217;era capitalistica a cavallo tra il XIX e il XX secolo.</p>
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		<title>Il &#8220;neosud&#8221; più temuto della Lega Nord</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Nov 2010 11:39:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Russo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[Il &#8220;neosud&#8221; sta iniziando a esser delegittimato e screditato sempre di più, con un impegno tale che non ho mai visto profuso per fare lo stesso nei confronti della Lega Nord (che è difatti al governo). Eppure la delegittimazione del nuovo sud è oggi fatta in funzione del fenomeno leghista. Ma qual è la differenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<fb:like href='http://napule.org/il-neosud-piu-temuto-della-lega-nord/2010/' send='true' layout='standard' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida+grande'></fb:like><p>Il &#8220;neosud&#8221; sta iniziando a esser delegittimato e screditato sempre di più, con un impegno tale che non ho mai visto profuso per fare lo stesso nei confronti della Lega Nord (che è difatti al governo). Eppure la delegittimazione del nuovo sud è oggi fatta in funzione del fenomeno leghista. Ma qual è la differenza tra i due fenomeni? Perché è inappropriato assimilarli? E soprattutto, cosa s&#8217;intende per <em>neosud</em>, termine che ho volutamente <a href='http://napule.org/files/2010/11/40362766-Il-neoterrone-repubblica-28-10-10.pdf'>rubato a &#8220;La Repubblica&#8221;</a>.</p>
<p><span id="more-751"></span></p>
<h3>Il Neosud</h3>
<p>Quello che secondo <em>La Repubblica</em> è un&#8217;invenzione, è invece qualcosa di ben definito, preciso, reale, in quanto reali sono i fatti dai quali prende forma. Il neosud è semplicemente quel Sud d&#8217;Italia che sta prendendo sempre di più coscienza di un fatto puro e semplice: la storia insegnata a scuola riguardo l&#8217;unità dell&#8217;Italia <a href="http://napule.org/litalia-e-un-paese-fondato-sul-sangue-dei-meridionali/2010/">è falsa</a>, una favoletta romanzata fino ai limiti del ridicolo e dell&#8217;assurdo, che nasconde <strong>tutti</strong> i fatti storici. A seguito di questa scoperta, il neosud non solo viene a conoscenza di una parte non indifferente di storia che gli era stata negata per 150 anni e della quale, giustamente, nel bene e nel male, è fiero. Esso, causa l&#8217;interesse  enorme che tale coscienza suscita nei riguardi della propria situazione attuale, viene a conoscere qualcosa, se è possibile, di molto peggio: tutto quanto è stato fatto negli ultimi 150 anni affinché il meridione restasse povero, pieno di problemi, etc.<br />
Il nuovo sud è, sostanzialmente, un sud non più disposto a tollerare bonariamente e silenziosamente l&#8217;anteposizione di un settentrione civile e laborioso a un meridione fannullone<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/il-neosud-piu-temuto-della-lega-nord/2010/#fn-751-1' id='fnref-751-1' onclick='return fdfootnote_show(751)'>1</a></sup> e incivile, unica causa del suo stesso male. E questo cambiamento di rotta ha un perché molto semplice: le cause dello stato attuale del meridione sono tantissime e in maggioranza esterne, non interne ad esso. E sempre più persone lo stanno appurando.</p>
<h3>Come avviene la delegittimazione</h3>
<p>La delegittimazione del nuovo sud avviene, ovviamente, con gli stessi mezzi usati sin dall&#8217;alba dei tempi per nascondere cosa l&#8217;Italia intendesse fare del meridione: usando i mezzi d&#8217;informazione per diffamare e screditare, così come <a href="http://napule.org/i-meridionali-non-devono-intraprendere-la-tragedia-di-pietrarsa/2010/">avvenne nel lontano 1863</a>, e così come avviene ancora oggi.<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/il-neosud-piu-temuto-della-lega-nord/2010/#fn-751-2' id='fnref-751-2' onclick='return fdfootnote_show(751)'>2</a></sup> E utilizzando, attraverso di essi, quell&#8217;erudizione all&#8217;acqua di rose<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/il-neosud-piu-temuto-della-lega-nord/2010/#fn-751-3' id='fnref-751-3' onclick='return fdfootnote_show(751)'>3</a></sup> tanto cara ai pomposi acculturati da prima pagina.</p>
<p>Per esempio, si etichetta il tutto come <em>bugie</em>, <a href="http://www.corriere.it/editoriali/10_luglio_10/panebianco-bugie-nord-sud_2e713ebc-8be4-11df-9aa1-00144f02aabe.shtml">alla maniera di Angelo Panebianco</a>, sul Corriere della Sera. È da notare come, onde evitare reazioni troppo violente, tentino di mettere la presa di coscienza meridionale sullo stesso piano delle goliardie della Lega Nord.</p>
<p>Ancora, una tecnica leggermente diversa <a href="http://lanostrastoria.corriere.it/2010/10/perche-il-regno-delle-due-sici.html">è quella di Dino Messina</a>, che definirei &#8220;mista&#8221;. La prima componente è molto comune, ed è quella di &#8220;mettere bugie in bocca&#8221; al nemico. Messina infatti intitola il suo articolo «Perché il Regno delle Due Sicilie non era un Eden». Come giustamente gli fanno notare in molti tra i commenti, tra cui il <a href="http://www.eleaml.org/sud/part_nuovi/neoborbonici_intervista.html">prof. Gennaro De Crescenzo</a> (che nemmeno viene riconosciuto da Messina),<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/il-neosud-piu-temuto-della-lega-nord/2010/#fn-751-4' id='fnref-751-4' onclick='return fdfootnote_show(751)'>4</a></sup> nessuno ha mai sostenuto quella che sarebbe un&#8217;assurdità detta a riguardo di qualsiasi stato della Terra, passato e presente. Il nuovo sud afferma semplicemente la verità: il Regno delle Due Sicilie <strong>non era</strong> l&#8217;inferno causa di tutti gli irrisolvibili problemi che ancora oggi il meridione, secondo la versione ufficiale, si porta dietro. Nemmeno un paradiso, ma uno stato indipendente e legittimo di tutto rispetto. Ad ogni modo, Dino Messina fa leva anche sul suo essere di origini lucane, quindi meridionale. Come a dire: «andiamo, ve lo dice uno del Sud». Uno del sud la cui biografia lo descrive come «milanese d&#8217;adozione». Lo sappiamo benissimo come sono i meridionali «milanesi d&#8217;adozione»: peggio dei leghisti, il più delle volte. Terza e ultima componente è l&#8217;inconcludenza: l&#8217;articolo è breve, banale, superficiale e atto solo a creare una diatriba tra i commentatori, con l&#8217;intento di comunicare all&#8217;ingenuo lettore che Dino Messina ha ragione a non dare credito a &#8220;certa gente&#8221;.</p>
<p>Terzo, e per il momento ultimo, esempio è quello dell&#8217;articolo de <a href='http://napule.org/files/2010/11/40362766-Il-neoterrone-repubblica-28-10-10.pdf'>&#8220;La Repubblica&#8221;</a>. Qui la tecnica raggiunge la sublimità del metodo all&#8217;italiana: retorica a tutto spiano, cui la nostra lingua si presta particolarmente; metafore, riferimenti, citazioni miste di personaggi storici e televisivi, ben intrecciati tra di loro; qualche chiacchiera inconcludente anche qui e poi, il massimo del minimo: un passaggio <strong>ucronico</strong> che mette in bocca a Gramsci, personaggio caro a molti meridionalisti, se non tutti, le seguenti parole: «Sono passati 90 anni!».<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/il-neosud-piu-temuto-della-lega-nord/2010/#fn-751-5' id='fnref-751-5' onclick='return fdfootnote_show(751)'>5</a></sup> Un tentativo di comunicare al lettore che, se il Gramsci tanto amato dai meridionalisti fosse ancora vivo oggi, sarebbe il primo a screditarli. <strong>Pietoso</strong>.</p>
