Jo non ama molto uscire di casa la sera. Vive nel centro storico di Napoli, e di cose lì se ne sentono tante. Appena qualche vicoletto più avanti casa sua fu assassinata Annalisa, nel quartiere di Forcella. Forse non vorrebbe viveri lì, ma l’Università è a due passi e lei è originaria di un piccolo paesino nel salernitano.
Una sera si fece convincere ad uscire un po’, perché in fondo anche uno studente, per giunta lontano da casa ha bisogno di tanto in tanto di divertirsi. Si decise per il “Mouse”, un piccolo locale situato nei pressi dell’Università dove si tengono solitamente “i giovedì universitari”. Si avviano quindi, passando Via Duomo deserta imboccano il vicoletto che porta alla volta di S. Marcellino, un luogo molto amato dagli studenti delle università della zona, perché lì dentro l’edificio della Facoltà di Scienze Naturali, c’è un meraviglioso giardino dove studiare o intrattenersi, è un paradiso anomalo, tra le ombre dei vicoli stretti e degradati della città. È lì che incontrano N. Proprio sulla strada vedono un ragazzo accasciato a terra, immobile. Jo si spaventa moltissimo, pensa fosse morto, ma tra il desiderio di scappare e quello di aiutare quel ragazzo prevale il secondo, e chiama l’ambulanza. Né Jo né gli altri ragazzi con lei hanno il coraggio di smuoverlo, rimangono lì e aspettano i soccorsi. Poco dopo arriva una macchina. Il conducente scende e si avvicina al gruppo. Gli fa «Ma questo sta ancora qua? Ho chiamato l’ambulanza da circa mezz’ora. È vivo, l’ho spostato dalla strada prima e ho visto che respirava. È un drogato di merda!». Poi si riavvia verso la macchina e se ne va. Jo non sapeva cosa pensare. Il ragazzo è ben vestito, non sembra un barbone, né un nomade, di quelli che girano con i cani e chiedono spiccioli. Sembra essere un coetaneo, forse uno studente, forse una persona conosciuta. Le viene in mente N., un ragazzo conosciuto una volta ad una festa a casa di altri studenti, ma non ne è sicura, così accasciato non avrebbe potuto dirlo con esattezza. Proprio quando comincia a piovere finalmente dopo mezz’ora, arriva l’ambulanza. Si avvicinano al corpo, gli fanno due iniezioni, gli mettono delle gocce negli occhi, praticano un massaggio cardiaco. Poi rivolgono ai ragazzi un paio di domande, e insistono affinché se ne vadano che tanto adesso ci sono loro e non potevano più far nulla. Si convincono e vanno alla festa. Jo non si diverte, continua a pensare a quel ragazzo, si chiede se si fosse ripreso, si convince che non può essere N., che si sbaglia, N. sembrava così a posto, era molto intelligente, sognava di laurearsi al più presto in Scienze Politiche e prendere la carriera diplomatica. Non poteva essere lui.
Finita la festa tornano a casa, rifanno la stessa strada e quel ragazzo lì non c’è più. «Magari lo hanno portato in ospedale» pensa Jo. Di nuovo imboccano Via Duomo, e all’angolo del vicolo che porta a casa sua, Jo viene spinta da un tipo che le viene addosso. È il ragazzo che prima era a terra! Ed è N, ora ne è certa. Non poteva credere che l’avessero lasciato lì.
Passò la notte in bianco, pensando al suo futuro.1
- 1 Di nuovo, quest’articolo non è mio. L’autrice mi ha dato il permesso di riprodurre il suo articolo originale. Mi son permesso soltanto di cambiare il titolo, che era Una storia vera.

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La conoscevo questa storia, me la raccontasti qualche anno fa. Devo dire che l’hai “romanzata” molto bene: il racconto è avvincente
-_-’ ho appena letto la nota a piè di pagina.
Come non detto
Grazie Sbatman per il complimento, ma devo dire di averla scritta davvero una schifezza. Ora che la rileggio trovo una marea di errori…va riveduta parecchio!
Io invece non ho notato errori eclatanti. Mo due sono le cose:
- o la prosa è talmente avvincente da farli passare in secondo piano
- o sono troppo ignorante per rilevarli
Con un po’ di autostima e di fiducia nelle tue capacità, mi sento di dire che è più probabile la prima
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