Uichilics

WikiLeaks. Vi starete già chiedendo: cosa c’entra ora parlare di WikiLeaks su questo blog dedicato a Napoli? No, non sono usciti file che riguardano Napoli in qualche modo. Non che io sappia, almeno.1 Ma il collegamento, seppur contorto e, a tratti, esoterico, c’è. Lasciatemi, dunque, divertire un po’.

Stemma della famiglia Rothschild

Stemma della famiglia Rothschild

Premessa

Per introdurvi al collegamento, vi ricordo che la nostra città è stata, fino a 150 anni fa, una delle più grandi capitali europee e sedeva nel triangolo delle «più grandi» insieme a Londra e Parigi. Lo diceva Stendhal quando affermava che è «Napoli, la gran città carica di storia, con Parigi, la sola possibile capitale europea.», lo ha detto Fernand Braudel, lo dice ancora oggi Jean Noël Schifano.2

Oggi, la nostra pur sempre grande città è purtroppo in decadenza. Questo è accaduto, come ho avuto modo di ricordare in queste pagine, in seguito a un processo innescatosi con il cosiddetto «Risorgimento», quell’unità della penisola avvenuta in realtà a danno del Sud, una volta ricco e prospero, ma da allora ridotto a colonia dello stato Italiano.

È importante ricordare che tra i motivi per i quali le Due Sicilie andavano “eliminate” c’era anche che il governo d’allora non era in linea con i piani della massoneria mondiale, la quale pianificava il nuovo assetto europeo come liberale, laico, capitalistico e costituito da pochi stati di dimensioni considerevoli. Il Regno di Sardegna, quello dei Savoia, quello che ci ha invaso e ridotto alla miseria, era invece molto vicino alla massoneria dell’epoca; eccome. E approfittò di questo piano su grande scala per ridurre le ex Due Sicilie allo status di colonia.

Julian Assange

Torniamo un attimo ai giorni nostri e alla questione WikiLeaks, e imbarchiamoci in una serie di insinuazioni. Tuttavia, si tratta di una serie di interessanti osservazioni che vale la pena fare. Del resto, i media di tutto il mondo danno a quest’evento uno spazio non indifferente per essere solamente il frutto di un gruppo che molti, incluso L’Espresso, definiscono come: «Un gruppo di giovani hacker, idealisti e libertari».

Perdonatemi la malafede, ma l’ultima volta che ho incontrato quella definizione, hacker a parte, si parlava di Giovine Italia, società segreta filo-massonica coinvolta nel gioco di potere che portò all’unità d’Italia e alla distruzione del popolo meridionale.3

Ad ogni modo, l’«uomo WikiLeaks», lo sanno tutti ormai, è Julian Assange. Costui sembrerebbe avere contatti con The Economist, difatti considerato leader mondiale tra le riviste di finanza, e che subisce un certo controllo dalla potente e antica famiglia ebraica di origine tedesche conosciuta come The House of Rothschild, la quale ne possiede parte. Debole insinuazione, quella di Assange in qualche modo collegato alla famiglia Rothschild, se non fosse che, su una strada completamente diversa, si incappa di nuovo in un legame tra Assange e i Rothschild: il legale di Julian Assange è il famoso Mark Stephens, della Finers Stephens Innocent, consulente legale per Waddesdon Trust, nel cui consiglio di amministrazione siedono tre membri della famiglia Rothschild. La Waddesdon Trust “si prende cura” della Waddesdon Manor, proprietà già appartenuta alla famiglia Rothschild.

Se a tutto questo aggiungete che Julian Assange, nonostante un mandato di cattura internazionale che pende sulla sua testa, è libero di girare per le strade di Londra, città che è un centro di rilievo della massoneria mondiale, i sospetti diventano più che forti.

Il collegamento sono i Rothschild. Ma chi sono?

La vera domanda, ora, è: perché questa famiglia ebraica è così importante? Be’, semplice, innanzitutto è parte della nostra storia: senza i loro soldi, i Savoia non sarebbero andati molto lontani e non avrebbero «fatto l’Italia». Infatti, senza dilungarmi, vorrei ricordare che tra i tanti debiti che il Regno sabaudo contrasse al fine di portare avanti le guerre fratricide per l’unità d’Italia, c’erano anche quelli4 con il ramo francese della banca Rothschild.

In seconda analisi, perché Rothschild era tra le famiglie che un secolo e mezzo fa controllava il traffico mondiale di droga, insieme ad altre grandi famiglie della finanza inglese e ai cosiddetti «poteri occulti», tra cui il misterioso Ordine di Sion. L’ex primo ministro inglese Benjamin Disraeli, ebreo, parrebbe esser stato uno dei massimi esponenti sionisti britannici, finanziato da famiglie di banchieri ebrei come i Montefiore e, ancora una volta, i Rothschild.