<p>Da notare un punto comune a tutte le tecniche: nessuno parla della storia recente, tutti si limitano a cercare di screditare le tesi anti-risorgimentali. Ma ben più grave del modo barbaro col quale l&#8217;Italia fu fatta, è quello meschino col quale è stata tenuta divisa.<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/il-neosud-piu-temuto-della-lega-nord/2010/#fn-751-6' id='fnref-751-6' onclick='return fdfootnote_show(751)'>6</a></sup></p>
<h3>Perché la Lega non è un reale pericolo</h3>
<p>Ebbene, la verità è che la <strong>Lega Nord</strong>, a dispetto di quel che vi vogliono far credere, trae vantaggio assoluto dalla situazione meridionale. La Lega Nord, interessata soltanto al benessere e all&#8217;ulteriore arricchimento di quella nazione inesistente che loro chiamano Padania, non è altro che l&#8217;estremizzazione di ciò che da sempre sono i piani italiani per il meridione. Non a caso, il primo governatore di quella che sarebbe poi stata denominata Banca d&#8217;Italia affermò: <a href="http://napule.org/i-meridionali-non-devono-intraprendere-introduzione/2010/">«[i meridionali, ndr] non dovranno mai essere più in grado di intraprendere»</a>. </p>
<p>Il meridione è da sempre usato come fonte di risorse (risorse naturali, risorsa lavoro, etc.) da impiegare al nord (per questo al sud non si investe), ghetto per le mafie (strumento dello stato per &#8220;controllare&#8221; il territorio del sud), e parte integrante del motore dell&#8217;economia, tramite stipendi assicurati da inutili posti di lavoro nell&#8217;amministrazione (ecco perché al sud gli impiegati negli enti pubblici sono in numero eccessivo). Stipendi &#8220;minimi&#8221; necessari per mettere i meridionali in condizioni di comprare i prodotti del Nord. Se non avete fatto ancora &#8220;due più due&#8221;, si tratta di una <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Colonia_(territorio)">colonia</a>, che usa le mafie al posto dell&#8217;esercito, essendo una colonia non dichiarata.<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/il-neosud-piu-temuto-della-lega-nord/2010/#fn-751-7' id='fnref-751-7' onclick='return fdfootnote_show(751)'>7</a></sup></p>
<p>Siccome queste sono cose conosciute ai piani alti, nessuno veramente crede che la Lega Nord voglia fare la secessione nuda e cruda, perché <a href="http://www.pompeomaritati.eu/wordpress/se-il-sud-aiutasse-la-padania-a-separarsi-paradossalmente-diverrebbe-piu-ricco-dell%E2%80%99attuale-lombado-veneto.html">i conti non tornerebbero</a>. Quello che interessa alla Lega è inasprire il regime colonialista con un federalismo completamente sbilanciato a discapito del meridione e a favore della fantomatica Padania. Attenzione, infatti, a non sottovalutare affermazioni che vengono rapidamente tacciate come deliranti dai media nazionali. Quando Bossi poco tempo fa disse che <a href="http://partitodelsud.blogspot.com/2010/08/bossi-il-sud-doveva-essere-solo-una.html">«il Sud doveva essere solo una colonia»</a>, non delirava, ma lanciava un messaggio chiaro: <strong>il sud non è vessato abbastanza</strong>.<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/il-neosud-piu-temuto-della-lega-nord/2010/#fn-751-8' id='fnref-751-8' onclick='return fdfootnote_show(751)'>8</a></sup></p>
<h3><a href="http://blog.libero.it/BRIGANTESEMORE/9350740.html">Perché</a>, invece, il nuovo sud è temuto?</h3>
<p>Be&#8217;, questo da spiegare è molto semplice. Dato per scontato che l&#8217;unità, a livello di popolo, non esiste in Italia (esistono i veneti, i lombardi, i romagnoli, i napoletani, i siciliani, i salentini, etc. &#8211; ma pochissimi &#8220;italiani&#8221;), quello meridionale è l&#8217;unico gruppo proveniente da diverse regioni che costituisce un popolo più di tutto il resto d&#8217;Italia. Questo per ragioni storiche, essendo stato unito per circa 730 anni di seguito, prima sotto il Regno di Sicilia, poi quelli di Napoli e Sicilia, e poi il regno indipendente delle Due Sicilie, sotto i Borbone.<br />
In quanto tale, fu difficilissimo assoggettare i popoli meridionali all&#8217;epoca dell&#8217;invasione piemontese, e per farlo fu usata la corruzione ad ogni livello,<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/il-neosud-piu-temuto-della-lega-nord/2010/#fn-751-9' id='fnref-751-9' onclick='return fdfootnote_show(751)'>9</a></sup> la violenza,<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/il-neosud-piu-temuto-della-lega-nord/2010/#fn-751-10' id='fnref-751-10' onclick='return fdfootnote_show(751)'>10</a></sup> e lo sdoganamento di Mafia e Camorra come forze parastatali.<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/il-neosud-piu-temuto-della-lega-nord/2010/#fn-751-11' id='fnref-751-11' onclick='return fdfootnote_show(751)'>11</a></sup> </p>
<p>La emergente verità sugli ultimi 150 anni di storia meridionale, unita alle ormai oltremodo insopportabili vessazioni anche verbali dei «padani», rischia seriamente di provocare una rivolta. E se rileggete quanto ho scritto appena sopra, capirete che i popoli meridionali non sono così facilmente &#8220;placabili&#8221; quando si arrabbiano. Tipico delle persone che, di natura, sono pacifiche.</p>
<p>Quello che purtroppo non si vuol capire (o si fa finta di non volerlo), è che tale rischio aumenta ogni giorno di più se si continua a prendere per i fondelli il sud e ad appoggiare una politica sociale ed economica anti-meridionale. <strong>La verità va riconosciuta pubblicamente e le politiche vanno cambiate radicalmente</strong>, se veramente si ha interesse a salvare il salvabile e, soprattutto, a evitare inutili tragedie.</p>
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		<title>«Questa è invasione, non unione, non annessione!»</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Oct 2010 19:52:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Russo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[citazioni]]></category>
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		<description><![CDATA[Ancora una volta mi ritrovo sul tema dell&#8217;Unità. Ancora una volta, perché è importante che la gente sappia e l&#8217;abbia sempre bene in mente, poiché il medesimo atteggiamento descritto più avanti, adattato nel tempo, è stato perpetrato negli anni, fino ai giorni nostri. Le parole nel titolo sono parte della mozione di inchiesta che il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<fb:like href='http://napule.org/%c2%abquesta-e-invasione-non-unione-non-annessione%c2%bb/2010/' send='true' layout='standard' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida+grande'></fb:like><p>Ancora una volta mi ritrovo sul tema dell&#8217;Unità. Ancora una volta, perché è importante che la gente sappia e l&#8217;abbia sempre bene in mente, poiché il medesimo atteggiamento descritto più avanti, adattato nel tempo, è stato perpetrato negli anni, fino ai giorni nostri.</p>
