Origine del debito pubblico Italiano

da Vincenzo il 5 luglio 2010 · 3 commenti

in Storia

Mentre Tremonti attacca il Sud per sprechi di denaro (e mentre il sottoscritto si ritaglia più tempo per scrivere un articolo su come negli ultimi 150 anni il 95% del denaro per scopi ordinari non è mai arrivato al Sud, e parte del resto è stato fatto rimbalzare da Sud a Nord, persino tramite la famosa CASMEZ), vi voglio giusto rammentare dove e quando nacque il buco enorme che poi ci siam portati dietro fino ad oggi.

Debito Pubblico Regno d'Italia

L’Unità d’Italia e la spoliazione delle ricchezze del Regno delle Due Sicilie da parte dei Savoia a favore della parte settentrionale del paese diedero origine, a partire dal 1870, alla famosa questione meridionale. Prima dell’Unità d’Italia infatti, mentre il bilancio del Regno delle Due Sicilie era in attivo pur avendo una “spesa sociale” non indifferente, lo Stato dei Savoia invece aveva un ingente debito pubblico1 che poi divenne la base del debito pubblico italiano.2 Secondo gli studi storici di Francesco Nitti, infatti, il Regno delle Due Sicilie possedeva un patrimonio di 443,2 milioni di lire oro, seguito dal Granducato di Toscana con 84,2 e Romagna, Marche e Umbria con 55,3 mentre il Regno di Sardegna amministrato da Cavour ne aveva solo 27 milioni.3

È giusto chiedersi,4 a questo punto, a quanto ammontasse effettivamente il debito sabaudo, se neanche annettendo lo stato più ricco della penisola riuscirono a colmarlo. Ebbene, secondo i rapporti di Savarese,5 il debito del Piemonte, a tutto il 1847 ammontava a soli 168.530.000 lire oro; in seguito, però, aumentò vertiginosamente, e a tutto il 1859 salì a 1.121.430.000, ben più dei 670 milioni circa a cui ammontava la ricchezza complessiva di tutti gli stati che andarono a formare l’Italia Unita (di cui, ricordiamo, l’oltre 66% era nel regno Borbonico).

C’è inoltre una nota curiosa sul debito del Piemonte, che crebbe sì di 952,9 milioni di lire dal 1848 al 1859, ma le spese legittimamente dichiarate assommarono a “soli” 495,9 milioni. Dal 1855 al 1859 non furono più presentati i bilanci per l’approvazione di legge. L’opinione di Savarese è che questi «contengono spese ingiustificabili, ovvero spese tali, che un ministro non oserebbe confessare al cospetto del parlamento».

  • 1  A tale debito pubblico contribuì anche l’abolizione del feudalesimo nel 1838 a seguito del quale ex duchi, conti e marchesi furono compensati con un singolare indennizzo: rendite garantite da obbligazioni di Stato (quindi debito pubblico).
  • 2  Denis Mack Smith, Storia d’Italia dal 1861 al 1997, Bari, Laterza, 1998. ISBN 88-420-5345-7
  • 3  Harold Acton, Gli ultimi Borboni di Napoli (1825-1861), Firenze, 1997, p.2
  • 4  Questo paragrafo è stato aggiunto il 6 Luglio 2010
  • 5  Giacomo Savarese, Le finanze napoletane e le finanze piemontesi dal 1848 al 1860, Napoli – tipografia Gaetano Cardamone – 1862

{ 2 commenti… leggili sotto oppure aggiungine uno }

claudio luglio 7, 2010 alle 10:19

vai fratè.
mi piace questo spin off del tuo blog :)

Vincenzo luglio 7, 2010 alle 16:47

E il meglio deve ancora venire :)

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