Ricordo anche che la famiglia Rothschild ha avuto un ramo Napoletano, fondato nella Napoli capitale, il 1821, quando Calmann (Carl) Mayer von Rothschild fu inviato da suo padre nel Regno delle Due Sicilie da Francoforte. Faccio notare la stranezza della data di fondazione di tale ramo: nello stesso periodo scoppiavano i moti carbonari del 1820-21, in seguito al precedente impianto delle prime società segrete filo-massoniche che facevano parte del circuito di poteri che voleva l’Unità d’Italia. Va infine notato che il ramo Napoletano “chiude” in maniera controversa nel 1863, esattamente due anni dopo l’ufficiale annessione del Regno delle Due Sicilie al neonato Regno d’Italia sabaudo. Abbastanza intrigante è il fatto che Adolf von Rothschild decise di andare a Gaeta con Francesco II quando Garibaldi entrò a Napoli il 7 Settembre 1860. Tuttavia i rami inglesi, francesi e austriaci della famiglia si dissero, sembrerebbe, «non preparati» a supportare finanziariamente il Borbone deposto.

Conclusioni

Se c’è una cosa che ho capito da quando studio a fondo la storia di Napoli è che la politica, gli ideali, e tutto quello con cui noi comuni mortali abbiamo a che fare ogni giorno e che crediamo fermamente influenzi l’andare delle cose, c’entra invece poco con l’effettivo sviluppo degli avvenimenti. I «poteri forti», le massonerie,5 sotto forma di banche, economia, mass-media, governi, sono coloro che decidono tutto. E il loro potere è tale da poter condizionare la società globale. Il modo in cui fu fatta l’Italia, i 5 milioni di franchi-oro6 che furono raccolti anche grazie alle massonerie scozzesi, inglesi, francesi, canadesi, statunitensi, etc., ne sono sicuramente una prova.

Pertanto, quando qualcosa accade, bisognerebbe sempre chiedersi: perché? E nel caso degli eventi come quello di WikiLeaks, che sono su scala mondiale, questo «perché?» dovrebbe essere bello grosso. Solo pensando ai Rothschild, alla loro supposta appartenenza all’Ordine di Sion da generazioni, alla loro potenza e influenza in molte aree dei mass-media mondiali, il minimo che si possa pensare è la «Tel Aviv Connection».

Tuttavia, le conseguenze di tali eventi sembrano impossibili da prevedere per chi conduce una vita normale. Ci si limita ad avere un’opinione: «è giusto che i governi vengano messi a nudo» o «questi pazzi rischiano di scatenare un conflitto mondiale». Quello che non si sa, ma che potrebbe, nonostante tutto, corrispondere a verità, è che questi eventi potrebbero collocarsi in una serie di avvenimenti pianificati per provocare cambiamenti sostanziali nell’assetto dei poteri mondiali.

Del resto, è già successo quando si rimodellò l’Europa per l’era capitalistica a cavallo tra il XIX e il XX secolo.

  • 1  E prontamente mi arriva una segnalazione 5 minuti dopo la pubblicazione di quest’articolo; una notizia che ho quasi vergogna ad aver mancato. C’è in effetti del materiale che riguarda Napoli nei file WikiLeaks e ovviamente non poteva che riguardare l’emergenza rifiuti.
  • 2  Ce ne sono molti altri, ma mi piaceva la triade francese.
  • 3  È anche vero che l’intento originale della Giovine Italia, ovvero la repubblica, non vide poi la luce. Tuttavia la loro esistenza ha contribuito, tra manipolazioni varie, alla rovina dei popolo meridionali.
  • 4  Biografia di Cavour, I debiti dei Savoia.
  • 5  Ritornando ancora una volta sui Rothschild, è interessante leggere questa nota di Renzo Minari riguardo l’influenza della famiglia ebraica sulla politica Italiana. Interessante vedere il nome della Casaleggio Associati collegato alla massoneria, cosa che trova riscontro — con qualche link e spiegazione di più — anche qui.
  • 6  Gigi Di Fiore, Controstoria dell’Unità d’Italia, 2007.

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6 Responses to Uichilics

  1. Fabio A. 7 dicembre 2010 a 12:57 am #

    Direi che si è volato un po’ alto in quest’articolo, ma visto che era giusto per divertirsi, ci può anche stare.

    Wikileaks ha contatti con le maggiori testate mondiali, perché è suo obiettivo fornire ai giornali materiali “scottante” da pubblicare. Wikileaks concorda con i giornali tempi e modalità di pubblicazione, in modo che la notizia possa avere quanta più eco possibile ed in modo che professionisti dell’informazione possano, se lo ritengono opportuno, farsi carico di indagini giornalistiche.