<p>Le parole nel titolo sono parte della mozione di inchiesta che il duca di Maddaloni, Marzio Francesco Proto Carafa Pallavicino, presentò al parlamento italiano il 20 Novembre 1861. Di seguito riporto un tratto saliente della mozione, così come citato da Antonio Ghirelli in <em>Storia di Napoli</em>.<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/%c2%abquesta-e-invasione-non-unione-non-annessione%c2%bb/2010/#fn-682-1' id='fnref-682-1' onclick='return fdfootnote_show(682)'>1</a></sup></p>
<p><div id="attachment_683" class="wp-caption aligncenter" style="width: 610px"><img src="http://napule.org/files/2010/10/30455_1398542496351_1615924166_975960_8326849_n-600x400.jpg" alt="La guerra di invasione del Sud" title="La guerra di invasione del Sud" width="600" height="400" class="size-large wp-image-683" /><p class="wp-caption-text">La guerra di invasione del Sud</p></div><br />
<span id="more-682"></span></p>
<blockquote><p>«Intere famiglie veggonsi accattar l&#8217;elemosina; diminuito, anzi <strong>annullato il commercio</strong>, <strong>serrati i privati opificii</strong> per concorrenze subitanee, intempestive, impossibili a sostenersi, e per lo annullamento delle tariffe e per le mal proporzionate riforme; null&#8217;altro in fatto di pubblici lavori veggiamo fare se non lentamente continuarsi qualche branca di ferrovia, o <strong>metter pietre inaugurali di opere, che poi non veggonsi mai continuare</strong>.<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/%c2%abquesta-e-invasione-non-unione-non-annessione%c2%bb/2010/#fn-682-2' id='fnref-682-2' onclick='return fdfootnote_show(682)'>2</a></sup> E frattanto tutto si fa venir di Piemonte, persino le cassette della posta, la carta per i Dicasteri, e per le pubbliche amministrazioni. Non vi ha faccenda nella quale un onest&#8217;uomo possa buscarsi alcun ducato, che non si chiami un piemontese a disbrigarla. A mercanti di Piemonte dànnosi le forniture della milizia, e delle amministrazioni, od almeno delle più lucrose, <strong>burocratici di Piemonte occupano quasi tutti i pubblici uffizi</strong>, <strong>gente</strong> spesso ben più corrotta degli antichi burocratici napolitani, e <strong>di una ignoranza</strong>, e di una ottusità di mente, <strong>che non teneasi possibile dalla gente del mezzodì</strong>. Anche a fabbricare le ferrovie si mandano operai piemontesi, ed i quali oltraggiosamente pagansi il doppio che i napolitani; a facchini della dogana, a carcerieri vengono uomini di Piemonte, e <strong>donne piemontesi si prendono a nutrici</strong> nell&#8217;ospizio dei trovatelli, <strong>quasi neppure il sangue di questo popolo più fosse bello e salutevole</strong>. Questa è invasione, non unione, non annessione! <strong>Questo è un voler sfruttare la nostra terra, siccome terra di conquista</strong>.»</p></blockquote>
<p>Il testo completo della mozione <a href='http://napule.org/files/2010/10/Onorevoli_Signori_Proto_Maddaloni.pdf'>lo trovate in questo file</a>.<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/%c2%abquesta-e-invasione-non-unione-non-annessione%c2%bb/2010/#fn-682-3' id='fnref-682-3' onclick='return fdfootnote_show(682)'>3</a></sup></p>
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		<title>I meridionali non devono intraprendere &#8211; La tragedia di Pietrarsa</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Sep 2010 11:04:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Russo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[imprenditoria]]></category>
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		<category><![CDATA[Pietrarsa]]></category>
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		<description><![CDATA[Eccoci al secondo appuntamento di questa serie, dove presenteremo l&#8217;eccellenza di Pietrarsa, azienda di San Giovanni a Teduccio, un quartiere della periferia a Est di Napoli. Una grande realtà aziendale che, da più importante nucleo industriale della penisola quale era in epoca preunitaria, viene ridotta a un&#8217;azienda di infima lega per poi essere chiusa, dopo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<fb:like href='http://napule.org/i-meridionali-non-devono-intraprendere-la-tragedia-di-pietrarsa/2010/' send='true' layout='standard' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida+grande'></fb:like><p>Eccoci al secondo appuntamento di <a href="http://napule.org/search/I+meridionali+non+devono+intraprendere">questa serie</a>, dove presenteremo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Museo_Nazionale_Ferroviario_di_Pietrarsa">l&#8217;eccellenza di Pietrarsa</a>, azienda di San Giovanni a Teduccio, un quartiere della periferia a Est di Napoli. Una grande realtà aziendale che, da più importante nucleo industriale della penisola quale era in epoca preunitaria, viene ridotta a un&#8217;azienda di infima lega per poi essere chiusa, dopo esser passata attraverso <a href="http://www.napoli.com/viewarticolo.php?articolo=33983">una vergognosa tragedia</a>: <strong>l&#8217;uccisione di alcuni dei suoi operai per mano di Carabinieri, Bersaglieri e Guardia Nazionale</strong>.</p>
<div id="attachment_612" class="wp-caption aligncenter" style="width: 610px"><img src="http://napule.org/files/2010/09/Pietrarsa_Railway_Museum.jpeg" alt="Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa" title="Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa" width="600" height="400" class="size-full wp-image-612" /><p class="wp-caption-text">Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa</p></div>
<p><span id="more-587"></span></p>
<p>Ma andiamo con ordine.</p>
<p>L&#8217;azienda partenopea venne fondata nel 1840 per volere di Ferdinando II di Borbone e aveva già 700 operai quando l&#8217;Ansaldo venne fondata 13 anni più tardi. Nel 1853 Pietrarsa era difatti il primo e più importante nucleo industriale della penisola, oltre mezzo secolo prima della Fiat e 44 anni prima della Breda.<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/i-meridionali-non-devono-intraprendere-la-tragedia-di-pietrarsa/2010/#fn-587-1' id='fnref-587-1' onclick='return fdfootnote_show(587)'>1</a></sup></p>
<p>Il primo tratto ferroviario della penisola, quello <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ferrovia_Napoli-Portici">Napoli-Portici</a> inaugurato nel 1839, fu il motivo principale che portò all&#8217;espansione di Pietrarsa, la quale, nel 1843, divenne fabbrica di locomotive e di assemblaggio di materiale rotabile, dopo esser già stata complesso siderurgico e adibita a produzione di cannoni e proiettili d&#8217;artiglieria. </p>
<p>In un periodo nel quale, in Inghilterra, lavoro minorile e orari di lavoro disumani erano la norma,<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/i-meridionali-non-devono-intraprendere-la-tragedia-di-pietrarsa/2010/#fn-587-2' id='fnref-587-2' onclick='return fdfootnote_show(587)'>2</a></sup> gli operai di Pietrarsa lavoravano <strong>otto ore al giorno</strong>, guadagnavano uno stipendio sufficiente a sostentare le proprie famiglie e, primi in Italia, <strong>godevano di una pensione statale</strong> con una minima ritenuta sui salari.<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/i-meridionali-non-devono-intraprendere-la-tragedia-di-pietrarsa/2010/#fn-587-3' id='fnref-587-3' onclick='return fdfootnote_show(587)'>3</a></sup></p>
