Eri lì. Bella, giovane, vergine. Lì a bagnarti nel mare e a godere di ogni onda infranta sulle rive, mentre dentro di te fuochi eterni e indomabili bruciavano.
Eri lì. Non potevi non esser notata, e così accadde. Arrivò, forte, bello, fiero, e ti conquistò. Ti fece sua. Tutto sembrava normale. Ma poi. Poi decise che era meglio sfruttarti, sottometerti, soggiogarti.
E iniziò ad usarti. E dopo di lui altri. Ed altri ancora. Di tanto in tanto c’era sempre chi ti prometteva la luna e le stelle, ma ognuno, infine, prendeva soltanto, senza mai dare nulla in cambio. Sempre a fare i propri comodi e a lasciartisi alle spalle una volta finito.
Intanto il tempo passava, e tu non eri più giovane e immacolata come una volta. Anche il tuo ardere, seppur sempre vivo come un tempo, era cambiato, maturato.
Loro ti sfruttavano, prendendoti, ferendoti, sporcandoti. Ma tu, a tuo modo, resistevi, cantando, scrivendo, creando.
Tutti uguali, uno dopo l’altro, bravi soltanto ad umiliarti. Anche ora che sei vecchia, acciaccata, malandata, loro sono ancora lì. Abusano. Ti usano.
Ancora ti trattano come una puttana, cara mia bella città natia.

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Grazie! Detto da te vale doppio
Molto verosimile a ciò che le accade ogni giorno. Hai la straordinaria capacità di dare a Napoli una vita propria, dandole le sembianze di una bella donna. Ne parli sempre così, ti piace personificarla e devo dire che ci riesci molto bene…bravo!
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