    Wikileaks non nasce certamente oggi, esiste da svariati anni ed ha ottenuto numerosi successi. E’ stato usato anche in Italia, e per fatti riguardanti… Napoli: http://www.facebook.com/note.php?note_id=114612596266

  2. Vincenzo Russo 7 dicembre 2010 a 1:07 am #

    Tutto vero. E nonostante il taglio “cospirazionista” (eh sì, è stato proprio divertente) dell’articolo, non posso comunque rimanere sull’attenti, perché proprio l’informazione, oggi, è lo strumento di manipolazione più grande. Questo non vuol dire che i risultati pratici della cosa cambino di molto: sono convinto che molte informazioni rilasciate porteranno benefici (il file su Napoli è un esempio). Così come molte altre probabilmente non sortiranno alcun effetto. Ma nell’insieme, alcune di queste informazioni rilasciate potrebbero avere un fine ben specifico. Non sarebbe di certo una novità.

  3. Uto Uti 15 dicembre 2010 a 3:56 pm #

    I complotti massonici (senza una cazzo di prova…), i Rotschild e il solito piagnisteo del meridione prospero ridotto alla miseria dalla conquista sabauda. Ma mica sarà colpa dei “piemontesi” se non capite che NON si possono buttare divani e televisori insieme con le bucce delle patate no?

  4. Vincenzo Russo 15 dicembre 2010 a 4:35 pm #

    Complotti massonici a parte, che restano un divertimento, il resto è storia documentata. Ma del resto, non mi aspetto che gente come voialtri si documenti alla giusta maniera: senza il vostro piccolo mondo di illusioni, sareste come bimbi che perdono la mamma al luna park, quindi vi ci lascio ben aggrappati.

    Ciò detto, il piagnisteo è un’altra favola che vi siete inventati: dimenticate che il meridione ha visto 46 milioni di persone emigrate dal 1861 a oggi, e tutte hanno prodotto laddove sono arrivate, perché a quelle terre veniva data la possibilità. Rapporti economici dimostrano oggi che il “Nord” l’hanno praticamente costruito i meridionali. Ricerca dell’accademia nazionale del LINCEI guidata da Giuseppe De Meo, valuta in 3 milioni 300 mila miliardi di lire in 30 anni il contributo allo sviluppo del paese da parte dei meridionali trasferitisi al Nord. 5 volte il PIL del Nord.

    Tra l’altro ignorate (spesso non per colpa vostra) bellamente la vostra stessa storia, che vi permetterebbe di comprendere la questione meridionale appropriatamente. Prendo in prestito le parole di Salvemini: «… di fronte agli altri paesi dell’Impero Austriaco: l’Austria assorbiva imposte e le versava al di là delle Alpi; considerava il Lombardo-Veneto come il mercato delle industrie boeme; con un sistema doganale ferreamente protezionista, ne impediva lo sviluppo industriale. I Lombardi erano allora ritenuti fiacchi e privi di iniziativa, ed era ormai ammesso da tutti che il popolo lombardo era “nullo”. Cristina Belgiovoso pubblicava degli “Studi su la storia di Lombardia” nei quali cercava di spiegare “il difetto di energia dei Lombardi” e gli scrittori d’oltralpe spiegavano le condizioni arretrate di questi italiani con l’inferiorità della razza. Messa in condizioni favorevoli la Lombardia ha smentito questo cliché; lo stesso è del Mezzogiorno oggi di fronte all’Italia Settentrionale».

    Vi suggerisco di studiare piuttosto che parlare per luoghi comuni. Le vostre parole non mi tangono affatto, ma mi intristisce la vostra ignoranza (nel senso etimologico del termine, non quello offensivo).

  5. Maria 28 dicembre 2010 a 3:32 pm #

    Interessante analisi Vincenzo.
    Però non tratti così male i poveri cisalpini, hanno pur il diritto di sfogarsi, adesso che la realtà sta crollando loro addosso.
    Comunque vorrei sapere la fonte della citazione di Salvemini, su Google non mi dà risultati usando i periodi come chiave di ricerca. Sembra che egli si sia dimenticato di dire che la questione lombardo – veneta non è solo quella dello sfruttamento da parte dell’impero Austro – Ungarico, piuttosto che, senza i denari e la forza lavoro di napoletani e siciliani, la loro condizione di benessere se la sarebbero sognata. (Quindi il discorso sarebbe valido anche se fossero stati indipendenti, ma senza sfruttare le nostre terre).

    Maria.

  6. Vincenzo Russo 3 gennaio 2011 a 12:41 am #

    Ciao Maria, grazie per il commento.
    La citazione di Salvemini la trovi in Mezzogiorno e questione meridionale (1860-1980), di Francesco Barbagallo.