<p>Ma questo stato di cose non era destinato a durare una volta che l&#8217;Italia fu unita. Dopo l&#8217;Unità, infatti, grazie all&#8217;intervento di <a href="http://napule.org/i-meridionali-non-devono-intraprendere-introduzione/2010/"><strong>Bombrini</strong></a>, le commesse iniziarono ad essere dirottate verso l&#8217;Ansaldo, mentre il nuovo padrone post-unitario delle officine partenopee, tale Jacopo Bozza, prima dilatò l’orario di lavoro abbassando allo stesso tempo gli stipendi, poi tagliò in maniera progressiva il personale mettendo in ginocchio la produzione. </p>
<p>Non ci volle molto perché il malcontento dilagasse. Sulle pareti prossime ai bagni aziendali fu scritto col carbone: «Morte a Vittorio Emanuele, il suo Regno è infame, la dinastia Savoja muoja per ora e per sempre». Gli operai avevano ormai capito a chi dovevano la loro crescente &#8220;sfortuna&#8221;.</p>
<p>A promesse di riassunzione seguirono altri licenziamenti. La tensione, a quel punto, era altissima. Il <strong>6 Agosto del 1863</strong>, dopo che alla fine di Luglio il personale era ormai ridotto a poco più di 450 unità, gli operai videro un nuovo licenziamento &mdash; altre 60 persone &mdash; arrivare come risposta alle loro richieste di aumento di stipendio (ovvero, un ritorno a qualcosa di più vicino agli stipendi dell&#8217;epoca preunitaria, appena 2 anni prima). La situazione divenne critica, e il Capo Contabile, tale Sig. Zimmermann, chiese prima l&#8217;intervento della pubblica sicurezza, poi addirittura l&#8217;intervento di un battaglione di truppa regolare dopo che gli operai si furono raccolti nello spiazzo dell&#8217;opificio in protesta.</p>
<p>Arrivarono sul posto <strong>Bersaglieri</strong>, <strong>Carabinieri</strong> (forze armate storicamente piemontesi ed estese a tutto il nuovo stato &#8220;piemontizzato&#8221;) e <strong>Guarda Nazionale</strong>, che al segnale <strong>spararono sulla folla</strong>. Ufficialmente si parlò di sole due vittime, ma il fascio che fu citato dalla polizia, al foglio 24, riporta l&#8217;elenco completo di quattro morti e svariati feriti.</p>
<p>Nel 1863, dunque, abbiamo le prime vittime operaie d&#8217;Italia.<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/i-meridionali-non-devono-intraprendere-la-tragedia-di-pietrarsa/2010/#fn-587-4' id='fnref-587-4' onclick='return fdfootnote_show(587)'>4</a></sup> Al contempo, troviamo un regime di polizia che cerca di insabbiare l&#8217;evento; difatti, il questore di Napoli dell&#8217;epoca, Nicola Amore, sminuì i fatti tacciandoli come &#8220;fatali e irresistibili&#8221;, mentre tentava inutilmente di corrompere Antonino Campanile, testimone loquace e scomodo. Questo atteggiamento premierà poi Nicola Amore, che farà carriera e diventerà sindaco di Napoli, dove oggi troviamo persino una <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Piazze_di_Napoli#Piazza_Nicola_Amore_.28Piazza_Quattro_Palazzi.29">piazza intitolata a suo nome</a>. </p>
<p>Per quanto riguarda la stampa, quella &#8220;ufficiale&#8221; seguì prontamente l&#8217;esempio della polizia, e a nulla servì la dovizia di particolari delle stampe &#8220;minori&#8221;, come <em>Il Pensiero</em>, giornale che descrisse l&#8217;intera vicenda, e parlò di un totale di nove morti; o <em>La campana del Popolo</em>, che raccontò del dopo tragedia all&#8217;ospedale Pellegrini: «palle di fucile», e strage definita «inumana».</p>
<p>Niente giustizia dunque, e tra successivi licenziamenti e declassamenti, nel 1875 inizia il declino irreversibile<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/i-meridionali-non-devono-intraprendere-la-tragedia-di-pietrarsa/2010/#fn-587-5' id='fnref-587-5' onclick='return fdfootnote_show(587)'>5</a></sup> dell&#8217;azienda che aveva ormai soltanto 100 operai. Ridotta a un piccolo centro di riparazioni, venne chiusa nel 1975. Al suo posto, oggi, c&#8217;è il <em>Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa</em>. </p>
<p>I connotati da regime che assumono i fatti del 1863, così come vedere i nomi delle vittime dimenticati e quelli dei carnefici sulle targhe di piazze e strade, hanno un qualcosa di tragicamente attuale. Proprio in quelle dinamiche, si vede un&#8217;Italia attualissima, corrotta, viscida, che non ha mai voluto il meridione, se non per sfruttarlo,<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/i-meridionali-non-devono-intraprendere-la-tragedia-di-pietrarsa/2010/#fn-587-6' id='fnref-587-6' onclick='return fdfootnote_show(587)'>6</a></sup> e che inaugurava, con quegli eventi, la più grande vergogna di questo paese: <strong>la questione meridionale</strong>.</p>
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		<title>I meridionali non devono intraprendere &#8211; Introduzione</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Sep 2010 13:05:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Russo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questo è il primo di una serie di articoli che vuole fornire una panoramica su quelle che erano le eccellenze industriali meridionali nel periodo immediatamente precedente l&#8217;unificazione del paese, e sul perché e come queste tesero a scomparire nei circa venti o trent&#8217;anni successivi all&#8217;Unità. Ebbene, nonostante la storia ufficiale (che potremmo definire storia del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<fb:like href='http://napule.org/i-meridionali-non-devono-intraprendere-introduzione/2010/' send='true' layout='standard' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida+grande'></fb:like><p>Questo è il primo di una serie di articoli che vuole fornire una panoramica su quelle che erano le eccellenze industriali meridionali nel periodo immediatamente precedente l&#8217;unificazione del paese, e sul perché e come queste tesero a scomparire nei circa venti o trent&#8217;anni successivi all&#8217;Unità.</p>
<p>Ebbene, nonostante la storia ufficiale (che potremmo definire <em>storia del Piemonte</em> piuttosto che <em>storia d&#8217;Italia</em>) dica il contrario, all&#8217;epoca dell&#8217;unificazione, anno 1816, il <strong>Regno delle Due Sicilie</strong> aveva diverse eccellenze industriali. Pensando a queste, viene naturale nominare le tre più famose per numero di citazioni in letteratura: <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Museo_Nazionale_Ferroviario_di_Pietrarsa"><em>Real Opificio di Pietrarsa</em></a>; <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cantiere_navale_di_Castellammare_di_Stabia"><em>Cantiere navale di Castellammare di Stabia</em></a>; <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Polo_siderurgico_di_Mongiana"><em>Polo siderurgico di Mongiana</em></a>. Le prime due nel napoletano, la terza in <strong>Calabria</strong>. Ed è su queste realtà che i successivi articoli di questa serie si concentreranno. </p>
