Il titolo e lo spunto di questo articolo nascono dalla dichiarazione di Salvatore Borsellino: «L’Italia è una Repubblica fondata sul sangue delle stragi».
D’accordissimo. Ma ciò mi ricorda anche che, prima ancora, l’Italia è un paese nato dal sangue dei meridionali:
Io non sapevo che i piemontesi fecero al Sud quello che i nazisti fecero a Marzabotto. Ma tante volte, per anni. E cancellarono per sempre molti paesi, in operazioni “anti-terrorismo”, come i marines in Iraq. Non sapevo che, nelle rappresaglie, si concessero libertà di stupro sulle donne meridionali, come nei Balcani, durante il conflitto etnico; o come i marocchini delle truppe francesi, in Ciociaria, nell’invasione, da Sud, per redimere l’Italia dal fascismo (ogni volta che viene liberato, il Mezzogiorno ci rimette qualcosa). Ignoravo che, in nome dell’Unità nazionale, i fratelli d’Italia ebbero pure diritto di saccheggio delle città meridionali, come i Lanzichenecchi a Roma.
E che praticarono la tortura, come i marines ad Abu Ghraib, i francesi in Algeria, Pinochet in Cile. Non sapevo che in Parlamento, a Torino, un deputato ex garibaldino paragonò la ferocia e le stragi piemontesi al Sud a quelle di «Tamerlano, Gengis Khan e Attila». Un altro preferì tacere «rivelazioni di cui l’Europa potrebbe inorridire». E Garibaldi parlò di «cose da cloaca».
Questo in realtà non è un vero e proprio articolo. Piuttosto, è la segnalazione, che avrei sempre voluto fare su questo blog ma non ho mai fatto finora, del libro di Pino Aprile, Terroni.
Il testo che ho citato sopra è difatti estratto dal primo capitolo di questo libro, che potete continuare a leggere qui.
È un libro che mi ha introdotto a quella che è la realtà sulla questione meridionale e sul meridionalismo. Un libro che, con un tono incalzante, appassionato, e mai noioso, vi accompagna attraverso i meandri oscuri di quella che è la storia dell’Unità del nostro paese. E non solo, poiché non si ferma a ciò che accadde 150-140 anni fa. Ma continua, spiegando scelte politiche (e non) fatte negli ultimi 150 anni, troppo spesso votate a mettere in scacco il meridione. Una storia che, a mio avviso, aiuta anche a capire perché oggi abbiamo una «una Repubblica fondata sul sangue delle stragi».
È, per me, il miglior primo passo che si possa compiere per avvicinarsi a questi temi; da qui in poi, sarà difficile smettere di volerne sapere di più, ancora più difficile smettere di leggere, cercare, e studiare.
Ed è di certo il libro che ha determinato un cambio, o meglio, un arricchimento, delle tematiche trattate da questo sito.
Un libro che ogni Italiano dovrebbe leggere, ancor più vero se si è del Sud. Non per dividersi, ma forse, per la prima volta in 150 anni, per tentare di unire questo popolo eternamente diviso per mille motivi, a volte mai del tutto chiari. E, anche, per iniziare un percorso che dia a questa nazione una politica equa nei confronti di tutte le regioni, che non sia più quella politica che ha tolto risorse, ricchezze e speranze a metà del paese.




Riprendiamoci l’orgoglio della nostra grande storia, delle nostre belle tradizioni. La nostra musica, le nostre canzoni tornino a trascinare i cuori del mondo.
vogliamo riprenderci le nostre tradizioni, il nostro orgoglio, la nostra dignita’?????
aiutiamo la lega a dividere l’ITALIA.
BOSSI pessa che e’ a loro vantaggio, non sa che e’ tutto nostro!!
La secessione non è esattamente ciò a cui aspico, dirò. Ciò che andrebbe auspicato è che la nostra parte di storia venga riconosciuta e insegnata a tutti, il che renderebbe il paese meno bigotto, più coeso e soprattutto più rispetto di un Sud dalla storia gloriosa e che ancora oggi produce personaggi e risorse di altissimo livello, nonostante le condizioni drammatiche in cui è stato lasciato a versare.
Economicamente parlando, un federalismo come quello inizialmente proposto da Salvemini forse non sarebbe del tutto una cattiva idea, anche se allora l’idea venne rifiutata poiché il Sud era ancora una risorsa da spolpare. Oggi che è ridotto all’osso, Lega e compagni auspicano a un federalismo che piazzi definitivamente la palla al piede al Sud. Ma come giustamente dici, non hanno fatto tanto bene i conti, perché anche come lo stanno progettando loro, c’è qualcosa che non torna (per loro) e che andrebbe invece a vantaggio del Sud (vedi ultimo capitolo di Terroni o anche http://bit.ly/ax2U1M). Ma non è tutto oro ciò che luccica e il federalismo è un discorso delicato e che va affrontato per bene.