<p>Prima, però, c&#8217;è da chiedersi: «Qual era il sentimento del nuovo stato nei confronti di queste realtà?». Purtroppo, come molte delle cose risalenti a quel difficile periodo, non ci fu un atteggiamento positivo da parte del nuovo governo piemontese.</p>
<p><span id="more-154"></span><br />
Il volere del rinnovato regno sabaudo era sostanzialmente quello che fu espresso pubblicamente da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Bombrini">Carlo Bombrini</a>:</p>
<blockquote><p>«Non dovranno mai essere più in grado di intraprendere»</p></blockquote>
<p>Quando pronunciò queste parole, il Governatore della neonata <em>Banca Nazionale del Regno d&#8217;Italia</em> si riferiva ai neo italiani del Sud. Carlo Bombrini, che rimase governatore della Banca Nazionale dal 1861 al 1882, fu anche il fondatore dell&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ansaldo">Ansaldo</a>, dato importante quando calato nel contesto di ciò che accadde alle officine di Pietrarsa, diretta concorrente della piccola azienda fondata dal governatore. </p>
<p>Bombrini <strong>fu tra i promotori dello smantellamento delle grandi industrie del meridione d&#8217;Italia</strong>, prima fra tutte quella, appunto, di Pietrarsa, rappresentando questa una concorrenza ancor più fastidiosa ora che gli stati erano uniti. Suo fu anche il piano economico-finanziario che avrebbe poi alienato tutti i beni del <em>Regno delle Due Sicilie</em>. Il suo piano avrà poi gli effetti sperati e la sua Ansaldo beneficerà della neutralizzazione della più prestigiosa Pietrarsa, la quale non ebbe più commesse, essendo state esse dirottate a Genova.</p>
<p>Ad ogni modo, di Pietrarsa e della tragedia legata al suo nome parleremo meglio <a href="http://napule.org/i-meridionali-non-devono-intraprendere-la-tragedia-di-pietrarsa/2010/">nel prossimo articolo</a> dedicato a questa serie; a seguire, poi, articoli sui cantieri di Castellammare e l&#8217;industria siderurgica di Mongiana.</p>
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		<title>Dopo l&#8217;Unità sbagliata, la Capitale sbagliata?</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Sep 2010 13:07:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Russo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Unità sbagliata. È così che la chiama Antonio Ghirelli in Storia di Napoli. Parliamo dell&#8217;Unità catastrofica e violenta che ha causato morte, povertà ed emigrazione nel Sud Italia. Quell&#8217;Unità voluta dalla massoneria e che ha messo l&#8217;Italia nelle mani della «parte peggiore della nazione» come disse lo stesso Garibaldi.1 Quell&#8217;Unità che venne con queste parole [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<fb:like href='http://napule.org/dopo-lunita-sbagliata-la-capitale-sbagliata/2010/' send='true' layout='standard' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida+grande'></fb:like><p>Unità sbagliata. È così che la chiama Antonio Ghirelli in <a href="http://www.ibs.it/code/9788806187484/ghirelli-antonio/storia-napoli.html">Storia di Napoli</a>. Parliamo dell&#8217;Unità catastrofica e violenta che ha <a href="http://napule.org/litalia-e-un-paese-fondato-sul-sangue-dei-meridionali/2010/">causato morte, povertà ed emigrazione nel Sud Italia</a>. Quell&#8217;Unità voluta dalla massoneria e che ha messo l&#8217;Italia nelle mani della «parte peggiore della nazione» come disse lo stesso Garibaldi.<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/dopo-lunita-sbagliata-la-capitale-sbagliata/2010/#fn-489-1' id='fnref-489-1' onclick='return fdfootnote_show(489)'>1</a></sup> Quell&#8217;Unità che venne con queste parole proclamata<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/dopo-lunita-sbagliata-la-capitale-sbagliata/2010/#fn-489-2' id='fnref-489-2' onclick='return fdfootnote_show(489)'>2</a></sup></p>
<blockquote><p>«Le Royaume d’Italie est aujourd’hui un fait [...] Le Roi notre auguste Souverain prend pour lui-même et pour ses successeurs le titre de Roi d’Italie.»</p></blockquote>
<p>Ebbene sì, in francese, poiché i &#8220;fratelli del Nord&#8221;, in grandissima parte, l&#8217;Italiano non lo parlavano.</p>
<p>De «l&#8217;Unità Sbagliata» ho già parlato e sicuramente parlerò ancora, ma oggi mi vorrei soffermare sull&#8217;interessante parere dello storico <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fernand_Braudel">Fernand Braudel</a> riguardo la scelta della capitale Italiana.</p>
<p>Nel 1983 Braudel scrisse un articolo sul <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Corriere_della_Sera">Corriere della Sera</a>, che è <a href="http://www.donnalbina7.it/italiano/parole-braudel-napoli-b&#038;b.htm">riportato integralmente su questo sito</a>.<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/dopo-lunita-sbagliata-la-capitale-sbagliata/2010/#fn-489-3' id='fnref-489-3' onclick='return fdfootnote_show(489)'>3</a></sup> L&#8217;articolo, tra le altre cose, riporta il parere dello storico, secondo il quale Napoli, ai tempi dell&#8217;Unità, era l&#8217;unica città con le giuste referenze per divenire capitale. </p>
<p><span id="more-489"></span></p>
<blockquote><p>Impossibile, nondimeno, per me non [...] immaginare quale avrebbe potuto essere il destino dell&#8217;Italia ed il volto attuale di questa città se essa fosse stata preferita a Roma come capitale del nuovo Stato. Roma, che nulla qualificava a svolgere questo ruolo, salvo la sua leggenda e il suo passato, quando <strong>Napoli era &#8211; e di gran lunga &#8211; , malgrado i rapidi progressi di Torino, la sola città ad essere, verso il 1860-70, all&#8217;altezza del compito</strong>.</p></blockquote>
<blockquote><p>Non dimentichiamolo, essa sarà l&#8217;unica città dell&#8217;Occidente, dopo il riflusso dell&#8217;Islam, a dare il proprio nome ad un regno; qualcosa di più di una capitale, e l&#8217;asserzione di un diritto di proprietà eminente.</p></blockquote>
<blockquote><p>Non la vedo rientrare nei ranghi dopo avere occupato la prima pagina: per conservare questo posto, ha scelto di essere diversa</p></blockquote>
<blockquote><p>Diversa lo è, indubbiamente oggi, che assume clamorosamente il ruolo che le si è voluto far recitare di &#8220;vetrina del Sud&#8221; e dei suoi problemi, in margine alle norme del mondo industriale e moderno.</p></blockquote>
<blockquote><p>Tutti [...] hanno dovuto fare i conti con questa città enorme, che sfuggiva loro incessantemente e che controllavano solo in apparenza. Ma tutti hanno finito per lasciarsi prendere dal gioco; ed io capisco come Murat abbia cercato disperatamente di salvare il suo trono e di averlo preferito, non senza coraggio, alla propria vita. Quale governo, oggi, sarebbe capace di un simile atteggiamento? Tenere Napoli è correre un rischio, e accettare di pagarne il prezzo. [...] Ma tenere Napoli è anche <strong>potersene aspettare e ricevere molto</strong>: troppo spesso presentata come il modello della città parassita, che per finanziare il proprio lusso e le proprie miserie esaurisce tutte le risorse della sua campagna, <strong>Napoli è</strong> anche un <strong>luogo di creazione</strong>. Pensiamo al suo abbagliante Settecento &#8211; che quasi riconcilia il francese che io sono coi Borboni &#8211; in cui essa dona all&#8217;Europa l&#8217;archeologia, la musica, l&#8217;opera, l&#8217;economia, e molte altre cose ancora.</p></blockquote>
<p>(e qui, forse, il mio pezzo preferito&#8230;)</p>
<blockquote><p><strong>E Napoli ha continuato a dare molto all&#8217;Italia, all&#8217;Europa e al mondo</strong>: essa esporta a centinaia i suoi scienziati, i suoi intellettuali, i suoi ricercatori, i suoi artisti, i suoi cineasti. Con generosità, certo. Ma anche per necessità. <strong>Mentre non riceve nulla, o pochissimo</strong>, da fuori. L&#8217;Italia, secondo me, ha perso molto a non saper utilizzare, per indifferenza, ma anche per paura, le formidabili potenzialità di questa città decisamente troppo diversa: europea prima che italiana, essa ha sempre preferito il dialogo diretto con Madrid o Parigi, Londra o Vienna, sue omologhe, snobbando Firenze o Milano o Roma.</p></blockquote>
<blockquote><p>Non attendiamoci da essa né compiacimenti, né concessioni. Questo capitale oggi sottoutilizzato, sperperato fino ai limiti dell&#8217;esaurimento &#8211; poichè non si può dare indefinitamente senza ricevere &#8211; quale fortuna per tutti noi, se ora, domani, potesse essere sistematicamente mobilitato, sfruttato, valorizzato. Quale fortuna per l&#8217;Europa, ma anche e soprattutto per l&#8217;Italia. <strong>Questa fortuna, Napoli merita, più che mai, che le sia data</strong>.</p></blockquote>
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		<title>L&#8217;Italia è un paese fondato sul sangue dei meridionali</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 11:25:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Russo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>

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		<description><![CDATA[Il titolo e lo spunto di questo articolo nascono dalla dichiarazione di Salvatore Borsellino: «L’Italia è una Repubblica fondata sul sangue delle stragi». D&#8217;accordissimo. Ma ciò mi ricorda anche che, prima ancora, l&#8217;Italia è un paese nato dal sangue dei meridionali: Io non sapevo che i piemontesi fecero al Sud quello che i nazisti fecero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<fb:like href='http://napule.org/litalia-e-un-paese-fondato-sul-sangue-dei-meridionali/2010/' send='true' layout='standard' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida+grande'></fb:like><p>Il titolo e lo spunto di questo articolo nascono <a href="http://www.dirittodicritica.com/2010/07/19/borsellino-stragi-mafia7323/">dalla dichiarazione di Salvatore Borsellino</a>: «L’Italia è una Repubblica fondata sul sangue delle stragi».</p>
<p>D&#8217;accordissimo. Ma ciò mi ricorda anche che, prima ancora, l&#8217;Italia è un paese nato dal sangue dei meridionali:</p>
<blockquote><p>Io non sapevo che i piemontesi fecero al Sud quello che i nazisti fecero a <strong>Marzabotto</strong>. Ma tante volte, per anni. E <strong>cancellarono per sempre molti paesi</strong>, in operazioni “anti-terrorismo”, come i marines in Iraq. Non sapevo che, nelle rappresaglie, si concessero <strong>libertà di stupro sulle donne meridionali</strong>, come nei Balcani, durante il conflitto etnico; o come i marocchini delle truppe francesi, in Ciociaria, nell’invasione, da Sud, per redimere l’Italia dal fascismo (ogni volta che viene liberato, il Mezzogiorno ci rimette qualcosa). Ignoravo che, in nome dell’Unità nazionale, i fratelli d’Italia ebbero pure diritto di saccheggio delle città meridionali, come i Lanzichenecchi a Roma.<br />
E che <strong>praticarono la tortura</strong>, come i marines ad Abu Ghraib, i francesi in Algeria, Pinochet in Cile. Non sapevo che in Parlamento, a Torino, un deputato ex garibaldino paragonò la ferocia e le stragi piemontesi al Sud a quelle di «Tamerlano, Gengis Khan e Attila». Un altro preferì tacere «rivelazioni di cui l’Europa potrebbe inorridire». E <strong>Garibaldi parlò di «cose da cloaca»</strong>.</p></blockquote>
<p><span id="more-214"></span><br />
<div id="attachment_219" class="wp-caption aligncenter" style="width: 284px"><a href="http://napule.org/files/2010/07/photo1.jpeg"><img src="http://napule.org/files/2010/07/photo1.jpeg" alt="Terroni" title="Terroni" width="274" height="443" class="size-full wp-image-219" /></a><p class="wp-caption-text">Terroni, di Pino Aprile</p></div></p>
<p>Questo in realtà non è un vero e proprio articolo. Piuttosto, è la segnalazione, che avrei sempre voluto fare su questo blog ma non ho mai fatto finora, del libro di <a href="http://www.edizpiemme.it/autori/pino-aprile">Pino Aprile</a>, <a href="http://www.edizpiemme.it/libri/terroni-9788856612738">Terroni</a>. </p>
<p>Il testo che ho citato sopra è difatti estratto dal primo capitolo di questo libro, <a href="http://napule.org/files/2010/07/Diventare-Meridionali.pdf">che potete continuare a leggere qui</a>.</p>
<p>È un libro che mi ha introdotto a quella che è la realtà sulla questione meridionale e sul meridionalismo. Un libro che, con un tono incalzante, appassionato, e mai noioso, vi accompagna attraverso i meandri oscuri di quella che è la storia dell&#8217;Unità del nostro paese. E non solo, poiché non si ferma a ciò che accadde 150-140 anni fa. Ma continua, spiegando scelte politiche (e non) fatte negli ultimi 150 anni, troppo spesso votate a mettere in scacco il meridione. Una storia che, a mio avviso, aiuta anche a capire perché oggi abbiamo una «<em>una Repubblica fondata sul sangue delle stragi</em>».</p>
<p>È, per me, il miglior primo passo che si possa compiere per avvicinarsi a questi temi; da qui in poi, sarà difficile smettere di volerne sapere di più, ancora più difficile smettere di leggere, cercare, e studiare. </p>
<p>Ed è di certo il libro che ha determinato un cambio, o meglio, un arricchimento, delle tematiche trattate da questo sito. </p>
<p>Un libro che ogni Italiano dovrebbe leggere, ancor più vero se si è del Sud. Non per dividersi, ma forse, per la prima volta in 150 anni, per tentare di unire questo popolo eternamente diviso per mille motivi, a volte mai del tutto chiari. E, anche, per iniziare un percorso che dia a questa nazione una politica equa nei confronti di tutte le regioni, che non sia più quella politica che ha tolto risorse, ricchezze e speranze a metà del paese. </p>
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		<title>Spesa pubblica: eredità Savoiarda</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Jul 2010 16:40:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Russo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[regno delle due sicilie]]></category>
		<category><![CDATA[savoia]]></category>
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		<description><![CDATA[Si legge oggi che a Palazzo Chigi spendono circa 350 milioni di euro l&#8217;anno. In perfetto stile con l&#8217;atteggiamento Savoia, che per mantenere alto lo standard di &#8220;capitale europea&#8221; di Torino, tartassavano i sudditi (specialmente la Sardegna, quando questa venne annessa). Sarebbe decisamente convenuto ereditare l&#8217;atteggiamento di Ferdinando II, che tra le riforme varate in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<fb:like href='http://napule.org/spesa-pubblica-eredita-savoiarda/2010/' send='true' layout='standard' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida+grande'></fb:like><p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/04/silvio-contro-i-topi5-milioni-per-la-guerra/36112/">Si legge oggi</a> che <strong>a Palazzo Chigi spendono circa 350 milioni di euro l&#8217;anno</strong>. In perfetto stile con l&#8217;atteggiamento Savoia, che per mantenere alto lo standard di &#8220;capitale europea&#8221; di Torino, tartassavano i sudditi (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Regno_di_Sardegna#Il_Regno_di_Sardegna_nella_corona_sabauda">specialmente la Sardegna</a>, quando questa venne annessa).</p>
<p>Sarebbe decisamente convenuto ereditare l&#8217;atteggiamento di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Regno_delle_Due_Sicilie#Ferdinando_II_delle_Due_Sicilie">Ferdinando II</a>, che tra le riforme varate in campo finanziario nel suo regno incluse <strong>una riduzione della pressione fiscale grazie anche alla diminuzione delle spese di corte</strong>.</p>
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		<title>Origine del debito pubblico Italiano</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Jul 2010 11:13:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Russo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[debito pubblico]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
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		<description><![CDATA[Mentre Tremonti attacca il Sud per sprechi di denaro (e mentre il sottoscritto si ritaglia più tempo per scrivere un articolo su come negli ultimi 150 anni il 95% del denaro per scopi ordinari non è mai arrivato al Sud, e parte del resto è stato fatto rimbalzare da Sud a Nord, persino tramite la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<fb:like href='http://napule.org/origine-del-debito-pubblico-italiano/2010/' send='true' layout='standard' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida+grande'></fb:like><p>Mentre <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/02/le-critiche-di-tremonti-un-tentativo-di-rifarsi-una-verginita-politica/35592/">Tremonti attacca il Sud</a> per sprechi di denaro (e mentre il sottoscritto si ritaglia più tempo per scrivere un articolo su come negli ultimi 150 anni il 95% del denaro per scopi ordinari non è mai arrivato al Sud, e parte del resto è stato fatto rimbalzare da Sud a Nord, persino tramite la famosa <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cassa_per_il_Mezzogiorno">CASMEZ</a>), vi voglio giusto rammentare dove e quando nacque il buco enorme che poi ci siam portati dietro fino ad oggi.</p>
<div id="attachment_171" class="wp-caption aligncenter" style="width: 360px"><a href="http://napule.org/files/2010/07/debito-pubblico_big.jpeg"><img src="http://napule.org/files/2010/07/debito-pubblico_big.jpeg" alt="" title="Debito Pubblico" width="350" height="527" class="size-full wp-image-171" /></a><p class="wp-caption-text">Debito Pubblico Regno d'Italia</p></div>
<p><span id="more-170"></span></p>
<p>L&#8217;Unità d&#8217;Italia e la <strong>spoliazione delle ricchezze del Regno delle Due Sicilie da parte dei Savoia</strong> a favore della parte settentrionale del paese diedero origine, a partire dal 1870, alla famosa <em>questione meridionale</em>. Prima dell&#8217;Unità d&#8217;Italia infatti, mentre il bilancio del Regno delle Due Sicilie era in attivo pur avendo una &#8220;spesa sociale&#8221; non indifferente, lo Stato dei Savoia invece aveva un ingente debito pubblico<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/origine-del-debito-pubblico-italiano/2010/#fn-170-1' id='fnref-170-1' onclick='return fdfootnote_show(170)'>1</a></sup> che poi divenne la base del debito pubblico italiano.<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/origine-del-debito-pubblico-italiano/2010/#fn-170-2' id='fnref-170-2' onclick='return fdfootnote_show(170)'>2</a></sup> Secondo gli studi storici di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Nitti">Francesco Nitti</a>, infatti, il Regno delle Due Sicilie possedeva un patrimonio di <strong>443,2 milioni di lire oro</strong>, seguito dal Granducato di Toscana con 84,2 e Romagna, Marche e Umbria con 55,3 mentre il Regno di Sardegna amministrato da Cavour ne aveva <strong>solo 27 milioni</strong>.<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/origine-del-debito-pubblico-italiano/2010/#fn-170-3' id='fnref-170-3' onclick='return fdfootnote_show(170)'>3</a></sup></p>
<p>È giusto chiedersi,<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/origine-del-debito-pubblico-italiano/2010/#fn-170-4' id='fnref-170-4' onclick='return fdfootnote_show(170)'>4</a></sup> a questo punto, a quanto ammontasse effettivamente il debito sabaudo, se neanche annettendo lo stato più ricco della penisola riuscirono a colmarlo. Ebbene, <a href="http://www.ilportaledelsud.org/benessere_due_sicilie.htm">secondo i rapporti di Savarese</a>,<sup class='footnote'><a href='http://napule.org/origine-del-debito-pubblico-italiano/2010/#fn-170-5' id='fnref-170-5' onclick='return fdfootnote_show(170)'>5</a></sup> il debito del Piemonte, a tutto il 1847 ammontava a soli 168.530.000 lire oro; in seguito, però, aumentò vertiginosamente, e a tutto il 1859 salì a <strong>1.121.430.000</strong>, ben più dei 670 milioni circa a cui ammontava la ricchezza complessiva di tutti gli stati che andarono a formare l&#8217;Italia Unita (di cui, ricordiamo, l&#8217;oltre 66% era nel regno Borbonico).</p>
<p>C&#8217;è inoltre una nota curiosa sul debito del Piemonte, che crebbe sì di 952,9 milioni di lire dal 1848 al 1859, ma le spese legittimamente dichiarate assommarono a &#8220;soli&#8221; 495,9 milioni. Dal 1855 al 1859 non furono più presentati i bilanci per l’approvazione di legge. L&#8217;opinione di Savarese è che questi &laquo;contengono spese ingiustificabili, ovvero spese tali, che un ministro non oserebbe confessare al cospetto del parlamento&raquo;.</p>
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		<title>L&#8217;ignoranza degli intellettuali e la &#8220;questione meridionale&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 22:47:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Russo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[camorra]]></category>

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		<description><![CDATA[È con piacere che faccio girare questo video realizzato da Angelo Forgione, in risposta, seppur dopo diverso tempo, ma in un certo senso mai in ritardo, alle scandalose parole che Giorgio Bocca pronunciò a &#8220;Che tempo che fa&#8221;, nel 2008. Il video unisce sapientemente una serie di spezzoni che mirano in primis a contraddire le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<fb:like href='http://napule.org/lignoranza-degli-intellettuali-e-la-questione-meridionale/2010/' send='true' layout='standard' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida+grande'></fb:like><p>È con piacere che faccio girare questo video realizzato da <a href="http://www.youtube.com/user/angeloxg1?gl=IT&#038;hl=it">Angelo Forgione</a>, in risposta, seppur dopo diverso tempo, ma in un certo senso mai in ritardo, alle scandalose parole che <a href="http://www.youtube.com/watch?v=KDG_-GIrpCQ">Giorgio Bocca pronunciò a &#8220;Che tempo che fa&#8221;</a>, nel 2008.</p>
<div id="attachment_142" class="wp-caption aligncenter" style="width: 500px"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=JvrAKt_HxXo"><img src="http://napule.org/files/2010/02/Screen-shot-2010-02-22-at-22.34.47.png" alt="Clicca sull&#039;immagine per visualizzare il video" title="L&#039;ignoranza degli intellettuali" width="490" height="355" class="size-full wp-image-142" /></a><p class="wp-caption-text">Clicca sull'immagine per visualizzare il video</p></div>
<p><span id="more-141"></span></p>
<p>Il video unisce sapientemente una serie di spezzoni che mirano in primis a contraddire le assurde parole di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Bocca">Giorgio Bocca</a> (così come i vergognosi applausi che la platea vi rivolse), e poi, in secondo luogo, a ricordare un po&#8217; a tutti alcune sacrosante verità, come <a href="http://napule.org/storici-primati-di-napoli/2009/">i primati di Napoli e il Regno delle due Sicilie</a>, o i retroscena dell&#8217;unità d&#8217;Italia che i libri di storia a scuola non ci raccontano: </p>
<blockquote><p><em>Quando nel 1861, Garibaldi sbarcava in Sicilia, la camorra ne approfittò per togliere l&#8217;appoggio ai Borboni, la dinastia regnante, ed appoggiare quella sabauda, di lì a poco padrona della penisola. La &#8220;ricompensa&#8221; di questo cambio di rotta nella politica camorristica è saldata dal ministro dell&#8217;interno Liborio Romano, che lascerà il controllo di Napoli alla camorra durante la fase di transizione del regno, al fine di evitare possibili rivoluzioni incoraggiate dai Borboni in esilio <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Camorra#L.27Unit.C3.A0_d.27Italia">[continua]</a></em></p></blockquote>
]]></content:encoded>
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		<title>Storici primati di Napoli</title>
		<link>http://napule.org/storici-primati-di-napoli/2009/</link>
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		<pubDate>Tue, 15 Sep 2009 20:51:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Russo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[primati]]></category>

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		<description><![CDATA[Fin troppo spesso si parla di Napoli nei modi più denigratori possibili. E anche quando si ricorda il contributo artistico-culturale che questa città ha avuto nella storia italiana e nel mondo, si finisce col far passare l&#8217;immagine di una città che, agli atti pratici, non ha mai concluso un bel niente. Sebbene Napoli non passi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<fb:like href='http://napule.org/storici-primati-di-napoli/2009/' send='true' layout='standard' show_faces='true' width='450' height='65' action='recommend' colorscheme='light' font='lucida+grande'></fb:like><p>Fin troppo spesso si parla di Napoli nei modi più denigratori possibili. E anche quando si ricorda il contributo artistico-culturale che questa città ha avuto nella storia italiana e nel mondo, si finisce col far passare l&#8217;immagine di una città che, agli atti pratici, non ha mai concluso un bel niente. </p>
<p>Sebbene Napoli non passi momenti facili nelle ultime decadi, ci sono stati momenti decisamente migliori e anche tutt&#8217;oggi, tra l&#8217;enorme quantità di problemi che purtroppo è impossibile negare, c&#8217;è ancora molto di cui parlar bene, nonostante &#8220;qualcuno&#8221; tenda sempre a porre l&#8217;accento su quanto di negativo si possa trovare in questa città.</p>
<p><div id="attachment_26" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://www.flickr.com/photos/jodm82/2535956429/"><img src="http://napule.org/files/2009/09/Ponte-Real-Ferdinando-Garigliano.jpg" alt="Ponte Real Ferdinando sul Garigliano" title="Ponte Real Ferdinando sul Garigliano" width="500" height="344" class="size-full wp-image-26" /></a><p class="wp-caption-text">Ponte Real Ferdinando sul Garigliano</p></div><br />
<span id="more-17"></span><br />
Ad ogni modo, dei tempi moderni parlerò in un altro articolo. Vorrei invece dare un&#8217;impronta &#8220;storica&#8221; a questo articolo e rammentare per un attimo alcuni dei <a href="http://www.realcasadiborbone.it/ita/archiviostorico/primati.htm">primati</a> di cui questa città può fregiarsi:</p>
<ul>
<li>Primo ponte sospeso in ferro in Italia (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ponte_%22Real_Ferdinando%22_sul_Garigliano">Ponte &#8220;Real Ferdinando&#8221; sul Garigliano</a>);</li>
<li>Prima ferrovia e prima stazione in Italia (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ferrovia_Napoli-Portici">tratto Napoli-Portici</a>);</li>
<li>Prima illuminazione a gas di città;</li>
<li>Primo telegrafo sottomarino dell’Europa continentale;</li>
<li>Primo esperimento di Illuminazione Elettrica in Italia a Capodimonte;</li>
<li>Primo Sismografo Elettromagnetico nel mondo costruito da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Palmieri">Luigi Palmieri</a>;</li>
<li>Prima Locomotiva a Vapore costruita in Italia a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Museo_nazionale_ferroviario_di_Pietrarsa">Pietrarsa</a>;</li>
<li>Prima Nave da crociera in Europa (&#8220;Francesco I&#8221;);</li>
<li>Prima Borsa Merci e seconda Borsa Valori dell’Europa continentale;</li>
<li>Primo intervento in Italia di Profilassi Anti-tubercolare;</li>
<li>Prima istituzione di assistenza sanitaria gratuita (San Leucio);</li>
<li>Primo &#8220;<a href="http://www.ortobotanico.unina.it/">Orto Botanico</a>&#8221; in Italia a Napoli;</li>
<li><a href="http://www.ov.ingv.it/">Osservatorio sismologico vesuviano</a> (primo nel mondo), con annessa stazione metereologica;</li>
<li>Prima Scuola di Ballo in Italia, annessa al <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Teatro_San_Carlo">San Carlo</a>;</li>
<li>Prima Città d&#8217;Italia per numero di Teatri;</li>
<li>Prima Città d&#8217;Italia per numero di Conservatori Musicali;</li>
<li>Prima Città d&#8217;Italia per numero di pubblicazioni di Giornali e Riviste;</li>
<li><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Teatro_San_Carlo">Teatro S. Carlo</a> (il primo nel mondo), ricostruito dopo un incendio in soli 270 giorni;</li>
<li>Successo mondiale (e tutt’oggi valido) della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Canzone_napoletana">canzone napoletana</a>;</li>
<li>etc.</li>
</ul>
<p><a href="http://www.realcasadiborbone.it/ita/archiviostorico/primati.htm">La lista è ancora lunga</a>, ma mi limito a riportare i miei preferiti. Come è chiaro, è stato fatto tanto e gli abitanti di questa città, spesso etichettati come fannulloni nullafacenti (non che manchino, eh, per carità), si sono dimostrati e tutt&#8217;oggi si dimostrano in grado di fare grandi cose. </p>
<p>E mentre in questa pagina ho voluto dare un taglio storico, in un altro articolo, che spero di pubblicare presto, cercherò di fare una panoramica dei tempi più recenti.</p>
<p>E se lì fuori c&#8217;è chi ha contributi, che ben vengano nei commenti!</p>
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